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  1. di Barbara Mennitti Nel Regno Unito il dibattito sulla sigaretta elettronica e i suoi benefici per la salute pubblica va avanti ai livelli istituzionali più alti. Infatti, dopo il rapporto della Commissione parlamentare scienza e tecnologia sul vaping (di cui si è dato ampio riscontro su queste colonne) arriva in un documento ufficiale la risposta del Governo alle sollecitazioni del Parlamento. La commissione presieduta da Norman Lamb, nell’esprimere una forte fiducia verso l’opportunità di riduzione del danno rappresentata dalla sigaretta elettronica, aveva espresso sette raccomandazioni per l’esecutivo. E il governo ha ufficialmente sposato la visione della commissione, accogliendo senza riserve tutte e sette le raccomandazioni. In particolare l’esecutivo britannico si impegna a contribuire a colmare le lacune sui rischi relativi del vaping e dei prodotti senza combustione, conducendo la sua revisione annuale delle prover scientifiche disponibili ed affidando a Public Health England e al Committe on Toxicity of Chemicals in Food, Consumer Products and the Environment un programma di ricerca a lungo termine sul tema. Il governo, inoltre, lavorerà in stretta collaborazione con la Mhra (l’agenzia regolatrice del farmaco) e l’industria del vaping per mettere a punto un sistema per approvare l’ecig come strumento medico, qualora qualche produttore lo richiedesse. Anche questa era una delle raccomandazioni della commissione. Infatti, se un’azienda decidesse di ottenere per un suo prodotto la licenza dell’Mhra, questo potrebbe essere prescritto dal medico. Le procedure burocratiche, però, sono ad oggi macchinose e poco adatte ad un prodotto che si innova di continuo ed è per questo che nessun produttore ha di fatto registrato un’ecig. Rendere le procedure più adatte al prodotto potrebbe invogliare qualcuno, sebbene – si legge nel documento del governo – “solo in Inghilterra si contano oggi due milioni e mezzo di utilizzatori di sigaretta elettronica, il che suggerisce che il mercato dell’ecig non sia stato ostacolato dal fatto che non siano prescrivibili dal medico”. L’esecutivo accetta poi di buon grado di istituire con urgenza all’interno del Sistema sanitario nazionale una figura responsabile dell’attuazione del Tobacco Control Plan (terza raccomandazione) e si impegna ad istituire delle linee guida centralizzate che permettano di usare la sigaretta elettronica negli istituti pubblici per la salute mentale, sostenendo i pazienti fumatori di queste strutture a passare al vaping (quarta raccomandazione). Come richiesto dalla quinta raccomandazione, il governo si impegna a riesaminare tutte le anomalie normative indicate dalla commissione e a presentarle per il prossimo Tobacco Control Plan. In particolare, si spiega nel documento, finché il Paese sarà membro dell’Unione europea continuerà ad applicare le previsioni della Tpd. Ma l’uscita dal club europeo permetterà di ripensare anche quanto previsto dalla Direttiva. “Il governo– si legge infatti – esaminerà le aree segnalate dalla commissione, come il limite di 20mg/ml per la concentrazione di nicotina nei liquidi di ricarica, il limite di 2ml per la capacità dei tank, il divieto di pubblicizzare il potenziale relativo di riduzione del danno delle sigarette elettroniche e il sistema di notifica degli ingredienti dei liquidi”. In materia fiscale, la Commissione parlamentare ha insistito che la tassazione sui prodotti deve essere proporzionale al loro rischio per la salute, in modo da incoraggiare il consumo di quelli meno dannosi. Dunque la sigaretta elettronica deve rimanere quello con la minore imposizione fiscale, le sigarette convenzionali quella più altra mentre i riscaldatori devono essere a metà strada fra i due. Il governo accetta questa raccomandazione, sottolineando che già oggi le sigarette elettroniche sono tassate come un prodotto di consumo con l’Iva al 20 per cento e che il prelievo fiscale molto più alto sui prodotti del tabacco rappresenta già un forte incentivo economico per passare al vaping Infine ancora piani post-Brexit. La Commissione chiede al governo di identificare tutti gli ostacoli ad un quadro normativo che sia proporzionato al danno, “in cui le leggi, le regole per la pubblicità e le tasse riflettano le prove scientifiche sul rischio relativo delle sigarette elettroniche e dei prodotti del tabacco”. Una volta usciti dall’Unione europea si potranno rimuovere questi ostacoli per, si spiega nel documento, “promuovere i comportamenti che vogliamo come società – meno fumo e maggiore utilizzo e accettazione della sigaretta elettronica e dei nuovi prodotti del tabacco, se questo serve a ridurre il numero dei fumatori”. L'articolo Sigarette elettroniche, l’avanguardia britannica è inarrestabile sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  2. di Stefano Caliciuri Il decreto fiscale è al rush finale. Inizia oggi l’iter in aula della Camera dei Deputati che porterà alla votazione finale del provvedimento che dovrebbe ridurre l’imposta di consumo sui liquidi di ricarica per sigarette elettroniche. Dopo l’approvazione in Senato, si attende soltanto il voto finale dei parlamentari che, se non apporteranno modifiche al testo, segnerà un punto di svolta nella storia economica del comparto del vaping. Visti i tempi, è difficile immaginare che il testo possa essere modicato: il decreto deve essere necessariamente convertito in legge entro il 22 dicembre, pena la decadenza. Se la Camera apportasse variazioni significherebbe dover rimandare il testo al Senato e quasi certamente non potranno essere rispettati i tempi. Nel Decreto fiscale del 23 ottobre sono contenute alcune misure volte a ridare nuovo impulso alla filiera della sigaretta elettronica. I produttori e i depositi fiscali potranno condonare i debiti con il fisco, debiti che però, come è noto, sono stati accumulati senza aver incassato l’imposta. L’intera rete commerciale, nonostante non abbia ottenuto l’uscita dall’agenzia dei monopoli, gioverà della riduzione sino al 95 per cento dell’imposta di consumo parametrata all’accisa sul tabacco. L’imposta passerà infatti dagli attuali 4 euro per un flacone da 10 millilitri di liquido con o senza nicotina, ai prospettati 40 centesimi per quelli senza niicotina e 80 centesimi per quelli con nicotina. Gli shop online potranno tornare a vendere i liquidi pronti purché dotati di deposito fiscale e di divieto d’accesso per i minori. Nella seduta odierna si discutono le pregiudiziali; il dibattito e la votazione degli articoli di legge impegnranno l’aula sino a non oltre domenica 16 dicembre. a quel punto la filiera avrà finalmente un punto fermo normativo e fiscale da cui poter ripartire. L'articolo Riduzione tassa sigarette elettroniche, settimana decisiva alla Camera sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  3. È certamente tra le batterie di maggior successo di quest’anno che sta per concludersi. La Cube di Obs coniuga infatti praticità, maneggevolezza e senso estetico. Fino ad oggi è però stata presentata in kit con un atom polmonare, adatto quindi ad un consumatore già avvezzo al vaping. Per ovviare a questo limite, Obs ha pensato di produrre anche un secondo kit destinato agli amanti del tiro di guancia e non a caso si chiama infatti Cube Mtl Kit. L’atomizzatore con singola resistenza fa parte della serie Engine. Il refill si effettuata dall’alto con una semplice ruotazione del cap. I tre fori dell’aria sono anch’essi posizionati nella parte superiore così da impedire lo sgocciolamento di liquido e la creazione di condensa. La batteria integrata da 3000 mAh può raggiungere una potenza di 80 watt. Di dimensioni piuttosto ridotte (poco più di 8 cm per 3 cm), pesa 152 grammi e il tempo dichiarato dal produttore per una ricarica completa è fra le due e le tre ore. È dotata di schermo a led di 0,96 pollici che indica la carica rimanente, il wattaggio, il valore della resistenza e il numero dei tiri effettuati. Il tasto fire è di dimensione importante, al di sotto del quale vi sono gli altri due per regolare la potenza dell’erogazione elettronica. Le features di sicurezza comprendono la protezione anti cortocircuito, il surriscaldamento, l’over charge e l’over time. La capienza dell’atomizzatore è di 2 millilitri, così come previso dalla Tpd. Il kit della Cube da guancia sarà disponibile sul mercato italiano dalla prossima settimana, disponibile in tre colori: nero, silver e canna di fucile. L'articolo Non solo polmone, la Cube Obs ora anche in versione Mtl sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  4. (tratto dalla rivista bimestrale Sigmagazine #11 novembre-dicembre 2018) di Alberto Baldazzi Lo scorso 27 settembre, presso la sede della Stampa estera in Roma, Eurispes ha presentato una prima ricerca organica sulla riduzione del danno correlata allo sviluppo del consumo di sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato. Da un’indagine campionaria realizzata attraverso interviste dirette a 1.135 fumatori, sono emersi dati assai interessanti. La quota dei cittadini che utilizza “regolarmente” la sigaretta elettronica raggiunge l’11,6 per cento, mentre l’equivalente dato per il tabacco riscaldato è dell’1,2 per cento. Si tratta, dunque, di numeri già rilevanti che “intaccano” l’area del tradizionale consumo di tabacco. Tutto ciò è avvenuto con il solo “passaparola”, vista l’impossibilità di una corretta comunicazione al consumatore. Attraverso un confronto con le politiche sanitarie e fiscali di altri Paesi occidentali, è emerso che in Italia esiste un ritardo nella presa d’atto dei benefici che derivano dall’abbandono del fumo tradizionale. Il mantenimento nell’area del tabacco della regolamentazione delle nuove modalità del fumo (o, sarebbe meglio dire, del vapore), sia dal punto di vista fiscale (parzialmente) che da quello della comunicazione (integralmente), impedisce di rendere pubblici dati e validazioni scientifiche che in altri Paesi – vedi la Gran Bretagna – hanno portato le stesse autorità sanitarie a presentare la sigaretta elettronica come uno strumento valido per la limitazione delle patologie fumo-correlate. Tornando al nostro Paese, la ricerca ha posto con forza all’attenzione pubblica alcune domande che necessiterebbero di risposte da parte delle pubbliche autorità. Quale atteggiamento è utile e corretto assumere di fronte ad uno scenario che ipotizza una forte riduzione dei danni alla salute attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie di consumo, che prescindono dalla combustione e quindi dalla produzione di “fumo” o anche dall’assorbimento della nicotina? Il loro utilizzo può rappresentare un’alternativa reale, in grado di assorbire progressivamente quote ancora più rilevanti dei consumi consolidati con benefici indubbi per la salute dei cittadini? Fino a che punto le nuove tecnologie sono indenni da controindicazioni e in grado di “liberare” il consumatore dai danni correlati al consumo tradizionale di tabacco? Esistono rischi di “nuove dipendenze”? E, in sintesi, in che misura esse possono rappresentare un efficace strumento di lotta al tabagismo? A rispondere a questi interrogativi Eurispes ha chiamato in primo luogo la classe medica, ovvero gli operatori della salute che quotidianamente si confrontano con i danni correlati alle patologie che colpiscono i fumatori. I medici di medicina generale, pur in assenza di adeguate informazioni da parte delle autorità sanitarie, hanno “istintivamente” apprezzato l’opzione rappresentata dalla sigaretta elettronica e in quota rilevante la “consigliano” al fumatore incallito e/o non in grado di smettere nella logica di una forte riduzione del danno. La Ricerca ha riportato un sondaggio realizzato dalla Federazione dei medici di medicina generale (Fimg) su un campione di 1.024 medici, che già nel 2013 segnalava l’attenzione dei medici “di famiglia” a questi nuovi strumenti che eliminano il fenomeno della combustione. Vale la pena di ribadire che questi orientamenti, che comunque già manifestavano una notevole apertura, risalgono a cinque anni fa, ovvero ad un una fase in cui la presenza sul mercato italiano della sigaretta elettronica era meno consolidata e, inevitabilmente, l’offerta meno sicura, soprattutto per ciò che concerne i liquidi di ricarica la cui origine in alcuni casi (acquisti via internet, provenienza dall’Estremo Oriente) faceva nascere perplessità circa la salubrità. Oggi la classe medica si mostra, a diversi livelli, ancora più aperta e, nel pieno rispetto delle evidenze scientifiche che via via saranno prodotte anche dai soggetti istituzionalmente preposti (Istituto superiore di sanità), si augura che dal Ministero della salute giungano indicazioni in tale direzione. L’auspicio è che si possa giungere alle determinazioni del Ministero della salute britannico, che promuove la sigaretta elettronica a strumento privilegiato per la lotta al tabagismo e compie direttamente un’opera d’informazione in tal senso. Tornando al contesto italiano e alle posizioni espresse dal mondo clinico, alla presentazione della ricerca è intervenuto il dottor Damiano Parretti, esponente della Società italiana di medicina generale (Simg), che ha auspicato una valorizzazione della forte riduzione del danno derivante dal superamento del tabacco combusto, valorizzazione che la Simg porta avanti da tempo e che è intenzionata a riproporre all’interno della propria attività di produzione scientifica, che è prioritariamente orientata all’aggiornamento professionale dei medici di medicina generale. Di particolare rilievo l’intervento dell’oncologo professor Francesco Cognetti, direttore dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena, per il quale il quotidiano, drammatico impatto con le malattie fumo-correlate imporrebbe una chiara apertura ad ogni forma di riduzione del danno e in questo senso il superamento del tabacco combusto non può che rappresentare un obbiettivo da perseguire. In relazione, poi, al tema della possibile creazione di “nuove dipendenze” o di dipendenze per fasce di cittadini non fumatori “attratti” da prodotti a ragione ritenuti poco dannosi per la salute, il professor Cognetti ha segnalato che l’obbiettivo di ridurre il bilancio di morti per patologie legate al fumo tradizionale (circa 80mila l’anno nel nostro Paese) è e rimane assolutamente prioritario. La ricerca Eurispes ha inoltre segnalato la contraddizione per cui i cittadini non possono far riferimento a fonti attendibili e a istituzioni pubbliche per ottenere una corretta informazione sull’opzione rappresentata da consumi meno pericolosi del tradizionale tabacco, se non addirittura praticamente esenti da rischi per la salute. Se alla presa d’atto di una riduzione del rischio, che istituzioni internazionali e studi indipendenti valutano tra il 90 e il 98 per cento, si giustappone il divieto ereditato dalle normative sul tabacco di una corretta informazione alla cittadinanza, risulta evidente che il processo di transizione dal tabacco combusto a consumi certamente meno invasivi non potrà che essere rallentato. In questo senso si è espresso il professor Antonio Catricalà, ordinario di Diritto dei consumatori all’Università Luiss, per il quale in questo particolare contesto esiste un “diritto” ad essere informati, tanto più in uno Stato che è chiamato a garantire il “diritto alla salute”. Un’ampia sezione della ricerca è dedicata all’analisi delle politiche fiscali operanti in questo settore, rapportate al più generale contesto della fiscalità agevolata applicata ai settori caratterizzati da innovazioni tecnologiche. In questo ambito il fiscalista Giovambattista Palumbo ha segnalato le evidenti contraddizioni che appesantiscono l’innovativo settore della sigaretta elettronica, cui non viene riconosciuto il “merito” dell’innovazione e al quale, invece, vengono applicate tassazioni mutuate dall’area del tabacco. Vista la forte rilevanza sociale e socio-sanitaria, Eurispes ha deciso di proseguire nelle ricerche sul superamento del tabacco combusto. In tal senso entro fine anno sarà presentato un nuovo studio che si avvarrà della collaborazione del mondo della medicina generale, in diretto rapporto con i 43mila medici “di famiglia”, ovvero dei soggetti che in prima battuta intercettano le patologie fumo-correlate. L'articolo L’Eurispes alla scoperta della riduzione del danno sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  5. di Barbara Mennitti “I fumatori che provano ad utilizzare una sigaretta elettronica possono riportare una riduzione della dipendenza da sigarette combustibili”. Quello che per molti vaper è ormai un dato banale e ovvio, è il risultato di uno studio dal titolo “Impact of e-cigarette sampling on cigarette dependence and reinforcement value”, condotto da un team di ricercatori della Medical University of South Carolina e coordinati da Tracy T. Smith del Dipartimento di psichiatria e scienza del comportamento. E non è un male che negli Stati Uniti, in questo momento di caccia alle streghe, arrivino degli studi che rammentano che l’ecig serve per aiutare i fumatori a smettere e che funziona. I partecipanti allo studio, tutti fumatori, sono stai divisi in due gruppi, uno dei quali ha ricevuto una fornitura di prodotti per il vaping. Dopo le tre settimane e ad ogni visita mensile nei novanta giorni di follow-up dello studio, tutti i partecipati sono stati chiamati a rispondere ad un questionario scientifico (il Brief Wisconsin Inventory of Smoking Dependence Motives) che valuta la dipendenza dal fumo. Dal raffronto delle risposte più recenti con quelle che gli stessi partecipanti avevano dato prima dell’inizio dell’esperimento, è emerso che il gruppo che aveva avuto la sigaretta elettronica registrava risultati significativamente più bassi nello spettro della dipendenza. e che dei fattori determinanti per questo erano la frequenza di utilizzo dell’ecig e la concentrazione di nicotina. I ricercatori concludono lo studio affermando che “fornire una sigaretta elettronica ai fumatori può ridurre la dipendenza da fumo, soprattutto se l’ecig somministra sufficiente nicotina e viene utilizzata frequentemente”. Insomma, la sigaretta elettronica aiuta a smettere di fumare. L'articolo L’uso frequente della sigaretta elettronica riduce la dipendenza da fumo sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  6. di Pierluigi Mennitti Canada – Finisce in tribunale la lotta dei movimenti pro-vaping Si è aperto nel palazzo di giustizia del Québec il processo intentato da alcuni gruppi pro vaping (tra cui alcuni commercianti del settore) con l’obiettivo di cancellare alcuni articoli della legge sul tabacco adottata dallo Stato francofono del Canada. Semplificando, tale legge ha imposto che i prodotti legati alla sigaretta elettronica vengano equiparati ai prodotti del tabacco: provvedimenti che hanno portato alla crisi del settore, con chiusura di molti esercizi commerciali. Le sedute del tribunale dureranno tre settimane, fino al 21 dicembre. Svizzera – Trasmessa al Parlamento la nuova legge che autorizza liquidi con nicotina Il Consiglio federale svizzero ha inviato al Parlamento la nuova legge sul tabacco, nella quale è indicato il divieto di vendita ai minori di 18 anni delle sigarette tradizionali. La stessa legge regola anche l’uso della sigaretta elettronica e autorizza la commercializzazione di ecig con nicotina. Come contropartita i prodotti del vaping dovranno seguire la stessa regolamentazione del fumo in materia di utilizzo: svapare sarà dunque vietato in tutti i luoghi in cui è già proibito fumare. Ulteriore curiosità: la nuova legge autorizza anche la commercializzazione di snus, il tabacco umido in polvere in sacchetti per uso orale, un prodotto che deve la sua notorietà alla sua diffusione nei Paesi scandinavi. Germania – Sponsor del vaping nel congresso di addio di Angela Merkel Una curiosità da Amburgo, dove il partito di Angela Merkel ha celebrato l’addio della cancelliera alla guida della Cdu. Come di consueto, un pannello (tipo quelli utilizzati nel calcio alle spalle degli intervistati post-partita) illustrava gli sponsor industriali del congresso. Nessuna sorpresa a rintracciare Philip Morris e Japan Tobacco, sempre generose con i partiti tedeschi. Ma i rapporti di forza si riequlibrano e ha fatto un certo effetto notare la presenza del Bündnis für Tabakfreien Genuss, l’alleanza per il piacere senza tabacco, un gruppo lobbistico fondato nel 2015 per tutelare gli interessi delle piccole e medie aziende della sigaretta elettronica. Francia – I pacchetti neutri allontanano i giovanissimi dal tabacco I pacchetti di sigarette neutri, quelli cioè senza colori e loghi delle marche del tabacco, attirano meno i giovani e di conseguenza aiutano a ridurre il tabagismo nella fascia di età più delicata. È il risultato di un sondaggio telefonico realizzato dall’istituto Inserm e finanziato dall’Istituto nazionale del cancro e pubblicato sulla rivista Tobacco Control. Dal 2017 (anno di introduzione del pacchetto neutro in Francia) al 2018 la quota di cittadini di ogni età che ha provato per la prima volta una sigaretta tradizionale è scesa dal 26,3 al 20,8%. Ma quel che più sorprende è che la diminuzione risulti molto più marcata fra i giovanissimi, tra i quali la percentuale è passata dal 25,2 al 13,4%: quasi 12 punti percentuali in meno. Svizzera – Juul in commercio, fondatori assicurano: non la venderemo ai minorenni Dopo tanti annunci Juul è sbarcata sul mercato svizzero. Non è un periodo mediaticamente facile per l’azienda statunitense, alle prese con accuse che ne mettono in luce l’attrattività per i giovanissimi. Anche per questo i due fondatori della piccola pod-mod made in Usa assicurano che il loro target di mercato resta quello degli adulti e che i negozi saranno severi nel non vendere il prodotto ai minori di 18 anni. Francia – Juul, prossima fermata Parigi E dopo Gran Bretagna e Svizzera, in attesa della Germania, è il turno della Francia. La notizia non è una vera sorpresa, già nelle settimane scorse erano trapelate voci su uno sbarco della sigaretta elettronica americana sul mercato francese, ora però c’è l’ufficialità dell’annuncio dato in una conferenza stampa. “Il 70% dei fumatori vuole smettere con il tabacco e noi possiamo aiutarli“, hanno detto i due cofondatori della Juul Labs intervenuti direttamente alla conferenza stampa francese. Germania – Nel prossimo fine settimana la fiera per gli svapatori di Brema Si avvicina l’appuntamento della Vape Convention di Brema, una delle manifestazioni principali della stagione fieristica del vaping in Germania. Le aree espositive saranno aperte sabato 15 e domenica 16 dicembre: un appuntamento in pieno clima natalizio per gli svapatori delle regioni settentrionali della Germania. Francia – Mese senza tabacco, bilancio 2018 positivo ma c’è ancora tanto da fare Conclusasi il 30 novembre la terza edizione della campagna Mese senza tabacco, organizzata dal ministero della Sanità francese, è tempo di primi bilanci. Anche quest’anno gli organizzatori parlano di successo, sottolineando che 241mila persone si sono iscritte all’operazione per ricevere aiuti e consigli su come smettere di fumare. Si tratta di 84mila fumatori in più rispetto all’anno precedente, pari a una crescita del 54%. L’aumento dei partecipanti alla campagna ministeriale va di pari passo con la continua diminuzione dei fumatori registrata negli ultimi anni che sta facendo della Francia uno dei Paesi guida nella lotta al tabagismo. La novità di quest’anno era l’esplicito riferimento alla sigaretta elettronica come mezzo di supporto per abbandonare il fumo o per ridurre il danno. Anche su questo terreno, annunciano gli esperti ministeriali, bisognerà accelerare nelle edizioni dei prossimi anni. Francia – Tra 2016 e 2017 è diminuito del 28% il numero dei fumatori A conferma dell’efficacia delle politiche antifumo francesi giunge anche il dato sul calo del 28% dei fumatori quotidiani nel Paese in un anno, precisamente dal 2016 al 2017. Lo ha reso noto la presidente della Società francofona di tabaccologia (STF) Anne-Laurence Le Faou nel corso del dodicesimo congresso nazionale dell’associazione, che si è tenuto nello scorso fine settimana a Montpellier. Il dato percentuale significa che in un anno un milione di fumatori ha smesso definitivamente di accendersi sigarette, sigari o altri prodotti del tabacco, ha aggiunto Le Faou, sottolineando che il calo risulta spalmato in maniera omogenea su tutte le fasce della popolazione, con eccezione delle donne di età superiore ai 45 anni. Turchia – Una nuova legge introduce dal 2019 i pacchetti di sigarette neutri Fumare come un turco è il modo di dire italiano più noto per indicare un fumatore incallito. Potrebbe quindi sorprendere la decisione del governo turco di introdurre dal prossimo anno l’obbligo del pacchetto di sigarette neutro, senza indicazione della marca e con numerosi annunci sui danni provocati alla salute: una soluzione che secondo molti studi rende le sigarette meno attraenti. In realtà le politiche antifumo di Ankara sono in corso da tempo: aumento dei prezzi, divieto di fumo in luoghi pubblici e altre misure restrittive conosciute nella maggioranza dei Paesi europei. Ma c’è ancora molta strada da fare. Dal 2014 al 2016 il tasso di fumatori è sceso dal 32,5 al 31,6%, un dato tuttavia ancora troppo alto: le malattie legate all’uso di tabacco provocano 100mila morti all’anno. Francia – Tempi duri per i fumatori dipendenti del Paris Saint Germain È la squadra più famosa e forte di Francia, da anni trionfatrice incontrastata della Ligue 1 e alla disperata ricerca di un posto al sole anche in Europa. E intende primeggiare anche nelle questioni legate alla salute. Il suo allenatore, il tedesco Thomas Tuchel, noto per la sua fissazione con i principi igienici e salutisti, ha imposto il divieto di fumo a tutti i dipendenti della società calcistica (quindi non solo ai calciatori) nel centro di allenamento della squadra, il leggendario Camp des Loges, fondato nel 1970. Il divieto vale anche per visitatori e tifosi. Il risultato è che i dipendenti fumatori devono consumare in strada il rito della pausa sigaretta. Lussemburgo – Verso la legalizzazione della cannabis anche per i non residenti Il Lussemburgo potrebbe essere il primo Paese in Europa a legalizzare la cannabis per uso ludico e quindi la sua commercializzazione e distribuzione. È quanto hanno affermato esponenti del governo durante una conferenza stampa. Una decisione che potrebbe avere ricadute anche al di là del piccolo granducato, dal momento che ci sarebbe l’idea di allargare la vendita anche ai non residenti e ai cittadini delle regioni confinanti di Francia, Germania e Belgio, che fanno parte della cosiddetta Grand Région: un territorio a cavallo fra quattro Paesi e che conta 11 milioni di abitanti e svariati programmi di cooperazione commerciale. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 2 all’8 dicembre sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  7. di Barbara Mennitti Eurispes, società di studi e statistiche economiche e politiche, ha concluso la prima fase della ricerca sul mercato delle sigarette elettroniche in Italia, intitolata “Verso la riduzione del danno. Il mondo del vaping alla luce della nuova regolamentazione fiscale”. Oltre 500 operatori del settore sono stati intervistati per dar vita al più ampio studio mai effettuato sul giovane comparto. L’analisi scaturita dell’elaborazione dei dati, consta di quasi 150 pagine in cui vengono sviscerate criticità normative e opportunità per la sanità pubblica in ottica di riduzione del danno. “Lo studio – spiega Alberto Baldazzi, coordinatore della ricerca – propone un focus sul mondo della sigaretta elettronica che si avvale della prima rilevazione tra gli operatori del settore. La ricerca comprende l’aggiornamento delle evidenze scientifiche, i confronti internazionali sul piano regolatorio e venti interviste in profondità a personalità del mondo scientifico e clinico, delle istituzioni sanitarie nazionali e della comunicazione”. La ricerca sarà presentata a partire dalle ore 11,30 di mercoledì 12 dicembre presso la sala Cristallo dell’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio a Roma. Interverranno, oltre allo stesso Baldazzi e al presidente di Eurispes, Gian Maria Fara, anche Riccardo Polosa, responsabile del Center of Excellence for the Acceleration of Harm Reduction dell’Università di Catania; Mauro Ruggeri, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie; Antonella Panuzzo, presidente di UniEcig, associazione degli esercenti del vaping; Dario Colaianni, presidente di Coiv, Coalizione Operatori Italiani Vaping; Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly. Coordinerà i lavori Stefano Caliciuri, direttore della rivista Sigmagazine. Per ragioni organizzative è necessario confermare la propria presenza inviando una mail a: [email protected] L'articolo Eurispes presenta la prima ricerca sulla sigaretta elettronica in Italia sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  8. di Barbara Mennitti Rappresentano la prima linea della sanità pubblica, il primo approccio del cittadino con la salute. Spesso conoscono i pazienti da molti anni e hanno con loro consolidato negli anni un rapporto di fiducia. Per questo il ruolo dei cosiddetti medici di base è importantissimo anche per convincere i loro assistiti a smettere di fumare. È sicuramente quello che pensano nel Regno Unito, dove la sanità pubblica sta puntando fortemente sulla sigaretta elettronica per sconfiggere il tabagismo ed è decisa ad avvalersi dei general practitioners (appunto i medici di famiglia) in questa battaglia. In realtà già nel novembre del 2016 l’associazione di categoria, il Royal College of General Practitioners, pubblicò un documento in cui si allineava alle posizioni di Public Health England, riconoscendo che “i vaporizzatori elettronici di nicotina offrono un mezzo di vasta portata e a basso costo per contrastare il fumo e devono assistere attivamente i pazienti che vogliono smettere di fumare con l’aiuto della sigaretta elettronica”. Dalle prese di posizione dei vertici, però, non sempre si arriva all’impegno concreto e capillare di chi agisce sul campo. E dunque pochi giorni fa sul sito specializzato dedicato ai medici di base, GPonline, è comparso un articolo firmato da Martin Dockrell che guida il dipartimento per il controllo del tabacco di Public Health England. Dockrell esorta i medici ad affrontare il problema del fumo con i loro pazienti, a discutere con loro dei diversi sostegni alla cessazione, comprese le sigarette elettroniche. Il Royal College of General Practioners ha recentemente aggiornato le sue linee guida, aggiungendo gli studi e le informazioni più recenti sul vaping. “Le sigarette elettroniche – si legge su GPonline – non sono innocue, ma gli studi scientifici suggeriscono che sono del 95 per cento meno dannose del tabacco. E tuttavia – continua Dockrell – molti fumatori credono erroneamente che il vaping sia dannoso come il fumo”. Invece nel Regno Unito – e non solo – questo strumento sta aiutando moltissimi fumatori a smettere e Public Health England chiede ai suoi medici di base di contribuire a questo sforzo corale. L'articolo Medici di base inglesi chiamati a consigliare la sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  9. (tratto da Sigmagazine #11 novembre-dicembre 2018) di Barbara Mennitti “Il fumo uccide migliaia di persone ogni anno. Ed io non sono disposto a starmene seduto e lasciare che questo accada”. Questo risponde il deputato Norman Lamb, presidente del Science and Technology Select Committee del Parlamento inglese, a chi gli rimprovera di avere assunto una posizione poco prudente sulle sigarette elettroniche. Perché anche aspettare ha un costo, che purtroppo si paga in termini di vite umane. Quelle dei fumatori che non riescono a smettere di fumare. Figlio di un famoso climatologo, Lamb è un avvocato specializzato in diritto del lavoro. Nel 2001 inizia la sua esperienza parlamentare, quando viene eletto nel collegio del North Norfolk nelle liste dei Liberaldemocratici. Dal 2012 al 2015 ricopre la carica di Ministro di Stato della salute (che non è il titolare del dicastero ma è secondo al Segretario di Stato) e nel 2017 diventa presidente della Commissione parlamentare su scienza e tecnologia. Sotto la sua presidenza, la Commissione ha condotto una lunga indagine sulle sigarette elettroniche – chiamando in audizione scienziati, medici, produttori, consumatori e chiunque avesse un ruolo nel settore – i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso agosto e discussi a Westminster lo scorso settembre. Si tratta di una presa di posizione molto favorevole al vaping, che intende sfruttare tutto il suo potenziale per aiutare i fumatori a smettere e a salvare vite umane. Fra le altre cose, la Commissione consiglia di permettere la pubblicità delle sigarette elettroniche e insiste sulla necessità di differenziarle nettamente dal fumo per quanto riguarda la normativa e la tassazione. Era il tassello mancante. Dopo la presa di posizione delle istituzioni sanitarie, prima fra tutte Public Health England, anche la politica decide di allinearsi alla riduzione del danno. Ora bisognerà trasformare le conclusioni della Commissione in leggi da applicare e, probabilmente, superare alcune disposizioni della Direttiva europea sui tabacchi. Una cosa che la Gran Bretagna può fare, vista la decisione di uscire dall’Unione europea. Per quale motivo la Commissione parlamentare su scienza e tecnologia ha sentito la necessità di condurre un’inchiesta sulle sigarette elettroniche? Lo abbiamo fatto perché in Inghilterra il fumo rimane la causa principale di malattie evitabili e di morti premature. È responsabile di circa 79mila decessi ogni anno. Le sigarette elettroniche sono sul mercato britannico dal 2007 e sappiamo che nel Regno Unito circa tre milioni di persone le utilizzano come strumento per smettere di fumare. Volevamo esaminare i fatti relativi alla sicurezza e alla normativa di questi prodotti. In che modo avete portato avanti la vostra inchiesta? La commissione ha ascoltato una grande varietà di persone e di organizzazioni. Abbiamo ricevuto più di 100 documenti scritti da oltre novanta fra persone singole ed enti, compresi molti professori universitari, professionisti del Sistema sanitario nazionale, dipartimenti governativi ed enti pubblici responsabili di medicinali e prodotti per la cura della salute. Molti di coloro che avevano inviato i loro contributi per iscritto sono stati invitati a partecipare a delle audizioni in Parlamento. Fra gli scienziati e le associazioni che avete ascoltato c’era un consenso generale sulla sigaretta elettronica oppure vi siete trovati di pronte a punti di vista discordanti? C’è stato un ampio consenso fra organizzazioni come Public Health England, Cancer Research UK, la British Heart Foundation, la British Medical Association e molte altre che sostengono che il vaping sia notevolmente meno dannoso del fumo. Secondo la stima di Public Health England, le sigarette elettroniche sono del 95 per cento meno dannose di quelle di tabacco. Le evidenze che abbiamo ricevuto indicano chiaramente anche che il vaping non comporta gli stessi rischi per la salute del fumo passivo. Visto il peso delle evidenze scientifiche, abbiamo concluso che non vi era una logica sanitaria per trattare il vaping e il fumo come se fossero la stessa cosa. Nel rapporto conclusivo della Commissione chiedete anche che l’uso della sigaretta elettronica e il fumo negli spazi pubblici siano regolamentati diversamente. Come immagina che questo potrà essere attuato? Abbiamo sostenuto che è necessario aprire un dibattito pubblico sull’uso delle sigarette elettroniche nei luoghi pubblici, in modo che le norme riflettano il fatto che sono molto meno dannose e possono contribuire a ridurre il numero dei morti causati dal fumo. Non abbiamo suggerito di permettere il vaping negli spazi chiusi come i mezzi di trasporto pubblici, nonostante quello che hanno scritto alcuni giornali. Sebbene non vi sia una ragione sanitaria per trattare le sigarette elettroniche e quelle convenzionali allo stesso modo, la Commissione ha riconosciuto che il vapore emesso dalle ecigarette può essere sgradevole per chi si trova vicino a un vaper. E quindi limitare l’uso di questi dispositivi negli spazi chiusi come i mezzi di trasporto pubblici si giustifica perché può dare “fastidio”. La sfida è trovare il giusto equilibrio: incoraggiare le persone a passare alla sigaretta elettronica per abbassare il tasso dei fumatori e, allo stesso tempo, proteggere il pubblico dal fastidio del vapore. Quello che certamente non bisogna fare è costringere i vaper ad utilizzare le stesse aree dei fumatori. Nel dibattito parlamentare sul rapporto della Commissione, lei ha insistito molto sull’importanza di consentire l’uso della sigaretta elettronica nelle strutture pubbliche per la salute mentale. Perché considera questo tema così importante? Le persone affette da malattie mentali hanno più del doppio delle probabilità di fumare rispetto al resto della popolazione e il fumo è una delle principali ragioni per cui le persone con gravi e persistenti malattie mentali muoiono, in media, fra i quindici e i venti anni prima degli altri. Per i pazienti di queste strutture sarebbe di grande beneficio usare la sigaretta elettronica per smettere di fumare e al tempo stesso si potrebbe incoraggiarli a sottoporsi a dei trattamenti. Ma in Inghilterra molte di queste strutture hanno bandito il vaping dai loro edifici, preoccupate dai rischi per la salute e dai pericoli del vapore passivo delle sigarette elettroniche. Le prove scientifiche non giustificano queste preoccupazioni. Per questo sosteniamo che sia necessaria una posizione che automaticamente autorizzi i pazienti ad usare le sigarette elettroniche, a meno che una struttura del Servizio sanitario nazionale non porti delle ragioni scientifiche per fare altrimenti. Sostenete anche che le politiche fiscali sul vaping e sugli altri prodotti del tabacco debbano riflettere il loro impatto sulla salute. Significa che i governi non dovrebbero tassare le sigarette elettroniche? Non abbiamo detto che le sigarette elettroniche non debbano essere soggette a tassazione. Abbiamo chiesto che si passi ad un contesto normativo più proporzionato al rischio, in cui le regolamentazioni, le norme sulla pubblicità e la fiscalità riflettano le evidenze scientifiche sul danno relativo delle sigarette elettroniche e di quelle di tabacco. Dobbiamo agire per incoraggiare i fumatori a passare all’ecigarette e migliorare la loro salute. Personalmente sarei contrario a tasse punitive, che fossero talmente alte da scoraggiare i fumatori dal passare al vaping. A proposito di pubblicità, la Commissione sembra suggerire che dovrebbe essere consentita per i prodotti del vaping. È così? Molti di coloro che hanno partecipato alla nostra inchiesta hanno segnalato il divieto di pubblicizzare il potenziale della sigaretta elettronica di ridurre il danno rispetto al fumo. È un problema dell’attuale sistema normativo. Allo stesso modo i produttori non possono inserire informazioni sull’ecigarette nei pacchetti di sigarette. Tutto questo significa che stiamo perdendo l’occasione di incoraggiare i fumatori a passare dalla sigaretta di tabacco all’elettronica. Ritiene che il suo Paese debba superare le misure previste dalla Direttiva europea sui prodotti del tabacco che, come recepite in Inghilterra, oltre al divieto di pubblicità, impongono limiti per la concentrazione di nicotina nei liquidi e alla capacità degli atomizzatori? La Commissione ha rilevato che il limite alla concentrazione di nicotina costringe alcuni utilizzatori di sigaretta elettronica a tirare più forte per sentire il colpo in gola. Cosa che può scoraggiare i forti fumatori dal passare al vaping. Le limitazioni alla capacità dei tank non sembrano poggiare su alcuna logica scientifica. Entrambi questi aspetti del sistema normativo, insieme al divieto di fare affermazioni sui benefici per la salute dell’ecig, di fatto riducono l’efficacia della sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare. L’inchiesta della Commissione l’ha convinta che la sigaretta elettronica è lo strumento giusto per vincere la lotta contro il fumo? Le sigarette elettroniche sono uno dei molti interventi che possono aiutare le persone a smettere di fumare, insieme alle terapie sostitutive a base di nicotina, i trattamenti offerti dal Servizio sanitario nazionale e i centri anti-fumo a livello locale. Tuttavia le sigarette elettroniche guadagnano popolarità e le evidenze dimostrano che sono uno strumento efficace. I dati del Tobacco Control Plan del governo, per esempio, indicano che in Inghilterra due milioni di persone che hanno usato l’ecigarette hanno smesso di fumare completamente. La Gran Bretagna sembra essere il Paese più vaping-friendly al mondo. Cosa risponde a chi sostiene che dovreste avere un approccio più prudente? Ci sono persone che chiedono un atteggiamento più cauto perché ancora non sappiamo tutto sugli effetti a lungo termine sulla salute. La Commissione ha chiesto ulteriori prove scientifiche e una ricerca indipendente sugli effetti sanitari delle sigarette elettroniche. Ma abbiamo anche ascoltato importanti prove che indicano che non incoraggiare i fumatori a smettere usando le sigarette elettroniche ha un costo: si perderanno altre vite umane, perché le persone continueranno a fumare sigarette convenzionali che sono notevolmente più dannose. Il fumo uccide migliaia di persone ogni anno. Ed io non sono disposto a starmene seduto e lasciare che questo accada. L'articolo Sigarette elettroniche, Lamb: “Opportunità da non perdere” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  10. di Barbara Mennitti “Diventare il punto di riferimento in Europa del settore del vaping, creare un network di competenze ed eventi, costruire una comunicazione condivisa per entrare con successo nel mercato asiatico”. Questi gli obiettivi della neonata rete Event (European vaping exhibition network) che riunisce tre protagonisti del settore fieristico europeo legato al vaping. Si tratta di Ira Simeonidis, organizzatore di The Hall of Vape di Stoccarda, Patrick Bedué patron di Vapexpo di Parigi, Nantes e Madrid, e Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly che si tiene ogni anno a Verona e a Roma. In sostanza la nuova realtà si propone di “soddisfare le esigenze delle aziende che, pur facendo già dell’export una voce importante del loro business, hanno la necessità di ottimizzare la partecipazione a expo nazionali e internazionali, sia in termini di immagine e comunicazione che di costi”. Dunque attività di formazione, consulenza che accompagneranno le aziende in occasione delle principali fiere europee, assistendole nella promozione dei loro prodotti. Come primo passo Event intende tracciare una fotografia del settore del vaping a livello europeo, sistematizzando numeri, stili di consumo, trend e prospettive. “Il settore del vaping europeo ha bisogno di essere finalmente mappato in modo organico. – commenta Mosè Giacomello – Mettere in rete informazioni e dati importanti sui consumi e sull’evoluzione del mercato significa dare un’identità al comparto, strategici per le aziende”. Simeonidis vede la nuova creatura anche come “uno strumento molto importante per assistere le associazioni di vaping in Europa”, mentre Bedué pone ancora l’accento sul business, spiegando che e aziende che parteciperanno a potranno incrementare il loro business mantenendo i contatti con vapers e operatori durante tutto l’anno. “Credo che questo sia un’ottima strada per il business”, conclude il patron di Vapexpo. L'articolo Nasce Event, la rete europea delle fiere di prodotti per il vaping sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  11. di Stefano Caliciuri Quarantotto negozi perquisiti e cannabis light posta sotto sequestro. Ma anche vaporizzatori per erbe, cartine, pipette, materiale pubblicitario e depliant. L’operazione “Affari in fumo” è stata condotta questa mattina prevalentemente nel territorio tarantino. I militari del Nucleo di Polizia Economico–Finanziaria di Taranto hanno così eseguito un decreto di perquisizione e sequestro, emesso dalla Procura della Repubblica, a firma del Procuratore Capo Carlo Maria Capristo, del Procuratore Aggiunto Maurizio Carbone, del Sostituto Procuratore Lucia Isceri, nei confronti dei 48 esercizi esercizi che Commercializzano derivati della canapa sativa, ovvero la cosiddetta“cannabis light”. L’ordinanza di seqestro contestava l’immissione in commercio di un prodotto considerato stupefacente. Secondo l’interpretazione della Procura, infatti, la canapa sativa è regolamentata soltanto in fase di coltivazione ma non può essere venduta al privato. La dicitura “ad uso tecnico” è stato considerato un escamotage per scavalcare la legge 242/2016 che reca come finalità “la promozione della filiera della coltivazione di alcune varietà di canapa da destinare prevalentemente all’uso agroalimentare, al florovivaismo ed alla produzione di fibre tessili“. secondo la Procura, “la presenza del principio attivo per usi connessi all’inalazione ed ingerimento comporta una violazione della normativa sugli stupefacenti in quanto nociva alla salute dell’uomo“. Tra le persone coinvolte e denunciate per spaccio di stupefacenti c’è anche Flavio Fedele, titolare a Taranto di un negozio di sigarette elettroniche. “Questa mattina – racconta – i finanzieri dopo esser andati dai produttori e distributori della zona, sono andati in tutti i negozi che risutavano essere loro clienti. Quasi tutti siamo negozi che vendono prevalentemente sigarette elettroniche e abbiamo ampliato l’offerta anche alla cannabis light. Hanno sequestrato le confezioni di cannabis light e i vaporizzatori. Fortunatamento hanno capito la differenza tra vaporizzatori per erbe e per liquidi altrimenti mi avrebbero sequestrare tutto il magazzino. Purtroppo siamo caduti in una falla della legge. Il prodotto ci viene regolarmente venduto dai distributori e la presenza di Thc è minima. Credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza anche su questa legge e dire una volta per tutto cosa si può e cosa non si può vendere”. In totale il provvedimento ha colpito 39 operatori commerciale della provincia di Taranto e nove tra la Campania, Calabria, Lazio e Lombardia. L'articolo Cannabis light: maxi sequestro in 48 negozi, titolari denunciati per spaccio sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  12. di Stefano Caliciuri Si sono dati appuntamento presso la sede del Parlamento europeo per parlare di politiche anti-tabacco. Sono i maggiori rappresentanti di sanità pubblica, tra cui Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS; Francisco R. Lozano, presidente ENSP; Silvano Gallus, Istituto Mario Negri; Roberto Boffi, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Enzo Zagà, Presidente SITAB; Biagio Tinghino, Past President SITAB; Giuseppe Gorini, ISPRO. In collegamento audio ha partecipato anche Roberta Pacifici dell’Istituto superiore di sanità. Oltre a proposte volte a limitare la diffusione delle sigarette, gli esperti hanno anche evidenziato come la sigaretta elettronica debba essere maggiormente regolamentata. Le teoria degli istituti sanitari italiani, infatti, non prevedono che la sigaretta elettronica possa essere un ausilio per smettere di fumare ma il suo utilizzo è visto come una dipendenza tout court. O, almeno, non serve se il suo utilizzo non è “guidato” da un percorso medico. Gli esperti hanno redatto una piattaforma programmatica da sottoporre all’attenzione delle istituzioni politiche europee. questi i punti: “Aumentare in modo consistente la tassazione sulle sigarette di almeno 1 euro a confezione (pacchetto); adeguare il carico fiscale del tabacco per sigarette rollate a mano, degli altri prodotti del tabacco e dei prodotti del tabacco di nuova generazione (heated tobacco products) a quello delle sigarette convenzionali. Implementare l’attuale legge sui divieti di fumo, estendendola agli spazi aperti ad alta affluenza di pubblico, come pertinenze dei luoghi di cura, università, spiagge, stadi, concerti, stazioni, fermate dei mezzi pubblici, indipendentemente dalla presenza di bambini e donne in gravidanza. Estendere l’attuale divieto di fumo nei luoghi chiusi pubblici e nei luoghi di lavoro pubblici e privati e i divieti sulle pubblicità alle sigarette elettroniche e agli heated tobacco products. Fornire Linee Guida a livello nazionale per l’accreditamento dei Centri per il trattamento del tabagismo individuando risorse specifiche a sostegno di tale servizio, facilitando l’accesso dei fumatori e supportando allo stesso tempo i percorsi di formazione continua dei care givers; implementare e rendere stabili percorsi didattici sulla prevenzione e sul trattamento del tabagismo nelle università per i corsi di laurea di tutte le figure sanitarie; rendere rimborsabili i farmaci di provata efficacia per il trattamento del tabagismo, secondo criteri di appropriatezza, a partire dai pazienti già affetti da patologie croniche fumo-correlate. Utilizzando le maggiori entrate derivanti dall’aumento della tassazione (circa 2 miliardi per ogni euro di aumento a pacchetto), incrementare le risorse, nel Piano Nazionale della Prevenzione, per le attività strutturali e continuative di prevenzione del tabagismo, in particolare tra i giovani e le donne. Sostenere, inoltre, i servizi per il trattamento del tabagismo, le Quit Line e campagne di informazione e sensibilizzazione. Infine, allocare parte delle entrate per la conduzione di ricerca sul controllo del tabagismo, che sia indipendente dall’industria del tabacco e della sigaretta elettronica”. Punti di vista leciti se portati avanti da intransigenti rappresentanti della medicina e della salute. Ma fa specie considerare che proprio loro mettano sullo stesso piano il fumo di tabacco con il vapore, anche in mancanza di nicotina. Gli estremismi, è bene ricordarlo, non hanno portato alcun giovamento alla collettività. Anzi, spesso sono stati forieri di rivolte e innalzamento di muri e frontiere. L’istituto superiore di sanità e il ministero della salute fanno sapere che non tengono in considerazione le ricerche scientifiche effettuate dagli operatori del settore, siano essi multinazionali del tabacco o aziende del vaping. quando però si domanda perché non siano loro stessi a condurle, la risposta è sempre la stessa: “Non abbiamo i soldi”. Aspettiamo allora che qualche azienda di buon cuore, che magari produce bulloni o vestiti per bambini, decida di finanziare una ricerca sul vaping. L'articolo Per gli “esperti di salute” italiani il vapore è da vietare come il fumo sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  13. di Stefano Caliciuri Mentre la Ferrari si affida sempre di più a Philip Morris e ai suoi prodotti del tabacco, la casa automobilistica di lusso Bugatti sceglie l’azienda cinese YiHi per intraprendere un progetto di design e sviluppo comune. L’azienda produttrice delle sigarette elettroniche Sx Mini rinnoverà dunque il proprio parco batterie in partnerhip con l’azienda di origine italiana ma ormai passata in mnao francese. Una scelta che proietta il marchio YiHi ai vertici della scala di prestigio del vaping. L’intesa industriale è stata celebrata con un evento pubblico che ha richiamato l’attenzione dei maggiori media asiatici. Nel corso della cerimonia è stato firmato il protocollo d’intesa tra i vertici aziendali di YiHi e di Bugatti. L'articolo Anche Bugatti entra nell’industria del vaping: intesa con YiHi sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  14. di Barbara Mennitti Entra oggi in vigore il divieto di fumo nelle carceri scozzesi. Ma, come avevamo anticipato lo scorso agosto su Sigmagazine, i detenuti fumatori potranno sostituire la sigaretta di tabacco con quella elettronica, con grande vantaggio della loro salute e della qualità dell’aria negli istituti di detenzione. Lo Scottish Prison Service, l’amministrazione penitenziaria scozzese, sta infatti distribuendo gratuitamente sigarette elettroniche a tutti i carcerati che desiderano optare per la riduzione del danno. Le vendite dei prodotti del tabacco, invece, sono cessate già la settimana scorsa, anticipando di sette giorni l’entrata in vigore del provvedimento. Dunque anche la Scozia si avvia sulla strada percorsa da molte carceri inglesi e, più recentemente, francesi. Quella di salvaguardare la salute non solo dei detenuti, ma anche di tutti gli operatori carcerari, offrendo uno strumento che migliori la qualità della vita per tutti. Secondo i dati dello Scottish Prison Service il tasso dei fumatori fra i detenuti tocca quasi l’80 per cento. Una percentuale esorbitante che, comprensibilmente, espone ai pericoli derivanti dal fumo passivo anche i non fumatori, compreso chi in carcere ci lavora. Prima dell’entrata in vigore del provvedimento, l’amministrazione penitenziaria ha organizzato una serie di servizi di sostegno per i fumatori, fra cui gruppi di counselling e, soprattutto, ha garantito l’accesso agli strumenti sostitutivi. E, ancora una volta, si punta prima di tutto sulla sigaretta elettronica. Infatti anche quando sarà terminata la distribuzione dei kit gratuiti, i prodotti per il vaping rimarranno comunque in vendita all’interno delle carceri. Il direttore dell’amministrazione penitenziaria Colin McConnell dichiara alla Bbc di essere certo che la misura “migliorerà significativamente la salute, la qualità della vite e il senso di benessere di chi è nelle carceri, contribuendo a ridurre le ineguaglianze sanitarie”. Un passo avanti che viene reso, se non possibile certamente meno traumatico, proprio dal ricorso alla sigaretta elettronica. L'articolo Scozia, la sigaretta elettronica sostituisce il tabacco nelle carceri sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  15. di Stefano Caliciuri I medici di medicina generale sostengono la sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare e ridurre i danni fumo-correlati. Lo ha detto questa mattina Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale, riunita a congresso a Firenze. “I medici di medicina generale italiani sono, in Europa, tra quelli più competenti e sensibili ai problemi legati al fumo. Il problema che ci siamo posti è che a fronte di una diminuzione del numero dei fumatori e di un aumento purtroppo delle patologie legate al fumo, occorre fare un intervento su quella fascia di popolazione che non riesce oppure non desidera smettere di fumare. L’atteggiamento che abbiamo assunto – ha proseguito Cricelli- è prioritariamente di sviluppare tutti i sistemi che aiutano le persone a sospendere a smettere il fumo ma anche ad aiutare coloro i quali non riuscendo o non volendo devono essere protetti dal rischio rappresentato dal fumo tradizionale. Abbiamo dato supporto proprio alla riduzione del rischio.cNoi siamo convinti – ha concluso Cricelli – che gli strumenti moderni sia dal punto di vista della riduzione del rischio che della configurazione dell’uso siano in grado di diminuire in maniera sostanziale i danni che produce il vecchio fumo di sigaretta o di altri strumenti di fumo“. La posizione dei medici di medicina generale fa dunque ben sperare in ottica di sostenibilità degli strumenti di riduzione del danno. L'articolo La svolta dei medici di medicina generale: “Sigarette elettroniche sono efficaci” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine