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  1. Irlanda – The Irish Times: il sentimento anti-vaping nuoce alla salute Un appello contro il sentimento anti-vaping è arrivato da un commento apparso sulle autorevoli pagine di The Irish Times, il quotidiano più importante del Paese. “Il fatto che tanti ex fumatori incalliti hanno smesso attraverso lo svapo è una buona cosa“, ha scritto Muiris Houston. Le autorità irlandesi impegnate a difesa della salute dei cittadini dovrebbero abbandonare atteggiamenti attendisti se non negativi: “È tempo che i residenti della torre d’avorio scendano e inalino la vita reale nelle trincee dei fumatori“, ha concluso l’Irish Times. Hong Kong – Arriva in Parlamento l’emendamento che può proibire il vaping Dopo gli annunci draconiani pronunciati nello scorso autunno dal leader dell’esecutivo Carrie Lam, Hong Kong promette di passare ai fatti in tema di proibizionismo sul vaping. La prossima settimana il Consiglio legislativo (l’assemblea parlamentare della Regione amministrativa speciale della Repubblica popolare cinese) discuterà in prima lettura un emendamento alla Legge sul fumo, che ha come oggetto proprio gli strumenti alternativi alle sigarette tradizionali. Si va verso un divieto totale. Sigmagazine approfondisce i punti in discussione. Giappone – Japan Tobacco si prepara a un nuovo calo di utili Dopo un incerto 2018 (-1,7%), il colosso asiatico Japan Tobacco (Jti) mette in conto un ulteriore calo dell’utile netto nel 2019, tra il calo della domanda in Giappone e le acquisizioni di asset all’estero (Etiopia, Bangladesh, Grecia, Russia). Tra le iniziative per rilanciare gli utili, il lancio di nuovi riscaldatori di tabacco. Usa – L’Indiana studia leggi restrittive sul vaping e nuove tasse Seguendo iniziative analoghe in altri Stati nordamericani, anche l’Indiana potrebbe giungere presto a elevare da 18 a 21 anni l’età per l’acquisto delle sigarette elettroniche (come di prodotti del tabacco). Il Senate Health Committee sta inoltre studiando il divieto di detenzione di liquidi anche non contenenti nicotina per i minorenni e un aumento delle tasse sui prodotti del vaping che ha già inquietato gli addetti ai lavori. Usa – Nuovo rapporto rinfocola polemiche sul vaping giovanile e la Fda convoca Juul Prima le anticipazioni, ora la pubblicazione. Il nuovo rapporto dell’americano Centers for Disease Control and Prevention sull’uso dei prodotti del tabacco da parte dei minori negli Stati Uniti nel 2017-2018 torna a suscitare polemiche. Il tema è sempre quello caldissimo del vaping fra i giovani. I dati erano già stati criticati da molti, ora tornano a far rumore, soprattutto riguardo alla sigaretta elettronica: fra il 2017 e il 2018, spiega il report, i giovani che usano l’ecig sono aumentati di 1,5 milioni. Il Centers fo Disease Control collega apertamente questo incremento alla comparsa sul mercato americano di Juul, la piccola pod-mod precaricata con alte concentrazioni di nicotina (vietate in Europa) e che detiene oltre il 70% del mercato statunitense del vaping. La Fda ha reso noto di aver chiesto un incontro ai vertici di Juul e di Altria (il gruppo di cui fa parte Philip Morris Usa, che ha recentemente comprato una quota di minoranza della startup californiana) per sollecitare l’attuazione delle promesse di contrasto all’uso dei loro prodotti da parte dei giovani. Sigmagazine ha approfondito l’intero dibattito. Israele – L’irresistibile attrazione di Tel Aviv per le aziende del vaping Sarà Israele la nuova mecca delle industrie legate al vaping? Probabile, ha scritto il forum ebraico francese, visto che Tel Aviv si sta imponendo sempre più come centro mondiale dell’innovazione. Già centro finanziario del Paese, Tel Aviv giova di una popolazione molto giovane, di istituti di istruzione di eccellenza e di un’atmosfera favorevole all’impresa privata che guarda al futuro. Molte aziende digitali vi hanno trovato negli ultimi anni la loro sede. E in quanto industria legata alla tecnologia, quella del vaping appare predestinata a creare una sua colonia sulle rive del Mediterraneo Orientale. Belgio – Entrato in vigore nelle Fiandre il divieto di svapo in auto con minori di 16 anni Se in auto sono presenti minori di 16 anni non è più permesso di svapare. La legge è entrata in vigore nella regione belga delle Fiandre. La sua violazione prevede una sanzione fino a mille euro. Unione Europea – Interviene la Commissione sul legame F1-sponsorizzazioni del tabacco Dopo l’inchiesta delle autorità australiane che aveva preso le mosse da Ferrari, anche la Commissione europea ha deciso di vederci chiaro nella questione degli escamotage promozionali che legherebbero team di Formula 1 e multinazionali del tabacco. Dopo il WinNow che compare sulle livree della Ferrari associate alle Marlboro di Philip Morris, anche McLaren ha deciso di inserire lo slogan “A better tomorrow” nel quadro di un’intesa di sponsorizzazione con British American Tobacco. Ora Bruxelles vuol stabilire se queste campagne siano legali rispetto alla direttiva del 2003 che regola la pubblicità dei prodotti del tabacco all’interno dei paesi membri dell’Ue. Germania – A Berlino chiusi oltre trenta shisha-bar Dalle parole ai fatti. Dopo l’allarme lanciato dalle autorità sul fenomeno dei shisha bar a Berlino, l’ufficio della sicurezza del quartiere di Schöneberg-Tempelhof (di fatto l’organismo che gestisce l’ordine pubblico nel quartiere) ha disposto la chiusura di trenta esercizi. La motivazione riguarda i livelli pericolosi di monossido di carbonio, accumulatosi in locali privi di adeguata ventilazione a valori fino a dieci volte superiori ai limiti di legge. In un blitz successivo, la polizia è invece intervenuta per mettere i sigilli a due locali nel quartiere di Neukölln. I shisha bar, moltiplicatisi vertiginosamente negli ultimi anni, sono entrati nel mirino della polizia berlinese anche per il sospetto di costituire centri di ritrovo della fiorente criminalità araba, motivo per cui il mondo del vaping tedesco farebbe bene a tirare una chiara linea di demarcazione: proprio a Berlino, la principale fiera del vaping cittadina coabita con quella delle pipe ad acqua. Germania – Sequestrati a Berlino 40 chili di tabacco illegale per shisha E in settimana lo shisha si guadagna ancora una citazione nella cronaca nera berlinese. La polizia ha sequestrato 40 chilogrammi di tabacco di contrabbando per shisha in una serie di perquisizioni avvenute nei quartieri di Charlottenburg e Kreuzberg. L’azione rientra nel piano delle autorità cittadine contro i shisha bar. Nelle perquisizioni sono state sequestrate anche delle armi improprie: un coltello, un machete e una mazza da baseball. America/Europa/Asia/Africa – L’atlante del vaping tassato: in quali Paesi i balzelli pesano di più Panoramica sui paesi che tassano i liquidi per sigarette elettroniche. Un utile vademecum che Sigmagazine ha raccontato in italiano sulla base di una ricerca di Jim Mc Donald su Vaping 360. Francia – L’atlante del tabagismo: Costa Azzurra maglia nera, nella regione di Parigi i più virtuosi Pubblicato in Francia l’atlante del tabagismo, una fotografia del Paese visto dall’angolatura dei fumatori di età compresa fra i 18 e i 75 anni. I dati provengono dall’agenzia sanitaria della salute pubblica e si riferiscono al 2017. La regione in cui si fuma di più è quella meridionale della Costa Azzurra con il 32,1%, la più virtuosa è quella che circonda la capitale, l’Île-de-France che totalizza il 21,3%. Quattro sono le regioni che superano la media nazionale: Paca (Provence-Alpes-Côte d’Azur) con il 32,1%, Hauts-de-France con il 30,5%, Occitanie 30,3% e Grand-Est 30,1. Usa – Lo stress è il fattore che accresce il numero delle fumatrici In poco più di dieci anni, dal 2002 al 2015, è raddoppiato il numero delle donne decedute per malattie legate al tabacco. Lo ha reso noto una statistica dell’Istituto nazionale americano sulla tossicomania, secondo la quale la terapia sostitutiva con nicotina ha maggiore efficacia sugli uomini che sulle donne. Uno studio dell’Università di medicina della Carolina del Nord ha poi evidenziato come le donne siano più inclini a fumare degli uomini, se esposte a stress. L'articolo SVAPOWORLD – Notizie internazionali dal 10 al 16 febbraio proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  2. L’uso della sigaretta elettronica durante la gravidanza non è associato a un minore peso del feto alla nascita o a nascite premature. A dirlo è uno studio di coorte (un tipo di studio osservazionale) dal titolo “Electronic cigarette use in pregnancy is not associated with low birth weight or preterm delivery”, pubblicato nel numero di gennaio dall’American Journal of Obstetrics & Gynecology. Si tratta di uno studio irlandese condotto, fra gli altri, da Brendan P. McDonnel del Coombe Women and Infants University Hospital di Dublino. A quanto dichiarano gli autori, si tratta del primo studio prospettico sulla relazione fra l’uso dell’ecigarette e gli esiti sul feto e sulla madre. I ricercatori hanno identificato 129 donne che erano utilizzatrici esclusive di sigaretta elettronica, hanno raccolto gli esiti sulla madre e sul neonato dopo il parto, paragonandoli a quelli di un gruppo di fumatrici e uno di non fumatrici. Secondo quanto riportato dallo studio, i bambini nati dalle svapatrici avevano un peso alla nascita medio di 3482 grammi (+/- 502 grammi), cioè molto simile a quelli nati dalle non fumatrici (3471 granni +/- 504 grammi). Era invece significativamente maggiore – si legge nella ricerca – a quello dei neonati delle fumatrici, che pesavano in media 3166 grammi (+/- 502 grammi). Il tempo medio della gestazione era simile per tutti i gruppi, mentre i percentili medi alla nascita (unità di misura utilizzata per stabilire come procede la crescita del bambino in peso e altezza) dei neonati delle vaper erano simili a quelli delle non fumatrici ma significativamente maggiori di quelli delle fumatrici. Anche gli altri parametri osservati nello studio (bisogno di induzione del parto, emorragie post parto, eccetera) confermavano la similitudine fra madri utilizzatrici di ecig e non fumatrici. Sicuramente si tratta di un tema che va affrontato con estrema cautela, visto che riguarda non solo la salute degli adulti, ma anche e soprattutto quella dei nascituri. Ma i dati sulle donne che non riescono a smettere di fumare durante la gravidanza, dimostrano che è un tema di cui i medici devono occuparsi e lo studio dei ricercatori irlendesi può essere un piccolo tassello per la salute delle madri e dei figli. L'articolo Nuovo studio sull’uso della sigaretta elettronica in gravidanza proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  3. “Il tabacco riscaldato è tossico per i polmoni come le sigarette tradizionali. Della sigaretta elettronica, invece, ancora si sa poco ma certamente riduce notevolmente il danno“. Sono le conclusioni a cui è arrivato lo staff di ricercatori australiani dopo aver esaminato gli effetti del fumo tradizionale, del fumo da tabacco riscaldato e del vapore dell’ecig su bronchi e polmoni. I risultati non hanno lasciato spazio a dubbi: il fumo di sigaretta e il fumo di tabacco riscaldato erano molto tossici per i bronchi a tutti i livelli di concentrazione, mentre i vapori della sigaretta elettronica diventavano tossici soltanto se utilizzata a temperatura elevata con resistenze non adatte. “Ciò che emerge – si legge nel comunicato dei ricercatori – è che il tabacco riscaldato non è affatto meno tossico per le cellule polmonari rispetto alle sigarette. Sono tossici per le cellule dei nostri polmoni, e il tabacco riscaldato è anche dannoso come la sigaretta tradizionale“. E concludono: “Il tabacco riscaldato non è un sostituto sicuro della nicotina“. Qui la ricerca completa. L'articolo “Il tabacco riscaldato è tossico per i polmoni come le sigarette” proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  4. Torna in Italia un marchio storico del vaping europeo. Grazie ad un accordo con Tornado Juice, infatti, i liquidi per sigaretta elettronica dell’azienda gallese Decadent Vapours saranno nuovamente distribuiti in Italia. “Si tratta di liquidi che erano piuttosto famosi fra il 2013 e il 2014, – spiega Giacomo Moretti, uno dei titolari di Tornado Juice – poi spariti dalla circolazione nel nostro Paese per mancanza di un distributore”. Decadent Vapour produce eliquid dal 2009 ed è un brand pluripremiato all’interno del Regno Unito. Tornado Juice avrà l’esclusiva per la distribuzione in Italia dei liquidi in flacone da 10 ml a norma Tpd. La linea dei 10 ml è composta da 22 gusti che vanno dai tabaccosi sintetici ai cremosi e ai fruttati e conta sia aromatizzazioni semplici monogusto che ricette più complesse. Fra queste si segnala l’assenzio, nominato nel 2016 e nel 2017 come Best beverage Flavour dalla rivista specializzata britannica Vapouround. I liquidi Decadent Vapours hanno la certificazione di qualità Iso 9001. Dalla prossima settimana, i rivenditori potranno acquistarli sul sito di Tornado Juice nella apposita area a loro dedicata. Non saranno, invece, venduti direttamente al pubblico. L'articolo Con la distribuzione di Tornado Juice tornano gli storici Decadent Vapour proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  5. La Direzione generale salute e sicurezza alimentare della Commissione europea inizia a muoversi in vista della revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco (Tpd), in particolare per quanto riguarda la sigaretta elettronica e i liquidi da inalazione. E lo fa chiedendo un parere scientifico al Comitato scientifico sui rischi emergenti per la salute e l’ambiente, lo Scheer. Si tratta di un organo che ha il compito di fornire alla Commissione gli indirizzi scientifici necessari per la preparazione di politiche attinenti alla sicurezza del consumatore, la salute pubblica e l’ambiente. Quello stesso organo che giusto un mese fa aveva pubblicato uno statement in cui inseriva la sigaretta elettronica fra le emergenze sanitarie a cui porre attenzione. Nella richiesta della Dg salute allo Scheer, dopo aver ricordato le previsioni della Tpd per quanto concerne le ecig, si ricorda come l’articolo 28 della Direttiva assegni alla Commissione il compito di fornire un rapporto sull’applicazione della stessa al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato europeo economico e sociale e al Comitato delle regioni entro il 20 maggio 2021. Sempre lo stesso articolo indica di prestare particolare attenzione alle sigarette elettroniche, in quanto prodotto nuovo, e di fornire proposte emendative della Direttiva. Le questioni aperte, si legge nella richiesta della Dg, riguardano in particolare “il ruolo delle sigarette elettroniche in relazione al loro uso e agli effetti nocivi sulla salute (effetti a breve e a lungo termine), il loro ruolo come porta d’ingresso verso il fumo / iniziazione al fumo (con particolare attenzione ai giovani), il loro ruolo nella riduzione del danno / cessazione del fumo di tabacco tradizionale e i rischi associati alla loro composizione chimica (il numero e il livello delle sostanze tossiche)”. Dunque la Dg chiede un “assessment”, una valutazione, sulle sigarette elettroniche allo Scheer, identificando i seguenti temi specifici: il loro uso e gli effetti nocivi sulla salute (a breve e lungo termine ); il rischio associato al loro design tecnico e alla composizione chimica (numero e livello di sostanze tossiche) e all’attuale quadro normativo europeo (concentrazione di nicotina e limiti); il loro ruolo come porta d’ingresso verso il fumo / iniziazione al fumo (con particolare attenzione ai giovani), il loro ruolo nella cessazione del fumo di tabacco tradizionale). Il lettore attento avrà notato che fra le questioni aperte e le richieste allo Scheer è scomparsa una voce, quella relativa alla riduzione del danno, che avrebbe potuto far pendere l’ago della bilancia almeno un po’ in favore della sigaretta elettronica. La questione non è espressamente citata nell’articolo 28 della Tpd, ma non lo sono nemmeno altre che sono inserite, invece, della richiesta al Comitato. Una svista? Oppure la questione della riduzione del danno viene ritenuta implicita e sarà comunque affrontata? Speriamo e vedremo. Lo Scheer ha tempo fino a settembre/ottobre 2020 per redigere il suo parere, in modo che possa essere incluso nel report da presentare entro il 20 maggio 2021. L'articolo Ecig, l’Europa vuole un parere scientifico ma non sulla riduzione del danno proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  6. Scienza e conoscenza condite da una lunga tradizione nella comunicazione scientifica sono gli elementi che hanno formato una nuova collaborazione tra aziende. La novarese FlavourArt, specializzata nella produzione di aromi alimentari e liquidi per lo svapo per la sigaretta elettronica ha fatto la sua scelta individuando in Mason&Partners la sua compagna di viaggio nel campo della comunicazione sia Corporate che di prodotto. FlavourArt è stata fondata nel 2006 da un’idea dei coniugi Massimiliano Mancini e Anna Facchino. L’idea originaria era quella di creare una piccola azienda per la produzione di aromi alimentari, avendo come fondamento la oltre ventennale esperienza lavorativa in importanti multinazionali del settore, la ricerca della perfezione, della qualità e della sicurezza. “Abbiamo accettato con entusiasmo la strategia pensata per noi da Mason&Partners perché condividiamo gli stessi valori: l’attenzione alle esigenze del cliente e la scientificità dei messaggi” ha dichiarato Massimiliano Mancini, AD di FlavourArt che ha aggiunto: “Riteniamo che un partner competente sia necessario a diffondere informazioni corrette ai confronti dei media prima, e del pubblico poi”. “La lunga collaborazione con la Società Italiana di Tabaccologia e la conoscenza dei temi relativi al tabagismo e della riduzione del rischio –aggiunge Johann Rossi Mason, fondatrice dell’agenzia romana – sono le competenze che abbiamo messo a disposizione di FlavourArt. Una conoscenza che parte da un interesse personale e che mi ha portato a firmare già tre libri sulle problematiche sanitarie collegate al tabagismo”. Dal 2014, partita pionieristicamente in un settore in via di sviluppo, FlavourArt ha conquistato la ribalta internazionale nella produzione di liquidi e aromi per sigarette elettroniche. “Riteniamo che quello con FlavourArt potrà essere un sodalizio solido – ha concluso Rossi Mason – ci ha convinto la collaborazione con Trusticert, start up scientifica dell’Università Bicocca di Milano che testa e pubblica i risultati delle ricerche nell’ottica di dare garanzie di sicurezza al consumatore, oltre all’imprinting fortemente innovativo della parte industriale. Inoltre i test sono eseguiti con metodologie che non prevedono l’uso di cavie animali, un aspetto che condividiamo fortemente”. L'articolo FlavourArt sceglie Mason&Partners per la comunicazione aziendale proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  7. Quali Paesi tassano i liquidi per sigaretta elettronica? E perché lo fanno? Se ne occupa in maniera lunga e dettagliata Jim McDonald su Vaping 360 in un articolo che vale la pena di leggere e conservare. La risposta alla seconda domanda è semplice e complessa allo stesso tempo. Il consumo di tabacco porta nelle casse dei governi risorse ingenti e se questo flusso di denaro inizia ad essere minacciato, il prodotto a cui si rivolgono i fumatori diventa “un obiettivo naturale” per le autorità fiscali. “È quasi irrilevante – spiega McDonald – se i prodotti del vaping meritino o meno di essere tassati. I governi vedono che allontanano le persone dal tabacco e capiscono che devono porre rimandi al gettito perduto”. Con i prodotti del vaping, però, che sono nati per ridurre i danni da fumo, il legislatore si trova in una evidente contraddizione. Le tasse specifiche su un prodotto sono giustificate da vari fattori. Per esempio se vogliono disincentivare un comportamento a rischio, come bere alcool e fumare. Non a caso spesso quelle sull’alcool e sul tabacco sono definite “sin taxes”, tasse sul peccato, perché prendono di mira un comportamento a rischio. Non solo. I danni causati dal fumo e dall’alcool impongono un costo sanitario alla società, che si dovrà accollare le spese per curare le eventuali malattie fumo o alcool correlate. In quest’ottica, può apparire dunque giustificato rendere più costoso un comportamento che, a sua volta, costerà alla comunità. Ma è etico imporre tasse specifiche su prodotti che aiutano ad abbandonare i comportamenti a rischio? Un dilemma di non facile soluzione per molti legislatori che, non a caso, sono spesso pronti ad accogliere con favore – con qualche lodevole eccezione – le posizioni più caute o addirittura ostili verso i nuovi prodotti da parte delle autorità sanitarie. E come si stanno orientando i vari Paesi? Dopo una complessa panoramica fra gli Stati degli Usa e le loro contee, dove brillano per prelievo fiscale il Minnesota, Washington DC e la California, McDonald arriva all’Europa. Fra i Paesi dell’Unione europea, gli unici ad avere una tassa specifica sui tutti i liquidi per inalazione (con e senza nicotina) sono Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lettonia, Ungheria. Oltre naturalmente all’Italia, che però dal 1 gennaio 2019 ha ridotto di molto il prelievo fiscale e tassa gli eliquid con nicotina il doppio di quelli senza. A tassare solo i Pli con nicotina sono Portogallo, Romania, Slovenia e Svezia, mentre la Lettonia ha una tassa di base che aumenta in base al contenuto di nicotina. La Croazia ha in programma una tassazione specifica ma non l’ha ancora attuata, mentre in Polonia la tassa entrerà in vigore il 30 giugno del 2020 Nell’Europa extra Ue tutti i liquidi sono soggetti a tassa specifica in Montenegro, in Serbia e in Azerbaijan; l’Albania tassa solo i liquidi con nicotina e la Russia tassa i prodotti usa e getta e i liquidi con nicotina. Nel resto del mondo, conclude McDonald, sono la Corea del Sud, l’Indonesia, il Kenya e il Bahrain a tassare i liquidi per ecigarette. Ricordando, però, che in molti Paesi asiatici l’uso dello strumento è vietato o ne è vietata la vendita e l’importazione. A questo link l’articolo di Vaping 360. L'articolo Sigarette elettroniche: quali Paesi tassano i prodotti del vaping? proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  8. Torniamo sulla “vexata quaestio” relativa al contenuto di nicotina delle sigarette al tabacco, unitamente ad un raffronto con la nicotina presente nei liquidi e-cig. Iniziamo da quanto dichiarato dai produttori di tabacco. Per prima cosa occorre dire che non esiste una normativa di riferimento che permetta di costruire delle macchine da aspirazione che simulino la “tirata” umana in modo definito e replicabile. Tutti i tentativi fatti in passato per imporre una regolamentazione univoca per le macchine da aspirazione delle sigarette sono falliti miseramente. Oggi non esistono standard adatti a certificare univocamente le prestazioni di queste macchine. Al tempo in cui era ancora permesso pubblicare i dati relativi alle sostanze pericolose sui pacchetti di sigarette ogni produttore si auto-costruiva le macchine da aspirazione. In pratica i produttori di sigarette erano i certificatori di loro stessi. È di tutta evidenza, quindi, che i dati pubblicati sui pacchetti di sigarette non fossero assolutamente attendibili. Peggio. Questi dati erano persino fuorvianti, perché non era specificato correttamente se le quantità indicate erano relative ad una sigaretta o a tutto il pacchetto. In realtà i dati pubblicati erano relativi ad “una” sigaretta. Le lobby del tabacco hanno lavorato benissimo per fare in modo di avere la massima libertà e autonomia sia sugli esami delle sostanze tossiche sia sui dati da pubblicare. Sui pacchetti di sigarette abbiamo visto apparire di tutto, con terminologie spesso oscure. Tra tutti i termini più controversi apparsi sui pacchetti di sigarette, il termine “condensato” è quello maggiormente privo di significato, perché non descrive l’esatta composizione del materiale residuale, il “condensato” appunto. Ad esempio, nonostante la pessima (e pericolosa) abitudine di usare sciroppo di glucosio nella concia del tabacco, non veniva indicata la percentuale di aldeidi (acetaldeide e formaldeide, tra le sostanze più cancerogene che esistano) derivate dalla combustione del glucosio che restano nel “condensato”. La quantità di nicotina, poi, era e resta del tutto teorica, perché – ancora una volta – non fa riferimento ad una specifica norma di accertamento ma ad un contenuto teorico, misurato “a spanne” in quel materiale residuo nel filtro della macchina da aspirazione. Un altro fattore completamente ed artatamente ignorato è il rapporto tra fumo inalato e fumo esalato. Questo rapporto è fondamentale per capire il livello di danno perché un fumo con materiali che si “attaccano” più volentieri alle pareti delle nostre cavità interne è più dannoso di un fumo che contiene componenti meno adesive. Molti fumatori ricordano un fatto interessante. Il filo di fumo che si alza dalla sigaretta accesa è azzurrino, mentre quello esalato dal fumatore è bianco. La ragione di questa differenza sta nella presenza delle polveri sottili – le famose PM10 – che hanno, appunto, iridescenze azzurre. Quindi è evidente che buona parte delle polveri sottili presenti nel fumo di sigaretta si fermano nel nostro corpo. La differenza, quindi, tra fumo inalato e fumo esalato è non secondaria e andrebbe convenientemente investigata. Ma qui il problema è a monte: se non abbiamo una solida base di misura comparativa tra volume di fumo inalato e quello esalato, come facciamo a valutare la quantità di materiale che resta nei polmoni del fumatore? Quello che possiamo ipotizzare è un semplice valore stimato. Sulla scorta di questo ragionamento viene da domandarsi come sia possibile affermare che quella indicata sui pacchetti fosse davvero la quantità di nicotina che noi assumiamo quando inaliamo il fumo di sigaretta. Non dico a priori che questi numeri fossero “farlocchi”, ma sarebbe meglio poter vedere la documentazione tecnica che funge da normativa di riferimento, alla quale gli enti che forniscono questi numeri si appoggiano. O, nel caso di Aams, quali siano le metodologie con le quali essa “certifica” le quantità di nicotina dichiarate dai produttori. Perché Aams, quando ripubblica quei dati, si assume la responsabilità di affermare che siano corretti. Ma corretti in base a cosa? In base a quali metodologie? Quali normative? Ad esempio è ipotizzabile che il laboratorio Aams abbia condotto esami di tipo gas-cromatografico o mediante lo spettrometro di massa. Quale è il tipo di preparazione dei campioni usati in questi esami? Macerazione del tabacco? In quale soluzione? Quale è la metodologia seguita? Esistono rapporti di laboratorio o documenti di certificazione che confermano i dati sulla nicotina dichiarati dai produttori? Ecco, da cittadini noi dovremmo pretendere questi dati, questi rapporti, questi certificati. In passato alcuni laboratori indipendenti avevano valutato che, rispetto al quantitativo indicato sui pacchetti di sigarette, le quantità riscontrate sia di nicotina che di altri materiali tossici erano dalle 4 alle 6 volte superiori a quanto indicato sui pacchetti di sigarette. Nessuno ha mai potuto assistere ai test in laboratorio effettuati dai produttori di tabacco e nessuno ha mai potuto analizzare, in modo autonomo, quei risultati alla luce della ripetizione dei test in ambiente neutrale, ovvero presso laboratori non implicati in alcun modo in rapporti con i produttori di tabacco. La ripetitività di un test (ovvero la possibilità di avere i medesimi risultati a partire dalle medesime condizioni di base) è il fondamento della scienza. In buona sostanza, non essendo possibile replicare quei test, non è nemmeno possibile dire se i risultati di quei test erano affidabili o fasulli. È quindi lecito sospettare che i dati oggi disponibili siano ancora provenienti dai produttori di tabacco e non da analisi effettuate con esami di laboratorio seri e ripetibili. Per non parlare delle macchine di simulazione respiratoria che, di fatto, non sono mai state progettate e standardizzate. La Comunità europea è nota per affidarsi a standard consolidati e certificati da enti di portata e autorevolezza mondiale quali, ad esempio, l’organizzazione Iso (International Standard Organization). Mi domando come mai non siano mai stati creati, diffusi e documentati a livello capillare gli standard per la progettazione di macchine da simulazione della respirazione delle sigarette. Questo è un capitolo assai triste dell’azione della Comunità Europea che, ultimamente, invece di agire con tutta la propria influenza per ottenere la creazione di uno standard per la misura delle emissioni e del contenuto del fumo di tabacco, ha abdicato la propria funzione e ha preferito fare rimuovere le scritte dei dati sui materiali tossici dai pacchetti di sigarette con la scusa patetica che quei dati non erano affidabili e, quindi, fuorvianti. Un comportamento quantomeno incomprensibile per un ente che vorrebbe standardizzare anche il raggio di curvatura delle banane… Nel caso del tabacco, invece, non si creano gli standard di misurazione. Un comportamento davvero bizzarro, mi sembra di poter dire. Avanzo un’ipotesi “cattiva”: bravissimi lobbisti del tabacco al lavoro? L’assunzione della nicotina nelle ecig Oggi esistono sostanzialmente due tipologie di ecig: quelle per smettere di fumare e quelle ricreative. La prima categoria va sotto il nome di “inalatori per il tiro di guancia” mentre la seconda va sotto il nome di “inalatori per il tiro di polmone”. Il primo si chiama “tiro di guancia” perché nella tirata di sigaretta intervengono principalmente i muscoli della bocca, della faringe e della laringe. Dopo avere riempito il cavo orale il vapore viene re-inalato attraverso una breve azione polmonare che lo sposta nei rami principali (quelli più grandi) dell’albero tracheo-bronchiale. Solo in minima parte il vapore raggiunge gli alveoli. Ciò succede perché il tiro di guancia è caratterizzato da almeno due azioni distinte: quella primaria dei muscoli del cavo orale e delle vie aeree superiori, e quella secondaria, dello spostamento del vapore/fumo inalato dalla bocca all’albero tracheale principale. Queste due azioni non generano un volume di aspirazione sufficiente a riempire totalmente la cavità polmonare. Nel cosiddetto “tiro di polmone”, invece, tutta la cassa toracica, compreso il diaframma, contribuisce all’azione di inalazione e il vapore raggiunge ogni recesso dell’albero tracheo-bronchiale, arrivando sino ai bronchioli e alla maggior parte degli alveoli. In questo caso, attraverso un’unica azione che, di fatto, è la medesima di quella respiratoria normale, la cassa toracica si gonfia, il diaframma si abbassa e i polmoni si riempiono di vapore. La prima conseguenza è che la quantità di liquido consumato è molto maggiore: dalle tre alle sei volte rispetto al tiro di guancia. La seconda conseguenza è che la quantità di nicotina in entrata nella cavità polmonare potrebbe essere molto superiore a quella che si ottiene normalmente con il “tiro di guancia”: come detto dalle tre alle sei volte. Dobbiamo considerare, inoltre, alcuni fattori fluidodinamici che caratterizzano il sistema di vaporizzazione. Questi fattori sono così riassumibili: Tipo di circolazione dell’aria nell’atomizzatore (lunghezza del camino, superficie della camera interna, dimensioni dei fori dell’aria ecc.); Tipo di build delle coil (tipo di wirinig cioè i fili resistivi; oppure la densità del tessuto delle mesh o delle piastrine vaporizzanti ecc.); Lunghezza del tiro e del volume di vapore inalato, dipendente dal volume polmonare dell’utente; Superficie del metallo delle componenti resistive esposta al liquido; Quantità di energia (i Watt) applicata a quella superficie. La quantità di energia meccanica sprigionata dall’azione inalatoria, che varia con la potenza muscolare del singolo individuo. Questi fattori (insieme a molti altri) modificano grandemente la concentrazione del liquido nel vapore emesso e, di conserva, la quantità di nicotina che potrebbe entrare nei polmoni. Di fatto, con atomizzatori polmonari le concentrazioni di nicotina sopra i 3 mg/ml sono del tutto inaccessibili per la maggior parte degli utenti, pena una tosse violenta che fa desistere immediatamente. La nicotina, infatti, è piuttosto irritante e una simile quantità risulterebbe insopportabile per la quasi totalità dei fumatori. La grande risorsa per smettere con il tabacco: la nicotina Sugli effetti che la nicotina svolge nel nostro corpo sono stati scritti innumerevoli “tomi”. Io mi limito a riportare quella che è l’esperienza di moltissimi utenti di ecig: nel tempo tuttihanno progressivamente ridotto il consumo di nicotina. La stragrande maggioranza degli svapatori che hanno tenuto duro ha raggiunto (e raggiunge) il livello zero nicotina dopo un periodo che varia tra i sei mesi e i due anni. Dopo un po’ di tempo che si usa un certo livello di nicotina il nostro corpo ci manda dei segnali per dirci che quel livello è eccessivo: si sente un bruciore in gola, il “tiro” viene percepito progressivamente sempre più “forte” sino a diventare fastidioso. A quel punto si riduce il tasso di nicotina: da 9mg/ml si passa a 6, da 6 a 4, dal 4 al 2, da 2 a 1mg/ml o meno fino ad arrivare a zero. La domanda semplice è: se la nicotina fosse davvero la responsabile dell’assuefazione, come è possibile che gli utenti delle ecig possano ridurla fino ad arrivare a zero? È di tutta evidenza che la nicotina non sia la vera responsabile del comportamento compulsivo – a volte anche gravemente compulsivo – dei tabagisti. Inoltre, fatti quattro conti, vediamo che le quantità di nicotina contenute nei liquidi sono estremamente più basse di quanto contenuto nelle sigarette al tabacco, se teniamo presente le quantità indicate sui pacchetti di sigarette e fatte le debite proporzioni. Se prendiamo il contenuto di una ben nota marca di “bionde” che dichiara 0,80 milligrammi, iniziamo con il moltiplicare questa quantità per 20. Se prendiamo per buoni i dati dichiarati dai produttori troviamo, quindi, 16 milligrammi per pacchetto di sigarette. Ma questo, lo sappiamo, non è il contenuto vero ma il contenuto del residuo di aspirazione delle macchine (autocostruite e prive di standard di riferimento). Il contenuto vero dovrebbe essere di 4 – 6 volte superiore, come riscontrato in studi indipendenti. È lecito, quindi, aspettarsi un contenuto (inalato) pari ad almeno 16×5 = 80 milligrammi di nicotina per pacchetto di sigarette. I calcoli fatti partendo dal contenuto di nicotina del vegetale del tabacco dicono cose ben diverse. È in letteratura che la percentuale di nicotina presente nel tabacco ammonta, in genere, ad un valore compreso tra il 3,2% ed il 3,5 % del peso del vegetale. Una quantità molto elevata. Inoltre, alcuni tabacchi geneticamente selezionati come il famoso Y1 ne contengono il doppio, ma non si sa se questo tabacco sia ancora commercializzato in Europa. In un pacchetto di sigarette ci sono circa 12-15 grammi di tabacco (fonte Aams). Se moltiplichiamo questo peso per 3% otteniamo 400 milligrammi di nicotina per pacchetto di sigarette, decisamente un valore più credibile dei dati riportati dai produttori di tabacco. Se facciamo un raffronto con i 180 milligrammi di nicotina contenuti in un flacone di liquido da 10ML a tenore 18mg/ml e, inoltre, se teniamo in considerazione il fatto che in un flacone da 10ml si trovano un numero di “tiri” pari a 5/6 pacchetti di sigarette, vediamo che il contenuto di nicotina che viene inalato con la ecig è infinitamente più basso della nicotina inalata con le sigarette al tabacco. Inoltre dobbiamo sempre tenere presente che un conto è il contenuto vero ed un conto è quello che è il volume “assunto” di nicotina, perché buona parte del vapore se ne va con l’espirazione del vapore stesso che, nelle sigarette elettroniche, è davvero tanto. Ricordo, per dovere di documentazione scientifica, che la nicotina che si assume con il fumo di sigarette è spesso legata ad altre sostanze, perché proviene da un processo di combustione. Nei liquidi per ecig, invece, la nicotina è pura. Quindi, alla luce di quanto esposto sin qui appare evidente come non ci sia davvero storia: la nicotina presente nei liquidi ecig è pura, più pulita, non legata ad altre sostanze tossiche e in quantità inferiore a quella del tabacco. Essendo pura questa nicotina è molto più “disponibile” per il nostro corpo e, quindi, ne basta molto meno. La nicotina dei liquidi ecig, inoltre, viene progressivamente rifiutata dal nostro corpo fino a farci arrivare a zero, quando ci siamo definitivamente liberati della dipendenza. La “disponibilità” della nicotina è un problema serio che alcune marche di sigarette hanno affrontato aggiungendo ammoniaca al tabacco, per renderla maggiormente disponibile e, quindi, per aumentare la dipendenza. È famoso il film The insider con Al Pacino e Russel Crow, che racconta proprio questa storia. Quindi sino a quando non disporremo di studi scientifici e di dati scientificamente replicabili sarà il caso di fidarci del nostro istinto che ci dice che introdurre nel nostro corpo sostanze come il catrame, le aldeidi, la paraffina, l’acido cianidrico e il monossido di carbonio è proprio da evitare. Il problema della nicotina è secondario di fronte ai veleni contenuti nelle sigarette al tabacco come l’acido cianidrico, usati per le sentenze capitali in Paesi che, lo ricordiamo, sono i principali produttori di tabacco al mondo. Non lasciamoci ingannare da quello che è proprio letteralmente “fumo negli occhi”. L'articolo Nicotina, tabacco e sigarette elettroniche: miti, dubbi e qualche certezza proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  9. Se da un lato il vapagismo sembra rivivere un nuovo rinascimento, dall’altro c’è chi ancora tenta di remare contro senza esclusione di colpi. E’ un po’ quello che sta accadendo in queste ultime settimane in cui abbiamo assistito al trend delle bufale scientifiche con una proliferazione di notizie su nuovi studi riguardo i possibili danni respiratori derivanti dall’uso di sigarette elettroniche. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Dependence condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università delle Hawaii si allude al rischio di contrarre malattia cronica ostruttiva del polmone (BPCO) e asma per gli utilizzatori di sigaretta elettronica. Secondo gli autori, infatti, la comparsa di BPCO sarebbe tre volte più frequente in chi usa la e-cig rispetto a chi non la usa. Ma la conclusione, probabilmente affrettata, alla quale sono arrivati gli autori non ha trovato accordo tra i più autorevoli scienziati del settore. Saranno vere? Lo scienziato Michael Siegel, docente della Boston University School of Public Health e membro del Comitato Scientifico Internazionale per la Ricerca sulle e-cig fondato dalla Lega Italiana Anti Fumo, in uno dei suoi recenti articoli su Tobacco Analysis, ha spiegato che la dimensione del campione usato per le analisi dello studio hawaiano è decisamente insoddisfacente: “Il dato shock di questo studio è che viene evidenziata un’associazione significativa di uso di sigaretta elettronica con BPCO tra i non fumatori, ma non tra i fumatori”. E per Siegel “questo ridicolo è ridicolo dato che è assodato che il fumo di sigaretta è un fattore di rischio primario per BPCO. Inoltre la dimensione su cui viene disegnata la conclusione – scrive – è talmente bassa che l’analisi è del tutto inaffidabile”. Peraltro, aggiunge oggi il professor Riccardo Polosa direttore del CoEHAR – Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo dell’Università degli Studi di Catania: “Anche ammettendo un simile grado di pericolosità tra e-cigarettes e sigarette convenzionali, è fantasioso pensare che si possa sviluppare una BPCO in una arco di tempo così breve. Per un fumatore devono trascorrere mediamente 30-40 anni prima di sviluppare una BPCO. Sono preoccupato per i colleghi epidemiologici dello studio perché sembra che non abbiano chiari i concetti più elementari della fisiopatologia respiratoria”. Se lo studio capitanato dal dott. Wills fosse realistico, aggiunge Polosa: “Oggi dovremmo avere un piccolo esercito in più di pazienti affetti da BPCO e cosi non è”. Come interpretare correttamente questi risultati? “È noto che i fumatori che passano dalle sigarette convenzionali alle elettroniche possono avvertire alcuni sintomi come irritazione della gola e tosse secca riferibili a irritazioni dell’apparato respiratorio – ha aggiunto Polosa – si tratta di sintomi che spariscono con l’utilizzo regolare di elettroniche proprio a testimoniare che il tratto respiratorio umano crea risposte difensive quando viene esposto a stimoli aspecifici. Quindi lo studio hawaiano dimostra semplicemente la stranota associazione tra iniziazione allo svapo e tosse secca irritativa, ma non BPCO”. L’aspetto più inquietante della vicenda sta nel fatto che la diffusione di queste bufale serve solo ad allontanare potenziali fumatori dalla possibilità di provare soluzioni più sicure e meno dannose. L'articolo “Basta bufale scientifiche sulle sigarette elettroniche” proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  10. “Vogliamo una regolamentazione più intelligente delle sigarette elettroniche!”. È il titolo della petizione europea che, dopo il benestare di Frans Timmermans, vice presidente della Commissione europea, potrebbe cambiare le sorti del vaping. L’iniziativa si prefigge di “creare una normativa su misura che distingua chiaramente i prodotti del fumo elettronico da quelli del tabacco e dai prodotti farmaceutici”. Gli organizzatori, nel cui board siedono anche due italiani (Mosè Giacomello, in foto, in rappresentanza dell’Italia e Valerio Forconi in rappresentanza del Belgio), invitano la Commissione a “garantire una nuova legislazione basata sul rispetto obbligatorio di norme rigorose in materia di qualità dei prodotti, sicurezza e fabbricazione, nonché su pratiche commerciali responsabili che garantiscano la tutela dei giovani”. A partire dal 20 febbraio gli organizzatori avranno un anno di tempo per raccogliere un milione di firme in almeno sette paesi membri dell’Unione europea. In caso di esito positivo, la Commissione europea avrà tre mesi di tempo per audire i proponenti e dare una risposta in merito. La Commissione potrà decidere se dare avvio ad una nuova regolamentazione delle ecig oppure mantenere l’attuale: in entrambi i casi la risposta dovrà essere motivata. L’organizzazione ha già predisposto un portale online in cui i cittadini europei potranno firmare la petizione. Sarà messo online a partire dal 20 febbraio, giornata in cui la petizione avrà ufficialmente inizio. L’iniziativa dei cittadini è una forma di partecipazione diretta prevista dal Trattato di Lisbone. Consente ai cittadini dell’Unione di proporre nuove norme o modificare le esistenti solo dopo aver raccolto un numero di firme adeguate. Nel caso in cui la petizione sull’ecig andasse in porto, il comitato organizzatore potrà essere ascoltato in sede di Commisisone e proporre modifiche alla Tpd. Prima su tutte, la scissione tra tabacco e vaping con la creazione di una normativa per il vapore svincolata dal tabacco. Il portavoce dell’iniziativa è il tedesco Dustin Dahlmann mentre Mosè Giacomello è stato eletto vice portavoce. Un riconoscimento che rende onore all’intero movimento del vaping italiano. L'articolo Petizione europea per “una regolamentazione più intelligente delle sigarette elettroniche” proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  11. Getta benzina sul fuoco di un dibattito già incandescente il nuovo rapporto dell’americano Centers for Disease Control and Prevention sull’uso dei prodotti del tabacco da parte dei minori negli Stati Uniti nel 2017-2018. E, sebbene i dati fossero già stati anticipati (e criticati da molti) lo scorso novembre, la pubblicazione del rapporto ha scatenato nuove, feroci reazioni. Il Cdc parla addirittura di dati che “minacciano di cancellare i progressi fatti negli anni passati nella riduzione dell’uso del tabacco fra i giovani, mettendo una nuova generazione a rischio di dipendenza dalla nicotina”. Ed è l’uso dell’ecig a far suonare il campanello d’allarme poiché, secondo i dati del Cdc, è l’unico fra i prodotti del tabacco ad aver visto aumentare il suo consumo. Fra il 2017 e il 2018, spiega il report, i giovani che usano l’ecig sono aumentati di 1,5 milioni, mentre in totale i consumano prodotti del tabacco 1 studente su 4 delle superiori (27,1%) e 1 su 14 delle medie (7,2%). Fra i primi il prodotto più usato è l’ecigarette (20,8%), seguita dalle sigarette (8,1%), dai sigari (7,6%), dal tabacco senza fumo (5,9%), dagli hookah (4,1%) e dalla pipa (1,1%). Fra gli studenti medi l’uso dell’elettronica scende al 4,9% e quello delle sigarette all’1,8. Il Centers fo Disease Control collega apertamente questo incremento alla comparsa sul mercato americano di Juul, la piccola pod-mod precaricata con alte concentrazioni di nicotina (vietate in Europa) e che detiene oltre il 70% del mercato statunitense del vaping. Tanto che la portavoce americana dell’azienda, Victoria Davis, ha ritenuto di rilasciare una dichiarazione, evidenziando tutte le attività intraprese da Juul per arginare il fenomeno già dallo scorso novembre, quando i dati del CDC avevano iniziato a circolare. Non si è fatto attendere nemmeno il comunicato di Scott Gottlieb, il commissario della Fda che ha più volte parlato di emergenza vaping fra i giovani. “In base a queste evidenze– ha dichiarato – temo che questo trend giovanile continuerà nel 2019, costringendoci a prendere delle decisioni serie sulla normativa per le sigarette elettroniche”. Gottlieb ha ribadito che, pur riconoscendo l’opportunità rappresentata dal vaping per i fumatori adulti, farà tutto il possibile per contrastare la diffusione fra i giovani. Conferma che l’Agenzia sta rimettendo in discussione la regolamentazione per i prodotti del vaping – che ha di fatto permesso a molti prodotti di rimanere sul mercato fino al 2022 mentre i produttori inviavano la richiesta di autorizzazione per il mercato – per tutti i liquidi con aromatizzazione diversa da tabacco, menta e mentolo. Il commissario, inoltre, ha dichiarato di aver chiesto un incontro ai vertici di Juul e di Altria (il gruppo di cui fa parte Philip Morris Usa, che ha recentemente comprato una quota di minoranza della startup californiana) per discutere “delle mie preoccupazioni – ha scritto – per il fatto che non mi sembrano davvero impegnati a mantenere le loro promesse sulle azioni che avrebbero intrapreso per fermare l’uso fra i giovani dei loro prodotti”. Insomma, la battaglia negli Stati Uniti è tutt’altro che conclusa e purtroppo a pagarne i costi potrebbero essere i fumatori adulti. L'articolo Giovani e sigarette elettroniche, nuovo studio Usa rinfocola la polemica proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  12. Ribilio, distributore e grossista specializzato in prodotti del vaping, fa sapere che a seguito di un errore di miscelazione, alcune BASI PURE STANDARD 50/50 da 10 ml con concentrato di nicotina da 18 mg (lotto di produzione BS180119), potrebbero contenere un maggiore concentrato di nicotina rispetto a quanto dichiarato. A seguito di ciò sarà possibile restituirlo e ottenere (a scelta del negoziante) rimborso o sostituzione con altra merce. Per la restituzione/sostituzione del suddetto articolo è necessario compilare il modulo RMA al link https://www.ribilio.com/it/richiestarma oppure, in alternativa, è possibile rivolgersi al proprio agente di zona. L'articolo AVVISO DI SICUREZZA – Ribilio richiama lotto di nicotina Pure 18mg proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  13. Dopo la Ferrari, anche la McLaren “cede alla tentazione”. I vertici della scuderia inglese, annunciando con un comunicato la data della presentazione ufficiale della vettura (14 febbraio), hanno anche anticipato di aver sottoscriitto un’intesa di sponsorizzazione con British American Tobacco. Sulla livrea comparirà lo slogan “A better tomorrow“, che potrebbe essere tradotto con “Per un domani migliore“. Lo slogan vorrebbe riunire gli obiettivi aziendali dei due protagonisti. Uno in campo sportivo, l’altro nell’ambiito della riduzione del danno da fumo. Entusiasta Kingsley Wheaton, direttore del marketing di Bat che si è felicitato per un accordo che “offre una tribuna mondiale per i nostri prodotti a rischio ridotto“. Zak Brown, chief executive McLaren ha poi aggiunto: “Accogliamo Bat nel team McLaren e sostieniamo la sua ambizione di realizzare un cambiamento significativo e duraturo attraverso l’innovazione. Il programma di trasformazione di Bat è fondamentale per questa partnership e siamo felici di condividere la nostra esperienza e le nostre competenze per contribuire ad accelerarlo“. Chissà se un riferimento così esplicito al mondo del tabacco farà nuovamente intervenire le autorità australiane, così come già successo per la Ferrari. L'articolo Come la Ferrari, anche la McLaren sponsorizzata dal tabacco proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  14. Spesso vengono utilizzate a memoria pur senza specificarne il significato. Sono le sigle e gli acronimi riferiti direttamente o indirettamente al mondo del vaping. Non soltanto accessori o tecnicismi, ma anche enti normativi e di regolamentazione legislativa specifica. Ripercorriamo le più frequenti associandole al corretto significato. AAMS – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ADM – Agenzia delle Dogane e Monopoli ADV – All day vape, un liquido utilizzabile per tutto il giorno AFC – Air flow control, regolazione del flusso dell’aria all’interno dell’atomizzatore AGCOM – Autorità garante per le telecomunicazioni AIO – All in one, sigaretta elettronica composta da un corpo unico in cui l’atom è integrato nella scocca della batteria ANAFE – Associazione di categoria, Associazione nazionale produttori fumo elettronico ANTITRUST – Autorità garante della concorrenza e del mercato ANPVU – Associazione di categoria, Associazione nazionale per i vaper uniti ANIDE – Associazione di categoria, Associazione nazionale italiana dettaglianti e-cig ATTY – Diminutivo statunitense per indicare l’atomizer, atomizzatore. B2B – Business to business, evento riservato ad operatori per scambi e accordi commerciali B2C – Business to consumer, evento destinato al pubblico BB – Big battery, sigaretta elettronica con batterie di grossa dimensione e/o alta autonomia di durata CDM – Consiglio dei ministri CEN – Comité Européen de Normalisation, Organismo di Normazione Europea. CLP – Regolamento internazionale sulla classificazione, l’etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele. COEHAR – Centro di ricerca per la riduzione del danno da fumo; ha sede presso l’università di Catania. COIV – Associazione di categoria, Coalizione operatori italiani del vaping D.LGS. – Decreto legislativo, atto del governo a seguito di un mandato o di una delega parlamentare DL – Decreto legge, atto del governo a seguito di un provvedimento d’urgenza, da sottoporre al voto parlamentare. DTL (o DL) – Direct to lung, “tiro di polmone”, tiro aperto con molta aria, aspirazione del vapore effettuata direttamente nei polmoni E- – Prefisso utilizzato per indicare un dispositivo elettronico o un liquido di ricarica per sigarette elettroniche. EIM – Associazione di categoria, Eliquidi italiani ENDS – Sistema elettronico di somministrazione della nicotina ENNDS – Sistema elettronico di somministrazione liquidi senza nicotina FU – Farmacopea ufficiale H2O – Acqua INR – Tipologia di batteria costituita da litio, manganese e nichel ISO – Organizzazione internazionale per la standardizzazione delle norme IVA – Imposta sul valore aggiunto LIPO – Batteria a polimeri di litio, più delicate di quelle normali. MAE -Ministero per gli affari esteri MEF – Ministero dell’economia e delle finanze MIBAC – Ministero dei beni e attività culturali MISE – Ministero dello sviluppo economico MG – Milligrammo ML – Millilitro MTL – Mouth to lung, “tiro di guancia”, tiro chiuso con poca aria, inspirazione del vapore che richiama il tiro della sigaretta: prima di essere inalato nei polmoni, il vapore viene tenuto in bocca. NIC – Nicotina OMS – Organizzazione mondiale di sanità PG – Glicole propilenico PLI – Prodotto liquido da inalazione PV – Vaporizzatore personale QC – Controllo di qualità RBA – Rebuildable atomizer, atomizzatore rigenerabile RDA – Rebuildable drip atomizer, atomizzatore destinato al dripping con resistenza rigenerabile RTA – Rebuildable tank atomizer, atomizzatore con contenitore di liquido predisposto per la rigenerazione della resistenza SDI – Sistema di interscambio per la creazione, la gestione, la trasmissione e la conservazione delle fatture elettroniche. SS – Stainless steel, acciaio inossidabile, materiale di cui possono essere composti i fili per le resistenze a controllo di tempertura TC – Controllo della temperatura TPD – Direttiva europea sui tabacchi e prodotti liquidi da inalazione UNI – Ente nazionale italiano di unificazione; associazione privata che elabora e pubblica norme tecniche per tutti i settori industriali, commerciali e del terziario. UNIECIG – Associazione di categoria, Unione esercenti italiani e-cig VG – Glicerina vegetale L'articolo Sigle e acronimi utili per conoscere la sigaretta elettronica proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  15. Fumador, azienda italiana specializzata nella produzione e commercializzazione di liquidi a marchio Fumador, Mental e Vaporart per sigarette elettroniche, hardware e cannabis light (100% italiana di propria produzione al 100% a norma di legge) cerca su tutto il territorio nazionale: – Procacciatori/Agenti plurimandatari introdotti principalmente nel canale degli Svapo shop. I candidati ideali devono avere i seguenti requisiti: – esperienza pregressa negli specifici settori di riferimento – essere attenti ai bisogni del cliente e avere propensione alla vendita Grazie all’applicazione delle nuove accise introdotte dal 01/01/2019 il mercato dei liquidi per sigarette elettroniche è ormai definitivamente stabilizzato ed offre ad un valido agente un’ottima ed eccezionale opportunità di guadagno. Percentuali provvigionali + incentivi oltre la media di mercato. Scrivere alla casella mail [email protected] per verificare se la vostra zona di lavoro è ancora disponibile, sarà cura della Direzione Vendite Fumador richiamarvi immediatamente per un primo colloquio conoscitivo. L'articolo ANNUNCIO DI LAVORO – Fumador cerca agenti plurimandatari in tutta Italia proviene da Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine