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  1. di Stefano Caliciuri Il piano programmatico anti-tabacco di Macron prosegue senza sosta. Da oggi, lunedì 20 agosto, scattano ulteriori rialzi del prezzo delle sigarette. Il prezzo medio del pacchetto da 20 è di 7,90 euro. Si va da un minimo di 7,60 euro ad un massimo di 9,30 euro. Circa la metà delle marche attualmente in commercio hanno un prezzo uguale o superiore ad 8 euro. Il governo ha fissato come obiettivo di raggiungere il prezzo di 10 euro a pacchetto entro il mese di novembre del 2020. La crescita del prezzo dobrebbe indurre i fumatori a ridurre il consumo di tabacco, se non addirittura a smettere di fumare. Nel mese di marzo scorso, quando entrò a regime il primo aumento, le vendite subirono un calo del 20 per cento. In Francia il prezzo delle sigarette è stabilito dal produttore e non dallo Stato come in Italia. Ma l’aumento delle tasse sul pacchetto può incidere sino all’80 per cento, di conseguenza lo Stato francese ha una importante voce sul prezzo finale. Gli introiti erariali derivanti dalla vendita di tabacco in Francia raggiungono i 14 miliardi di euro, di poco inferiori a quelli italiani che garantiscono circa un miliardo in più. Nei mesi scorsi Macron ha avviato un piano di reinserimento per i tabaccai che dovranno fare i conti con la crisi del tabacco, destinando loro un fondo di 100 milioni di euro per la riconversione in negozi di vicinato. Nel frattempo, è nata una catena di tabaccai che ha deciso di specializzare la propria offerta di vendita nei prodotti del vaping. L'articolo Lotta antitabacco, la Francia punta sul prezzo: pacchetto di sigarette a 9,3 euro sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  2. di Stefano Caliciuri La Commissione europea ha ottenuto una proroga di cinque anni delle sue competenze per attuare la direttiva sui prodotti del tabacco dell’UE (TPD), riservandosi il diritto di intervenire in futuro sugli aspetti normativi sulle sigarette elettroniche che non hanno ottenuto riscontri o necessitano di maggior chiarezza. In una relazione inviata al Parlamento europeo e al Consiglio, la Commissione ha potuto ottenere la proroga di cinque anni – quindi sino a maggio 2014 – così come previsto dall’articolo 27 della stessa Direttiva che obbliga le autorità sanitarie di Bruxelles a redigere un documento non più tardi di nove mesi prima della fine della delega di potere quinquennale. La naturale scadenza è il 19 maggio 2019. Secondo le disposizioni della TPD, infatti, la delega di potere può essere tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga fino a tre mesi prima della fine di ciascun periodo. La Commissione europea sino ad oggi ha utilizzato due poteri di revisione conferitigli dalla Direttiva che hanno riguardano misure sui prodotti del tabacco tradizionale. Non ha invece ancora messo mano su due aspetti che, probabilmente, presto potrebbero interessare le sigarette elettroniche: uno riguarda il potere di vietare alcuni particolari modelli di ecig e l’atro di adottare avvertenze sanitarie sulle etichette. Se il Parlamento europeo e il Consiglio non si oppongono alla proroga (qui il report in italiano), l’estensione dei poteri della Direzione Generale Salute sarà automaticamente rinnovata fino a maggio 2024. Ciò consentirà alla Commissione europea più tempo per monitorare l’evoluzione del settore e del mercato e prendere decisioni in merito ai prodotti del tabacco e alle sigarette elettroniche nel campo di applicazione della Tpd. L'articolo Sigarette elettroniche, proroga di cinque anni per la revisione della Direttiva tabacchi sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  3. di Stefano Caliciuri Stanno facendo molto rumore le conclusioni della relazione della commissione parlamentare scienza e tecnologia del parlamento britannico. Per la prima volta una importante istituzione si è espressa totalmente a sostegno della sigaretta elettronica, riconosciuto formalmente come il principale strumento di riduzione del danno. La prima grande azienda ad aver commentato pubblicamente la notizia è stata Fontem Ventures, la controllata di Imperial Brands specializzata nei prodotti del vaping. “Fontem Ventures – si legge nel comunicato diramato alla stampa – sostiene con tutto il cuore le raccomandazioni del comitato scientifico e tecnologico della Camera dei Comuni del Regno Unito per allentare le norme restrittive che ostacolano il settore dello svapo”. Una importante presa di posizione che potrebbe aprire spiragli inaspettati nella discussione politica e sanitaria internazionale. Sino ad oggi il mondo delle multinazionali del tabacco e quello delle aziende del vaping è sempre sembrato contrapporsi. Con la nota di Fontem Ventures invece si ha un importante riavvicinamento che potrebbe segnare anche una unità di intenti perlomeno nel breve periodo. Alleggerimento della normativa, detassazione e pubblicità legale potrebbero essere i capisaldi attorno cui costruire la nuova alleanza. “Le attuali normative che limitano la pubblicità dei prodotti del vaping – commenta Ross Parker, direttore della comunicazione di Fontem Ventures – hanno ostacolato i nostri progressi. Abbiamo a lungo sostenuto che le sigarette elettroniche sono un’alternativa meno dannosa per i fumatori adulti. Attualmente, il 40% dei fumatori britannici non ha nemmeno provato a svapare e l’adozione di un approccio più progressivo alla pubblicità migliorerebbe l’educazione sui benefici dello svapo. Queste restrizioni pubblicitarie rappresentano attualmente il principale ostacolo per i fumatori che sperimentano un’alternativa meno dannosa al tabacco combustibile. Nello scorso mese di giugno Fontem Ventures ha pubblicato una ricerca scientifica che dimostra che i livelli di tossicità nelle sigarette elettroniche sono ridotte fino al 99% rispetto al fumo di sigaretta. L'articolo Sigarette elettroniche, Fontem Ventures: “Divieto di pubblicità ostacola il progresso” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  4. di Pierluigi Mennitti Gran Bretagna – Dal parlamento una nuova spinta per le sigarette elettroniche Affinché le sigarette elettroniche possano davvero soppiantare il tabacco riducendo i casi di malattie e morti legate al fumo è necessaria una normativa più incisiva, che preveda anche il sostegno del sistema sanitario pubblico al vaping, fino alla fornitura gratuita delle ecig. Sono in estrema sintesi le conclusioni cui sono giunti i parlamentari della Commissione scienza e tecnologia britannica che hanno discusso la questione del futuro del vaping in vista della Brexit. Al tema, che potrebbe dar vita a un nuovo paradigma politico-scientifico sulla riduzione del danno, Sigmagazine ha dedicato un ampio approfondimento. Nuova Zelanda – Governo lancia campagna pro vaping per sconfiggere il fumo Vietare la vendita di sigarette tradizionali e favorire l’alternativa di quelle elettroniche. È lo slogan con cui il governo neozelandese intende raggiungere l’obiettivo di un paese senza fumatori entro il 2025. Lo riporta il Carthage Standard. Obiettivo ambizioso, forse fin troppo, ma che le autorità del paese intendono perseguire anche sulla scia dei buoni risultati ottenuti, ad esempio, in Gran Bretagna, dove l’ecig viene promossa a livello politico e sanitario per sconfiggere o ridurre i danni del tabagismo. Un sostegno convinto giunge dal mondo accademico e della salute pubblica, secondo cui per avvicinarsi o raggiungere lo scopo del progetto Smokefree 2025 il governo deve adottare strategie più aggressive come lo stop alla vendita di prodotti del tabacco e la promozione di alternative come il vaping e le sigarette elettroniche che supportino quei fumatori che non sono riusciti a smettere con i metodi finora esistenti. Francia – Proibire le sigarette? Le Parisien sfida il tabù Si è trattato più che altro di un divertissment giornalistico di mezza estate, eppure discutere seriamente su un quotidiano come Le Parisien, alla vigilia di ferragosto, di un futuro in cui sarà vietata la vendita del tabacco nel paese che su sigarette e pipe ha costruito cliché cinematografici e letterari, è un po’ come sfidare un tabù. Il giornale della capitale ha ripercorso la lunga lotta ventennale contro il fumo nei luoghi pubblici, che ha cambiato l’immagine romantica del fumo. Ancora oggi, ha proseguito Le Parisien, le sigarette tradizionali restano un importante oggetto sociale, ma non è impossibile immaginare un futuro in cui essa sarà del tutto bandita. Israele – Lo zig-zag della politica tra fumo e vaping Prosegue l’azione del mondo politico israeliano contro il tabacco e, seppur in tono minore, contro il vaping. Il parlamento discute una serie di misure proposte dal direttore del servizio sanitario pubblico, Itamar Grotto, volte principalmente a combattere il fumo passivo e che prevedono tra l’altro l’estensione delle aree in cui è proibito fumare e il divieto di pubblicità sui media dei prodotti del tabacco. Tra le misure suggerite, tuttavia, compare anche l’aumento delle tasse sulle sigarette elettroniche, una proposta che contraddice le buone intenzioni nella lotta al tabagismo e che perpetua la falsa e capziosa equiparazione fra smoking e vaping. Sud Africa – Allarme per il divieto di commercializzare prodotti di svapo Cresce l’allarme in Sud Africa per il progetto di legge sul controllo del tabacco in discussione nel mondo politico e che secondo molti critici porterà al divieto completo di commercializzazione dei prodotti di vaping nel più grande e sviluppato paese africano. Una legge criticata da media e organizzazioni anti-fumo e che rischia di sbarrare la strada a un’intero settore economico e al più efficace metodo di lotta al fumo. E questo in un paese e in un continente per molti versi in balìa delle strategie dei giganti del tabacco. Francia – Vendite in calo per le sigarette ma crescono quelle dei sigari Dati contrastanti sul versante del commercio di tabacco in Francia per il mese di luglio. Secondo quanto riportato dai media d’Oltralpe, rispetto allo stesso mese di un anno fa sono calate le vendite di sigarette, mentre sono aumentate quelle dei sigari. In dettaglio, la diminuzione del commercio di sigarette è del 2,4% rispetto a luglio 2017 (quasi 4 miliardi di sigarette singole) mentre l’aumento del consumo di sigari e di tabacco da masticare è stato del 7,2 e del 9%. Per quanto riguarda le sigarette si tratta del minimo storico, le stime sui secondo trimestri del 2018 e del 2017 indicano che quasi un milione di persone ha abbandonato la sigaretta. Gli esperti ritengono che il forte impulso negli ultimi tempi sia dovuto al deciso aumento del costo dei pacchetti voluto dal governo: un fattore di dissuasione più forte di quanto si potesse prevedere. Germania – Associazione medici rinnova proposta divieto pubblicità tabacco Nuova proposta dell’associazione dei medici tedeschi al governo di Angela Merkel per l’adozione di un divieto generale e totale di pubblicità di prodotti del tabacco. È lo stesso appello che l’associazione aveva lanciato lo scorso anno, in occasione del 120esimo congresso. La circostanza che i medici abbiano sentito il dovere di replicare per filo e per segno la stessa proposta suona piuttosto come una denuncia: nonostante i ripetuti buoni propositi del governo nulla si è mosso su questo versante. Per il futuro ci sono poche scuse: il governo, seppur nuovo rispetto allo scorso anno dopo le elezioni del settembre 2017, è composto dagli stessi partiti, basterebbe dunque mettere in pratica i famosi buoni propositi. Secondo i medici, il divieto di pubblicità sarebbe di grande aiuto nella lotta al tabagismo. Repubblica Ceca – Nel 2018 calano gli introiti fiscali da prodotti del tabacco Nei primi sette mesi del 2018, gli introiti fiscali provenienti dalla vendita di prodotti del tabacco sono diminuite di 13,2 milioni di euro (340 milioni in corone ceche) rispetto allo stesso periodo del 2017. E questo nonostante la continua crescita dell’economia ceca, che ormai da anni fa registrare numeri in positivo del Pil nazionale. Lo ha reso noto il ministero delle Finanze di Praga, spiegando che la ragione principale è presumibilmente da ricercare nell’entrata in vigore della legge anti-tabacco, che ha proibito il fumo in ristoranti, bar e caffé e nell’utilizzazione di sigarette elettroniche o di riscaldatori di tabacco, questi ultimi esclusi dalla tassazione. Per il 2018, il ministero stima introiti fiscali pari a 2,1 miliardi di euro (oltre 55 miliardi di corone ceche) dalla vendita di prodotti del tabacco. Usa – Bloomberg stanzia 20 milioni di dollari contro le multinazionali del tabacco Tre organizzazioni internazionali gestiranno insieme i 20 milioni di dollari destinati dal miliardario statunitense ed ex sindaco di New York Michael Bloomberg per la nuova ong Stop, incaricata di denunciare e combattere le pratiche ingannevoli delle multinazionali del tabacco. Una battaglia contro il fumo e i danni che provoca alla salute coordinata dall’Università di Bath in Gran Bretagna, dal Centro mondiale per il buon governo nella lotta anti-tabacco che ha sede in Thailandia e dall’Unione internazionale contro la tubercolosi e le malattie respiratorie che ha sede a Parigi. Le tre organizzazioni studieranno le strategie messe in campo dai giganti del tabacco e diffonderanno, attraverso il marchio Stop, campagne di contro-informazione a livello mondiale al servizio dei consumatori ma anche di quegli Stati e istituzioni pubbliche che vorranno seguire l’appello lanciato dall’Organizzazione mondiale per la salute, secondo cui “le industrie del tabacco costituiscono il maggior ostacolo alla lotta al tabagismo, al cancro e alle malattie cardiovascolari”. Gran Bretagna/Giappone – Japan Tobacco lancia una nuova ecig sul mercato britannico Una nuova sigaretta elettronica in rampa di lancio. Si tratta della Logic Compact, promossa dal colosso del tabacco Japan Tobacco e che la prossima settimana arriverà sul mercato britannico, il primo banco di prova in Europa. Secondo le informazioni trapelate dalla stampa di settore inglese, il nuovo prodotto di JT dovrebbe fare concorrenza alla famosa myblu o alla Juul, l’ecig americana anch’essa prossima allo sbarco in Gran Bretagna. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 12 al 18 agosto sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  5. di Stefano Caliciuri Meno regole, maggiore diffusione e sostegno soprattutto da parte del sistema sanitario nazionale che dovrebbe fornire gratuitamente le sigarette elettroniche. Soltanto in questo modo le sigarette elettroniche possono soppiantare il tabacco e ridurre drasticamente il numero di malattie e decessi fumo-correlati. Sono in estrema sintesi le conclusioni a cui sono arrivati i parlamentari britannici della Commissione scienza e tecnologia chiamata ad esprimersi al termine di una lunga serie di audizioni sul futuro del vaping. Ricordiamo che nei mesi scorsi, la commissione ha reputato opportuno chiamare in audizione il professor Riccardo Polosa al fine di conoscere le evidenze scientifiche relative la riduzione del danno. I lavori conclusivi della Commissione britannica sono un importante passo in avanti nell’ambito della discussione politica e scientifica che ruota attorno i prodotti del vaping. E, come sempre è successo negli ultimi anni, è il Regno Unito a farsi da apripista alle teorie più innovative e progressiste. Secondo la relazione finale della Commissione, “lo svapo è molto meno dannoso delle normali sigarette e le sigarette elettroniche dovrebbero essere rese disponibili su prescrizione per aiutare più persone a smettere di fumare”. Ma, come se non bastasse, ha anche aggiunto: “Non ci sono prove che le sigarette elettroniche siano un accesso al fumo per i giovani”. Una tesi che smentisce quanto più volte ripetuto dalle istituzioni sanitarie italiane, facendosi da megafono delle posizioni dell’Oms. Il Regno Unito, invece, per rendersi conto di quanto le sigarette elettroniche potrebbero incidere sulla vita dei propri cittadini, ha voluto approfondire in modo autonomo la questione in seno ad una apposita Commissione parlamentare. Gli esiti, per chi osserva da lontano, sono inaspettati ed invidiabili. Ad esempio, tra le conclusioni, la Commissione ha affermato che è “inaccettabile che un terzo dei Centri per la salute mentale inglesi aveva vietato le sigarette elettroniche all’interno dei loro locali”, quando “il rischio per la salute derivante dai vapori di sigaretta elettronica è assolutamente trascurabile”. I parlamentari hanno chiesto, in particolare: maggiore libertà per l’industria di pubblicizzare le sigarette elettroniche; attenuazione delle normative e delle tasse sulle sigarette elettroniche per riflettere i relativi benefici per la salute; una revisione annuale degli effetti sulla salute delle sigarette elettroniche e dei prodotti non bruciati; dibattiti pubblici di approfondimento sulla riduzione del danno e sulla sigaretta elettronica; possibilità di prescrivere la sigaretta elettronica come ausilio medicale; un ripensamento sui limiti di concentrazione nicotinica e capacità flaconi di ricarica; legalizzazione dello snus, prodotto del tabacco da masticare illegale nell’Unione europea ad eccezione della Svezia. Secondo gli ultimi dati, le persone che nel Regno Unito utilizzano le sigarette elettroniche sono 2,9 milioni. Tra questi circa mezzo milioni le stanno usando per smettere di fumare. Ogni anno decine di migliaia di britannici riescono a smettere di fumare grazie alla sigaretta elettronica. L'articolo Pubblicità legale e alleggerimento Tpd: la svolta britannica sulla sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  6. di Stefano Caliciuri È di gran lunga il più vasto sondaggio mai realizzato sull’uso della sigaretta elettronica in termini di dimensioni del campione, con quasi 70mila partecipanti. Il merito è del professor Konstantinos Farsalinos che ha prima aggregato e poi analizzati tutti i risultati emersi dal sondaggio che ha coinvolto tutti i Paesi degli Stati Uniti. I risultati principali dello studio hanno evidenziato che gli aromi non di tabacco, in particolare i gusti di frutta e di dessert sono le scelte prevalenti degli utenti statunitensi di sigarette elettroniche che hanno partecipato a questo studio. Sono particolarmente popolari non solo tra i consumatori di lunga data ma anche durante il periodo di inizio dell’uso di sigarette elettroniche. Come spiega lo stesso Farsalinos, “Questi sapori sono molto popolari tra gli ex fumatori che utilizzavano sigarette elettroniche al momento della cessazione del fumo”. Gli aromi di tabacco sono generalmente utilizzati da una minoranza dei partecipanti allo studio e la loro prevalenza nell’uso è diminuita sostanzialmente nel tempo. I risultati dello studio sono stati inviati alla Food and Drugs Administration al fine di tenerne conto in occasione della prossima regolamentazione del vaping affinché non sia eccessivamente restrittiva propri nei confronti degli aromi non tabaccosi. Uno dei principali limiti dello studio è rappresentato dal campione non rappresentativo della popolazione adulta generale negli Stati Uniti. “Mentre i sapori – commenta Farsalinos – sembrano avere un ruolo importante nel loro tentativo di smettere di fumare, va detto che altre caratteristiche, come l’uso più diffuso di dispositivi avanzati di sigarette elettroniche rispetto alle ciga-like, possono anche contribuire a un tentativo di smettere con successo. In conclusione, questo studio ha identificato l’importanza degli aromi non legati al tabacco nell’iniziazione all’uso e all’uso prolungato di sigarette elettroniche e il loro contributo a smettere di fumare e prevenire le ricadute”. La ricerca integrale è stata consegnata alla Fda nei giorni scorsi ed è consultabile in lingua inglese. L'articolo Sigarette elettroniche, per smettere di fumare statunitensi scelgono liquidi alla frutta sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  7. di Stefano Caliciuri Quasi 200mila prodotti del vaping sono stati notificati con successo al portale europeo Eu-Ceg. Per la precisione, sono 185.635 i prodotti sul mercato in linea con la Tpd. Aggiungendo tutti quelli che non necessitano di notifica (accessori, aromi e componenti singole) il numero supera il milione. Le cifre sono aggiornate al mese di luglio. Negli ultimi dodici mesi ci sono state 42mila nuove registrazioni, provenienti da circa 1500 aziende di tutti gli Stati membri. Da quando esiste il portale sono stati invece 39.939 prodotti del tabacco, diecimila soltanto nell’ultimo anno. Un chiaro segnale di come il mercato del vaping stia rapidamento prendendo possesso del territorio europeo: i prodotti del vaping rappresentano infatti l’80 per cento delle notifiche totali immesse nel portale. Interessante anche il dato delle richieste non andate a buon fine: circa l’85 per cento dei prodotti ha ricevuto il niet da parte dell’Unione europea. Su 1,3 milioni di richieste, soltanto poco meno di 200mila hanno ottenuto il via libera. Dopo un periodo di transizione per consentire agli Stati di recepire la direttiva, ora la Tpd è pienamente operativa ovunque. Durante l’incontro, le autorità hanno anche messo sul tavolo ciò che i funzionari dell’UE hanno definito “problemi emergenti” nell’industria delle sigarette elettroniche. Sotto i riflettori, gli aromi da diluire con prodotti a base di nicotina (meglio conosciuti come “mix and vape”) e i liquidi contenenti Cbd. Le autorità di Bruxelles stanno avviando i monitoraggi e gli approfondimenti necessari in previsione della nuova revisione della Tpd prevista per il 2021. L'articolo Sigarette elettroniche, in commercio quasi 200mila prodotti in regola Tpd sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  8. di Stefano Caliciuri Obs propone un nuovo kit in stile vape-pen. Si chiama Draco e in Italia sarà distribuito a partire dalla prima settimana di settembre. La batteria ha una capacità da 3mila mAh e a piena carica eroga 80 watt. L’atomizzatore in dotazione è il Draco Tank: 24 millimetri di diametro e capacità di 2 millilitri estendibili a 3,5. Le coil contenute nella confezione sono proposte in due varianti: a mesh da 0.2 ohm; tradizionali con filo da 0.3 ohm. Entrambe sono utilizzabili in un range compreso tra gli 80 e i 30 watt. Il tasto Fire occupa la parte centrale del corpo batteria illuminato da un led che cambia colore a seconda della carica rimanente. La ricarica del liquido avviene dall’alto, ruotando leggermente la parte superiore del cup, mentre il canale dell’aria sono nella parte inferiore. Disponibile in due colori: argentata oppure nera, enrambe le versioni presentano il tank bordato di azzurro. Draco Kit è particolarmente indicato per i consumatori che vogliono vogliono provare una prima esperienza con il tiro da polmone. Draco Kit si inserisce nel primo gradino dei prodotti cosiddetti high level. L'articolo Draco Kit di Obs, la vape-pen per il primo step da polmone sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  9. (tratto dalla rivista bimestrale Sigmagazine #9) di Simone Schifeo Lo svapo negli ultimi tempi sembra subire un’inversione di tendenza. Dopo essere stati bombardati in modo esponenziale da marketing, video, prodotti e liquidi votati alla produzione di vapore più alta possibile, la corsa ai watt, sempre più alti e resistenze sul filo del corto, ora sembra essere arrivati al giro di boa. Complice anche la tassazione sui liquidi, sempre più gente si riappassiona al tiro di guancia, rispolverando vecchio hardware o comprandone di nuovo, visto che tanti produttori, sia a livello artigianale che industriale, immettono nel mercato prodotti Mtl (mouth to lung). Certamente uno non esclude l’altro. C’è una fetta d’utenza al quale è adatto il tiro di polmoni, basti pensare al ragazzo che magari non ha alle spalle una lunga “carriera” da fumatore al quale sicuramente passando all’elettronico non mancherà la gestualità o il tipo di tiro della sigaretta. Un vaporizzatore Mtl si pone, infatti, come obbiettivo quello di sostituire una vera e propria sigaretta: il tiro di guancia è per tutti gli ex fumatori o aspiranti tali il primo approccio al mondo della vaporizzazione. Alcuni ex-fumatori passati alla sigaretta elettronica apprezzano la possibilità di godere appieno del gusto dei propri tabacchi preferiti (siano essi blend, parola che definisce la miscela, intesa come composizione degli elementi, mixture, ossia tagli del tabacco differenti in un unico miscuglio oppure una qualità di tabacco in purezza), senza essere legati alla combustione che, oltre a contaminare con la sua costante nota di bruciato il sapore, rende tutto meno salutare per l’organismo. La comodità e la bellezza di poter vaporizzare un liquido al tabacco è proprio questa: godere appieno del gusto di ogni qualità di tabacco presente sul mercato del fumo elettronico, rendendolo comodo ed alla portata di tutti. Chiunque nella sua vita abbia usato pipe o fumato dei sigari conosce bene i limiti che questo tipo di oggetti comportano. È impensabile portare fuori una pipa mettendola in tasca, questi supporti vanno fatti raffreddare dopo l’uso per evitare rotture e problemi di sorta. Inoltre il fumo emanato ha un odore forte e sgradevole per terzi, oltre ad essere dannoso sia per il fumatore che per quelli nelle immediate vicinanze. Il fumo elettronico sopperisce a questi difetti. Portando semplicemente con sé il vaporizzatore personale si può godere in qualsiasi momento del gusto del proprio tabacco preferito, senza essere condizionati dal tabacco presente nel fornello o dal sigaro che se poi spento a metà continuerà comunque ad emanare odore, nei limiti del rispetto della legge vigente (che vieta l’uso dei device per la vaporizzazione in luoghi chiusi, scuole e ospedali, mentre lascia alla discrezione di gestori ed esercenti porre il divieto di svapare nei locali pubblici, luoghi di lavoro, treni ed aerei). Questo garantisce notevoli vantaggi a chi decide di vaporizzare il tabacco: comodità ed immediatezza d’uso, nessun problema di fumo passivo e di odori troppo forti per chi si trova nelle vicinanze e la possibilità di godere di tutte le note aromatiche sprigionate dalla foglia del tabacco, senza le contaminazioni provenienti dalla combustione. Il mercato dell’elettronico viene incontro all’utente. Dopo un periodo di assenza di uscita da parte delle grandi aziende di prodotti cosiddetti da guancia e, per contro, l’uscita quasi quotidiana di prodotti da cloud o flavour chasing – complice un marketing tutto americano che ci ha abituato a produzioni di vapore sempre più importanti, atomizzatori con testine con valori ohmici sempre più bassi, liquidi con sempre più alti contenuti di VG e fili da rigenerazioni sempre più grossi e complessi – sembra esserci un’inversione di tendenza. Nei cataloghi delle aziende orientali, che sono le prime in quanto a vendita e produzione di hardware da svapo, si registrano sempre più uscite quasi quotidiana di questo genere di prodotti con la sigla Mtl accantoal nome che indirizzano il mercato verso quello che potremmo benissimo definire lo “Slow Vape” 2.0. Non c’è una regola che impone che solo gli aromi a base di tabacco vadano svapati di guancia, è una cosa che si fa solitamente perché il tipo di tiro stretto, cioè con airflow che partono dagli 0.8mm ai 1.5 (solitamente, non è una regola assoluta) ricorda molto l’aaspirazione di una sigaretta tradizionale. Ma anche in questo lo svapo non pone limiti se non quelli gusto personale, si potrà godere a pieno del tiro Mtl anche con liquidi al sapore di frutta o di dolci da pasticceria. Bisogna però cercare sempre di tenere la composizione dei liquidi ad un rapporto di 50/50, intese come percentuali di PG e VG presenti nella base: questa è quasi una regola nei tank dove i fori per l’irrorazione delle resistenze o delle testine sono molto stretti e liquidi con maggiore presenza di glicerina potrebbero avere delle difficoltà ad alimentare a dovere il sistema, cosa che invece si può fare usando gli Rda, che siano essi dripper, cioè con l’alimentazione dall’alto, o bottom feeder. A livello pratico, lo svapo di guancia presenta ulteriori vantaggi. Sicuramente la comodità di hardware più compatti di quelli Dl (direct lung), che consentono di superare la giornata con una cella 18650, senza il bisogno di portare altre batterie in tasca o in borsa e senza dover usare device a più celle. Vi è inoltre un minore consumo di liquido, che è un fattore da prendere in considerazione date le nuove tassazioni che portano ad un prezzo quasi proibitivo i liquidi da vaporizzazione. Svapando di guancia per l’intera giornata i consumi effettivi raramente superano i 10ml quotidiani, mentre con lo svapo di polmone una boccetta da 10ml può durare davvero poco, a volte un paio d’ore. Il sistema consente anche maggiore discrezione, visto produce nuvole di vapore meno dense e ingenti, un sicuro vantaggio in tutte le situazioni in cui fare molto vapore potrebbe arrecare disturbo al vicino, per esempio sul posto di lavoro, al tavolino di un bar o di un ristorante, ma anche in casa, specialmente nei mesi invernali quando difficilmente ci sono le finestre aperte che permettono al vapore di disperdersi più velocemente. L'articolo Sigarette elettroniche, quel sottile piacere del tiro di guancia sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  10. di Stefano Caliciuri Gli Stati Uniti aprono alla sigaretta elettronica. Lo ha annunciato pubblicamente Scott Gottlieb, commissario della Fda, in un articolo firmato a quattro mani con il professor Mitch Zeller. Il prossimo piano della salute statunitense punterà alla riduzione del danno e di conseguenza sarà mirato allo sviluppo e al sostegno soprattutto delle sigarette elettroniche. Di particolare importanze le parole a sostegno di questa nuova politica. “Il motivo principale per cui le persone continuano a fumare sigarette – nonostante i pericoli – è la nicotina. Il nostro piano riconosce che la nicotina non è direttamente responsabile alla mortalità, ma crea e sostiene la dipendenza dalle sigarette. È lo strumento di somministrazione della nicotina ad essere direttamente collegato ai pericoli del prodotto. Ecco perché il nostro piano si concentra sulla minimizzazione della dipendenza dai prodotti più dannosi incoraggiando al contempo l’innovazione in quei prodotti che potrebbero fornire ai fumatori adulti l’accesso alla nicotina senza le conseguenze dannose della combustione e delle sigarette“. La Food and Drugs Administration ha già diramato alcune linee guida da applicare ai prodotti del tabacco, tra cui il divieto di aromatizzare le sigarette con il mentolo. Ora la nuova sfida vuole affrontare la questione delle sigarette elettroniche che, negli ultimi mesi, negli Stati Uniti equivale a dire Juul, ovvero una mini pod che sta letteralmente spopolando tra i giovanissimi. La Fda vuole scrivere regole condivise con i produttori e negozianti affinché le sigarette elettroniche tornino ad essere lo strumento per smettere di fumare, rivolte essenzialmente alla popolazione fumatrice. Si era ipotizzato anche di vietare i gusti che possano attirare l’attenzione dei giovani, come la fragola o il cioccolato, ma si è dimostrato poi che questi stessi aromi servono anche agli adulti. Il concetto dominante, quindi, è la responsabilità di chi immette sul mercato. La Fda vuole quindi conoscere in anticipo i prodotti da commercializzare e soprattutto li vuole in sicurezza. Anche negli Usa potrebbe perciò essere applicata una sorta di Tpd a stelle e strisce. Ma non è tutto rose e fiori. Se da un lato si apre al commercio, dall’altro si stringono le maglie dei controlli e della tolleranza. “Stiamo esaminando – commenta Scott Gottlieb – i modi in cui la FDA può agire in modo ancora più efficiente quando veniamo a conoscenza di violazioni che riguardano l’uso dei giovani di sigarette elettroniche, come il marketing di prodotti illeciti. Dobbiamo essere più veloci e più agili quando identifichiamo nuovi rischi. Siamo anche venuti a conoscenza delle segnalazioni secondo cui alcune società potrebbero commercializzare nuovi prodotti introdotti dopo il periodo di conformità della FDA e che non sono stati esaminati prima del mercato. Le aziende dovrebbero sapere che la FDA sta osservando e prenderà provvedimenti rapidi laddove appropriato”. L'articolo Sigarette elettroniche, Stati Uniti avviano New Deal: “È riduzione del danno” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  11. di Pierluigi Mennitti Usa – Obamavaping! Destra o sinistra, repubblicani o democratici, le giovani leve dei presidenti americani legano la loro immagine all’innovativo settore del vaping. Dopo la figlia dell’attuale numero uno della Casa Bianca Ivana Trump, che pubblicizzò le virtù dello svapo durante la visita a un centro di ricerca, ora è stata una delle figlie del suo predecessore, Malia Obama, ad essere fotografata con una sigaretta elettronica per le strade centrali di Londra, dove si trovava in vacanza con un suo amico. E data l’aurea di charme che ha sempre accompagnato le gesta mondane della famiglia Obama, c’è da giurare che questo scatto darà un forte impulso all’immagine positiva e moderna dell’ecig. Gran Bretagna – Vape o juuling, questo è il dilemma Nel 2014 il leggendario dizionario di Oxford scelse come parola dell’anno “vape”, per rimarcare la prepotente ascesa sul mercato della sigaretta elettronica. Ora nella lingua inglese si va imponendo un’altra parola, sempre legata al vaping, anche se arriva dall’America: juuling. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana, recensendo un lungo reportage del quotidiano francese Les Echos sull’avvento del verbo juulare nel gergo giovanile Usa, una testimonianza del successo dell’ecig che assomiglia a una chiavetta Ubs inventato da Juul Labs. Ora per gli esperti del dizionario britannico si apre il dilemma se decretare anche linguisticamente un successo a una parola proveniente d’Oltreoceano. Israele – Niente Juul, siamo israeliani: governo verso il divieto di commercializzazione Il successo della Juul si ferma a Gerusalemme. Il Ministero della salute israeliano ha infatti deciso di proporre il divieto assoluto di commercializzazione della popolare sigaretta elettronica nel proprio Paese. Lo hanno dichiarato funzionari dello stesso ministero durante la settimana. La decisione delle autorità politiche si basa su un’approvazione finale adottata dalla procura generale israeliana. Usa – Sigarette elettroniche: prezzi giù, vendite su. Appunti per una buona politica per la salute È una vecchia regola del commercio: se i prezzi scendono, le vendite aumentano. Non vale sempre, dipende dal prodotto. Ma per quanto riguarda la sigaretta elettronica e i prodotti per il vaping la regola è più che valida. Lo ha confermato uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori americani che ha analizzato il trend incrociato dei prezzi e delle vendite dei prodotti di svapo dalla loro comparsa sul mercato sino ad oggi. Appunti utili per i legislatori che volessero adottare politiche sanitarie anti-fumo efficaci, favorendo la sigaretta elettronica come strumento principale sia nell’ottica della riduzione del danno che nell’azione per smettere di fumare. Giappone – Japan Tobacco investe nel vaping per bilanciare il declino dei fumatori Il colosso Japan Tobacco ha visto al ribasso le stime annuali di crescita per il 2018. In un comunicato, l’azienda ha annunciato che parte della diminuzione è dovuta, tuttavia, a una scelta strategica: quella di aver operato acquisizioni e investimenti non preventivati nel settore della sigaretta elettronica con l’obiettivo di compensare il declino del numero di fumatori. I costi degli investimenti odierni nel settore del vaping bilanceranno in futuro le perdite certe che arriveranno dalla vendita di sigarette e altri prodotti legati al tabacco. Cina – Autorità del tabacco chiede regole per la sigaretta elettronica In un continente asiatico generalmente ostile al mondo del vaping Pechino si ritaglia sempre un posto al sole. L’autorità che regola il settore del tabacco in Cina ha infatti lanciato un appello al mondo politico affinché si adoperi per un controllo globale sulla sigaretta elettronica, a suo avviso un’alternativa alla sigaretta tradizionale che opera attualmente all’interno di una zona grigia della legge. È semplice ribattere come, in un Paese dove l’ecig è fuori dal cono d’ombra di una regolamentazione grigia tipo la Gran Bretagna, le politiche pubbliche siano favorevoli e non ostili al vaping. L’atto di accusa è piombato nel mezzo del dibattito nazionale sull’introduzione del divieto di fumo in luoghi pubblici: un passaggio che sarebbe davvero storico in un Paese dalla grande e lunga tradizione di fumatori come la Cina. Spagna/Portogallo/Italia – Allarme per stime di aumento tumori ai polmoni per le donne Allarme per le donne: entro il 2030 si rischia un forte aumento dei casi di cancro ai polmoni, stimato attorno al 43%, specialmente in Europa occidentale e Oceania. È il risultato di una ricerca congiunta compiuta dai ricercatori delle università di Porto, Milano e della Catalogna in Spagna, e il fumo è naturalmente una delle cause principali. Al contrario, secondo tale ricerca saranno in diminuzione i casi di cancro al seno. Efficaci politiche anti-fumo e di riduzione del rischio potranno attenuare scenari così drammatici. Usa – Azione bipartisan contro gli aromi nei liquidi delle ecig Due senatori americani, il democratico Dick Durbin dell’Illinois e la repubblicana Lisa Murowski dell’Arkansas, hanno deciso di presentare una legge che intende regolamentare gli aromi nei liquidi utilizzati per le sigarette elettroniche e vietare del tutto quelli utilizzati per i sigari tradizionali. Lo riferiscono diversi media statunitensi. Secondo gli osservatori politici, tale legge potrebbe costituire un primo passo verso il tentativo di tenere alla larga i più giovani dalla sigaretta elettronica, ma allo stesso tempo è un’iniziativa che difficilmente farà strada in Congresso, con l’approssimarsi delle cosiddette elezioni di medio termine. Hong Kong – Il fumo passivo pregiudica l’allattamento materno Secondo uno studio realizzato ad Hong Kong, le madri esposte al fumo passivo allattano meno rispetto a quelle che non lo sono. Lo studio conferma il fatto che il corpo delle donne sia più sensibile di quello dell’uomo al fumo. Commentando la ricerca nell’ex colonia britannica, Marie Tarrant, direttrice della scuola di scienze infermieristiche dell’Università della British Columbia a Vancouver ha aggiunto che “più fumatori circondano la madre in casa, più breve è risultato il periodo di allattamento”. Il consiglio dei ricercatori è che, siccome l’allattamento materno ha benefici talmente riconosciuti per il bambino rispetto a quello artificiale, la donna dovrebbe in tutti modi preservare se stessa e il suo bebè dal fumo passivo. Usa – Trump verso l’imposizione di dazi su prodotti legati al vaping fabbricati in Cina Nell’azione protezionistica intrapresa dall’Amministrazione Trump dovrebbero rientrare anche prodotti legati al mondo del vaping fabbricati in Cina. Già da un paio di mesi l’Ufficio di rappresentanza americana del commercio (USTR) è stato incaricato di individuare diritti di dogana del 25% su circa 50 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina riguardanti “prodotti industriali di rilevanza strategica”. Dopo quello con l’Ue, Trump ha avviato un confronto commerciale con la Cina, con l’obiettivo di riequilibrare il disavanzo Usa verso l’estero. Un conflitto che rischia di sfociare in una vera e propria guerra. Bangladesh – La mano di Japan Tobacco sul produttore locale Akij Group Di fronte al calo (in alcuni casi un vero e proprio crollo) del numero dei fumatori nei paesi sviluppati, le strategie di risposta delle multinazionali del tabacco non si fermano all’ingresso nel mercato della sigaretta elettronica (con tanto di dichiarazioni di pentimento obiettivamente poco credibili) ma si spingono cinicamente al potenziamento del commercio di tabacco nei paesi emergenti, vere e proprie vittime di una nuova emergenza fumo. Così la Japan Tobacco (terzo colosso dopo Philip Morris e British American Tobacco è sul punto di acquisire il produttore nazionale del Bangladesh Akij Group. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 5 all’11 agosto sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  12. (tratto dalla rivista bimetrale Sigmagazine #9) di Stefano Caldarone Ritorna l’estate, e con il caldo ritornano in auge i freschi liquidi mentolati. Ma conviene subito fare due importanti precisazioni. La prima è che i liquidi mentolati non si consumano solo d’estate: esiste un’ampia fetta di vapers che apprezzano questi liquidi tutto l’anno, in quanto sono ottimi per “resettare” le papille e garantire una percezione aromatica costante nel tempo anche in caso di svapo compulsivo e prolungato. In secondo luogo, si deve considerare che dalla scorsa estate è passato un anno, e un anno è un arco di tempo molto lungo nel mondo del vaping: negli ultimi dodici mesi, nel campo dei liquidi mentolati, si sono succedute molte novità, molte delle quali si sono concentrate negli ultimi 3-4 mesi. È importante chiarire subito che la categoria dei “liquidi mentolati” è veramente ampia e include prodotti che spesso hanno target di riferimento differenziati e non sempre sovrapponibili. Rientrano infatti in questa categoria liquidi caratterizzati da una componente fresca molto variabile, da una leggera componente di menta vagamente rinfrescante ad una consistente componente glaciale che raggela le vie aeree. Fino a qualche anno fa, gli unici liquidi e aromi mentolati erano quelli aromatizzati con una o più delle “tre mente”: menta verde (più aromatica e dolce, ma meno fresca), menta piperita (più pungente e fresca) e mentolo (più amaro e decisamente freddo). Più che di liquidi mentolati, si parlava allora di liquidi “balsamici”, essendo questi generalmente composti da un mix di mente, con eventuale aggiunta di ulteriori componenti balsamici come eucaliptolo, anice e liquirizia. A parte alcuni estimatori che apprezzavano i liquidi balsamici in sé, spesso questi liquidi venivano utilizzati per brevi periodi allo scopo di “resettare” le papille gustative, affaticate da aromatizzazioni troppo dolci o da hardware che cominciavano a mostrare la propria insufficienza di fronte all’evoluzione degli stili di svapo, come gli atomizzatori da guancia che – agli albori dello svapo di polmone – richiedevano uno sforzo eccessivo per ottenere un tipo di tiro più arioso. In occasione del Vapitaly 2016 molti vapers italiani scoprirono quello che fino a quel momento era un prodotto di nicchia: i liquidi malesi (subito ribattezzati erroneamente “malesiani” per assonanza con il termine inglese “malaysian”). I liquidi malesi erano, e sono tuttora, caratterizzati da una struttura aromatica piuttosto semplice che li accomuna un po’ tutti: una componente fruttata molto definita e intensa, una generosa dose di sweetener (dolcificante sintetico privo di zuccheri) e una componente glaciale ben più intensa di tutto ciò che fino a quel momento si era affacciato sul mercato europeo. Perfino il noto liquido inglese al mentolo-eucaliptolo, fino a quel momento il mix più balsamico e potente in circolazione, veniva messo in ombra dai liquidi malesi, che risultavano ancora più freddi e più gradevoli, grazie alla dolcissima componente fruttata. In Europa, a parte pochi precursori che nel 2016 erano già presenti sul mercato con fruttati mentolati/balsamici dal gusto intenso (tra cui spicca una pietra miliare del vaping, un noto liquido inglese dal colore amaranto al gusto di frutti rossi, pesantemente mentolato), non esisteva niente di simile ai liquidi malesi; perciò, fin dal loro debutto al Vapitaly, i liquidi malesi ebbero immediato successo, non solo per la loro caratteristica nota glaciale, ma anche perché spesso la componente fruttata era ottenuta con molecole aromatiche di ottima qualità organolettica, che includevano anche sapori infrequenti nel panorama nostrano (guava, essenza di rose, starfruit, ecc.) abbinati con un gusto che al nostro palato risultava esotico e piacevolmente alieno. Il pubblico ha decretato il successo dei liquidi malesi anche per ragioni legate all’hardware; mentre i precedenti liquidi balsamici si svapavano tipicamente di guancia, anche su hardware entry-level a testine, i malesi vanno svapati di polmone, su atom ariosi e a potenze anche elevate; e richiedono l’utilizzo di atom rigenerabili, in quanto l’elevata aromatizzazione tende ad incrostare le coil in breve tempo. La passione per lo svapo di polmone (ed il relativo hardware), che nel 2016-2017 aveva raggiunto il suo apice, contribuì immediatamente a creare un forte feeling verso i liquidi malesi. Però, un anno dopo l’exploit iniziale, questi liquidi furono temporaneamente messi fuori mercato dall’avvento della Tpd (che entrò in vigore durante il Vapitaly 2017). I produttori europei hanno avuto quindi molti mesi in cui avrebbero potuto realizzare prodotti simili a quelli malesi, in modo da soddisfare la relativa domanda senza dover subire la concorrenza estera; ma c’è stato un evidente ritardo nella reazione delle aziende. I Paesi più reattivi sono stati Germania e Francia (sdoganando peraltro il fantasioso termine “malesiano”, con cui ora si indicano tutti i liquidi di “scuola malese”, anche se di produzione europea); a seguire, anche l’Italia si è lanciata in questo interessante settore di mercato. Alcune aziende italiane si sono distinte dalle concorrenti europee e malesi, scegliendo di adottare per i propri liquidi un livello di “freddezza” moderato, talvolta non più intenso di una generica sensazione di freschezza, invece che sperimentare bouquet intensi e glaciali come quelli orientali; ma, per la fortuna degli appassionati di liquidi malesi, ci sono alcune pregevoli eccezioni, che coniugano il gusto esplosivo dei prodotti orientali con l’eccellente qualità delle produzioni italiane. Esistono infatti oggi, sul mercato, liquidi italiani di chiara “scuola malese”, caratterizzati da bouquet intensi, dolci e glaciali; in molti casi, le aziende italiane hanno reinterpretato lo stile malese secondo i dettami nostrani, improntati alle armonie di gusto e alle delicatezze olfattive che caratterizzano da sempre la nostra tradizione, sia nel campo del vaping che in quello gastronomico. In rari casi, l’estro italiano è andato addirittura oltre, esplorando con successo accostamenti aromatici inusuali ed includendo sapori inconsueti, come il fico d’india o il cetriolo. Ma che cosa rende i liquidi malesi così unici? Qual è il segreto che si cela dietro la loro componente mentolata così glaciale? Da anni, anche sul mercato italiano, era presente un correttore freddo quasi del tutto insapore, la koolada; ma questo correttore non era quello giusto: a bassi dosaggi non garantiva un effetto glaciale come nei liquidi malesi, mentre ad alti dosaggi risultava fastidioso da inalare e comunque non raggiungeva mai l’effetto-freddo dei liquidi orientali. In effetti, “koolada” è solo uno dei nomi commerciali della molecola WS-5, creata dalla Wilkinson-Sword per conferire una nota fresca a cosmetici, prodotti alimentari e per la cura della persona (dentifrici, schiume da barba, ecc.). Nel corso degli anni Settanta, la Wilkinson-Sword aveva sviluppato diverse molecole “fredde”, ciascuna caratterizzata da una maggiore o minore intensità fredda, persistenza sul palato e resistenza alle temperature. Di queste, sono tre quelle attualmente utilizzate nel settore del vaping: WS-5 (la koolada classica), WS-23 (più fredda e insapore della koolada, ma più asettica) e WS-12 (la più glaciale, ma anche la più asettica delle tre). Le aziende malesi, ed ora anche quelle europee, utilizzano in prevalenza la molecola WS-23, ma normalmente non da sola: infatti ogni azienda, da quanto si può desumere dal gusto dei liquidi prodotti, utilizza un proprio mix segreto delle tre molecole WS, così da bilanciare a piacimento la sensazione fredda con la pienezza di gusto e la persistenza sul palato. È curioso notare che il mercato sembra recepire con grande lentezza le richieste degli appassionati del fai-da-te, che vorrebbero sperimentare in casa mix di stampo malese. Come già successe per la koolada, che è arrivata sul mercato italiano con almeno due anni di ritardo rispetto ai mercati extraeuropei, e con un anno di ritardo rispetto ai principali shop online europei, così anche le molecole WS-23 e WS-12 sono estremamente difficili da trovare per i vapers italiani, nonostante siano da lungo tempo disponibili sui siti americani e, più recentemente, inglesi. C’è da chiedersi pertanto come mai gli shop italiani non riescano a distribuire un prodotto di facile commercializzazione e a lunga scadenza come le molecole WS-23 e WS-12. Questo ritardo nella distribuzione appare ancora più incomprensibile se si considera che molte aziende europee, come già accennato, producono oggi liquidi e aromi che contengono queste molecole, e quindi potrebbero agevolmente mettere in commercio, a proprio marchio, correttori freddi di ogni tipo. L'articolo Le sigarette elettroniche e quel brivido ghiacciato dei liquidi mentolati sembra essere il primo su Sigmagazine. 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  13. di Stefano Caliciuri Secondo un nuovo studio dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), le vendite di sigarette elettroniche e prodotti del vaping negli Stati Uniti sono aumentate vertiginosamente negli ultimi cinque anni a causa del calo dei prezzi di vendita al pubblico. Tra il 2012 e il 2016, il prezzo medio è diminuito, in particolare quello dei modelli ricaricabili, le cosiddette pod mod o ecig a cartuccia, facendo salire le vendite del 132 per cento. In media, nel 2016 sono state vendute 766 cartucce di ricariche ogni 100mila abitanti. Il prezzo medio di vendita del pacchetto da cinque cartucce di ricarica è di 14,36 dollari (2,8 dollari a cartuccia). Lo stesso studio ha rilevato che tra il 2011 e il 2015 il consumo di sigarette elettroniche tra gli studenti delle scuole superiori è aumentato del 900 per cento. I dispositivi del vaping sono ora più popolari tra gli adolescenti rispetto alle sigarette tradizionali, aspetto che favorisce la riduzione del danno sin dai primi anni in cui si accede alla dipendenza da nicotina. Gli stessi ragazzi se non avessero utilizzato la sigaretta elettronica avrebbero certamente fumato il tabacco tradizionale. Chi inizia con la sigaretta elettronica, però, difficilmente passerà alla sigaretta tradizionale, sia per motivi economici che di gusto e salute. L'articolo Minor prezzo, maggior diffusione: l’escalation della sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  14. di Stefano Caliciuri Una ricerca del professore svedese Karl Fagerstrom ha messo in relazione la dipendenza da caffeina e da nicotina su tutti gli strumenti di somministrazione (snus, sigarette, cerotti, sigarette elettroniche). Pochi studi sino ad ora avevano confrontato la dipendenza dei diversi prodotti del tabacco con il caffè. Un campione casuale di cittadini svedesi appartenenti a un gruppo Internet è stato contattato da settembre a ottobre 2017 per rispondere ad alcune domande sulle abitudini mattutine tra cio dopo quanto tempo bevono il caffè e hanno bisogno di assumere nicotina e in quale forma. Le risposte hanno evidenziato che il caffè viene bevuto entro trenta minuti dal risveglio, mentre la nicotina quasi subito sottoforma di snuf o sigaretta tradizionale. Tempi più lunghi invece per l’utilizzo della sigaretta elettronica. Nelle conslusioni di Fagerstrom risulta che “la dipendenza dalle sigarette tradizionali e dallo snus sembra essere relativamente simile. Poiché la prevalenza dell’uso di caffeina in tutte le forme è molto più prevalente della nicotina, ci potrebbero essere più persone nella società fortemente dipendenti dalla caffeina. L’implicazione è che i prodotti del tabacco danno verosimilmente più dipendenza del caffè, anche se potrebbero esserci più persone dipendenti dalla caffeina ma a causa della quasi nulla tossicità non è stata sollevata ancora alcuna critica scientifica“. Chi utilizza la sigaretta elettronica, invece, ha affermato di utilizzarla dopo aver bevuto il caffè. Questo significherebbe che il fisico chiede la caffeina prima della nicotima somministrata da vaporizzatore personale e di conseguenza causa una dipendenza inferiore. L'articolo Nicotina o caffeina, cosa dà più dipendenza? sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  15. A distanza di un anno dalla prima azione, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta nuovamente sul fenomeno dell’influencer marketing nei social media. Tale fenomeno è, infatti, sempre più diffuso e rappresenta una modalità consolidata di comunicazione, consistente nella diffusione su blog, vlog e social network (come Facebook, Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Myspace) di foto, video e commenti da parte di blogger e influencer che mostrano sostegno o approvazione (endorsement) per determinati brand, generando un effetto pubblicitario. Tale forma di comunicazione, inizialmente utilizzata da personaggi di una certa notorietà, si sta diffondendo presso un numero considerevole di utenti dei social network anche con un numero di follower non particolarmente elevato. Poiché l’influencer marketing può dar luogo a forme di pubblicità occulta, nel proprio intervento del 2017, l’Autorità aveva sollecitato tutti gli operatori coinvolti a vario titolo nel fenomeno a conformarsi alle prescrizioni del Codice del Consumo, fornendo adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti. La risposta al primo intervento dell’Autorità del 2017 è stata positiva. Gli influencer e le imprese coinvolte hanno modificato le proprie condotte in senso più trasparente per i consumatori: si è osservato un maggior utilizzo di hashtag e riferimenti idonei a rivelare la natura pubblicitaria delle comunicazioni. Inoltre, l’Autorità ha rilevato un’evoluzione degli strumenti disponibili sui social network e delle modalità con le quali imprese e influencer possono raggiungere i consumatori. In particolare, le piattaforme di social network mettono a disposizione degli influencer specifici strumenti per rendere manifesto agli utenti il rapporto di sponsorizzazione. I titolari dei brand, a loro volta, possono utilizzare strumenti di notifica e controllo dei richiami ai propri marchi. In questo secondo intervento, rivolto principalmente a influencer con un numero di follower non elevatissimo, ma pur sempre di rilievo, l’Autorità dopo aver ricordato che la pubblicità deve essere chiaramente riconoscibile come tale, affinché l’intento commerciale di una comunicazione sia percepibile dal consumatore, ha evidenziato come il divieto di pubblicità occulta abbia portata generale e debba, dunque, essere applicato anche con riferimento alle comunicazioni diffuse tramite i social network, non potendo gli influencer lasciar credere di agire in modo spontaneo e disinteressato se, in realtà, stanno promuovendo un brand. Sotto tale profilo, se da un lato la visualizzazione di prodotti unitamente al posizionamento sull’immagine di un tag o un’etichetta che rinviano al profilo Instagram o al sito del brand sono idonei ad esprimere un effetto pubblicitario; dall’altro, la mancanza di ulteriori elementi può non rendere evidente per tutti i consumatori l’eventuale natura promozionale delle comunicazioni. L’Autorità ha pertanto ricordato i criteri generali di comportamento e ha chiesto che sia sempre chiaramente riconoscibile la finalità promozionale, ove sussistente, in relazione a tutti i contenuti diffusi mediante social media, attraverso l’inserimento di avvertenze, quali, a titolo esemplificativo e alternativo, #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento, o, nel caso di fornitura del bene ancorché a titolo gratuito, #prodottofornitoda; diciture alle quali far sempre seguire il nome del marchio. In ragione dell’ampiezza e del proliferare dei contenuti sui social network, l’Autorità continuerà a monitorare il fenomeno adottando le misure valutate di volta in volta più opportune per contrastarlo. L'articolo Antitrust: pubblicità occulta sempre vietata anche sui social network sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine