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Sigarette elettroniche, dossier sul tavolo del Mef. Gli operatori: “Aiutateci”


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di Stefano Caliciuri

È inutile nascondersi dietro un dito. La composizione del nuovo governo a guida Lega-Cinquestelle ha ridato speranza al comparto della sigaretta elettronica. Le nomine di Laura Castelli, Massimo Garavaglia, Alessio Villarosa e Massimo Bitonci nei ruoli chiave del Ministero delle Finanze fanno sperare in una rapida risoluzione dell’ormai annosa questione fiscale. Persone che già in tempi non sospetti hanno lavorato accanto ai protagonisti della filiera per tentare di arginare l’assalto alla diligenza da parte degli apparati burocratici e di alcuni gruppi di pressione e d’interesse alternativi. In queste ore i viceministri Castelli e Garavaglia stanno prendendo possesso dei loro uffici al Ministero dell’Economia. Le deleghe non sono ancora state assegnate ma probabilmente spetterà all’ex assessore leghista e non alla deputata piemontese occuparsi del dossier svapo, come ormai è comunemente chiamato in via XX Settembre. La revisione auspicata non dovrà ritoccare soltanto l’imposizione fiscale ma anche le “regole d’ingaggio” con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Aver equiparato il vapore al fumo, aver fatto sottostare uno strumento di riduzione del danno alle sigarette tradizionali, denota scarsa conoscenza del prodotto in sé e soprattutto una intenzione di fondo di considerare qualunque nuova opportunità – commerciale, industriale, sanitaria o innovativa – semplicemente come una fonte di risorse per l’erario. La lungimiranza e la capacità di previsione dovrebbero avere la meglio sulla mera gestione dell’attualità; investire negli strumenti di riduzione del danno oggi, significa favorire e sostenere la condizione sanitaria, sociale e occupazionale dell’Italia di domani.
Schermata-06-2458283-alle-14.45.14.pngIl tempo però sta per scadere. In un anno il fatturato delle aziende è mediamente crollato del 30 per cento, trascinando nel vortice anche i rivenditori che hanno dovuto spesso riconvertire parte del loro magazzino con merce estranea al settore – cannabis light – o scegliendo prodotti di fattura estera. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, gli utilizzatori di sigarette elettroniche nel corso dell’ultimo anno sono diminuiti del 22 per cento, toccando il punto più basso da quattro anni a questa parte.
La contrazione del mercato è stata causata da un solo ed unico fattore: l’intervento normativo e fiscale al di fuori di ogni ragionevole motivo. Economico, perché se si vuole favorire uno strumento che riduce il danno non bisogna ipertassarlo ma, al contrario, incentivarlo se non altro con una imposizione fiscale ben inferiore rispetto ai prodotti del tabacco che sono alternativi e non complementari alla sigaretta elettronica. Sanitario, perché incentivando la fruizione dei prodotti elettronici si garantirebbe alle casse erariali un risparmio di circa 10 miliardi di euro per mancate ospedalizzazioni e cure palliative; cifra che potrebbe essere rimessa a bilancio come fondo di prevenzione e comunicazione anche tra i più giovani. Commerciale, perché si ridarebbe ossigeno alle migliaia di punti vendita specializzati che in questi anni hanno già troppo sofferto; in questo momento molti sono agonizzanti. I trentamila addetti, indotto compreso, rappresentano il nocciolo duro del settore, coloro che portano avanti un messaggio di divulgazione anche sanitaria che dovrebbe essere invece appannaggio delle istituzioni.
tabacco-vaping-300x190.jpgLa sigaretta elettronica – commenta Simone Fedeli, titolare di un negozio a Milano – non deve assolutamente essere associata alla sigaretta tradizionale perché, contrariamente a quest’ultima, è uno strumento di riduzione del danno da fumo. Spero che il nuovo Governo tuteli migliaia di posti di lavoro, le nostre industrie, i nostri negozi e soprattutto la salute pubblica di tutti noi cittadini, togliendo di fatto una assurda tassazione“. Il rivenditore è il punto di contatto tra l’industria e il consumatore. È colui che quotidianamente può toccare con mano gli umori percepiti da coloro che non operano direttamente nel settore ma ne consentono la sopravvivenza.
Anche per Massimiliano Begotti, operatore bresciano, l’errore di fondo è da ricercarsi nell’errata equiparazione tra il fumo e il vapore. “
L’innalzamento dei prezzi dovuto all’assurda tassa sui liquidi da inalazione ha fatto sì che il nostro fatturato, come quello di tutto il comparto, sia sensibilmente calato negli ultimi mesi. Questa situazione, in mancanza di interventi urgenti, continuerà a causare tante chiusure, il ridimensionamento degli investimenti pianificati e la perdita di posti di lavoro per tanti giovani che in questo settore hanno trovato un’occupazione in un momento così drammatico per la nostra economia. sigaretta-elettronica-generica-300x180.jNon ci stiamo piangendo addosso ma vorremmo solo poter lavorare e creare lavoro come era nella nostra mission iniziale, offrendo un servizio professionale ai nostri clienti i quali, a causa di questa assurda imposta, sono paradossalmente invogliati a tornare al tabacco tradizionale. L’Italia – conclude Begotti – è forse l’unico Paese europeo a remare contro una filiera che salvaguarda sia la salute dei cittadini che un intero settore economico costruito con fatica e sacrificio“.
I liquidi da inalazione Made in Italy sono da sempre considerati una eccellenza a livello internazionale. Al valore insito nel brand portato dal tricolore, si deve aggiungere anche la qualità universalmente riconosciuta delle materie prime utilizzate. La morsa normativa e l’imposizione fiscale, la più alta in Europa tra gli otto Paesi che tassano l’ecig, hanno causato la fuga di molte eccellenze all’estero. Tra queste, c’è Alessandro Chiolini, cotitolare di una storica azienda che ha optto per il trasferimento dell’attività in Germania. “Ho assistito e fatto parte di un nuovo ed affascinante mercato emergente, l’ho visto crescere con rapidità. Tanti nuovi posti di lavoro creati in un periodo di forte crisi con passione e creatività. Un mercato in crescita vorticosa, ma senza regole certe. In assenza di regole certe, lo Stato ha tentato di normare l’intero settore. dampfer-300x187.jpgLo ha fatto senza logica, buonsenso e giustizia nei confronti di tutta la filiera, consumatori inclusi. Tante sono le vicende e le lotte tentate negli anni passati. Poi ho realizzato che vivevo in uno Stato che mi aveva privato di dignità e della gioia che ho nel mio lavoro. Uno Stato che non si curava del mio futuro e di quello della mia azienda. Quello Stato che dovrebbe prendersi cura di ciascuno di noi. Quattro anni fa ho trasferito la mia attività in Germania. Paese molto diverso dal mio natio, ma con regole certe e garanzie per la mia attività nel futuro. Paese – conclude amaramente Chiolini – che mi ha ridato dignità nel fare il lavoro che amo”. Anche Massimiliano Scicchitano, aromatiere calabrese, si associa al grido di dolore. Paventando anche lui un trasferimento all’estero se le cose non dovessero cambiare. “Da circa un anno abbiamo deciso di investire in questo meraviglioso settore chiudendo la nostra attività principale di gelateria, ed investire i risparmi di una vita in uno stabilmento di produzione di liquidi per sigarette elettroniche. sigarette-elettroniche.jpgAd oggi purtroppo tramite una tassa ingiusta siamo costretti a lavorare contro una concorrenza estera spietata. Paesi in cui la sigaretta elettronica viene usata come uno strumento di riduzione del danno e non come prodotto per portare soldi nelle casse dello stato. Tutto questo purtroppo sta penalizzando la nostra attività, che dà lavoro a cinque famiglie. Oggi siamo costretti a lavorare per lo più con paesi esteri, dove gli stessi prodotto non sono tassati. Questo governo è la nostra ultima speranza, perché senza una regolamentazione che ci metta alla pari delle aziende estere, saremo costretti a delocalizzare la nostra attività, con conseguente perdita di risorse economiche per il nostro paese. Noi crediamo nel nostro Paese – conclude Scicchitano – e speriamo che come promesso possiamo restare in Italia e lavorare onestamente in quanto è nostro diritto“.
L’Italia è anche il Paese che ospita la fiera internazionale dei prodotti del vaping più visitata d’Europa. Ma dopo un incessante accelerazione, quest’anno è stata vittima di un brusco arresto. “C’è stato un freno sia nel numero dei visitatori – commenta Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly – che nella presenza di aziende straniere. L’imposizone fiscale ma soprattutto l’assoggettamento ad Aams rappresentano un ostacolo non indifferente per le aziende. Anche per gli italiani stessi che si vedono costretti ad affrontare il mercato con regole diverse rispetto i competitor stranieri.
sig1-300x180.jpgIl tempo, dunque, sta per scadere. Se il governo, questo governo, non rimette mano alla normativa e, soprattutto, alla pressione fiscale del settore, non ci sarà più futuro per migliaia di lavoratori. Persone che avevano trovato nella filiera del vaping una seconda opportunità, si erano costruiti un futuro accompagnando decine di migliaia di fumatori lungo la strada della riduzione del danno, giovani che hanno chiesto un prestito alla nonna per aprire una nuova attività e costruirsi una speranza di vita. Le speranze di tutti loro sono riposte in questo governo. In Matteo Salvini e le sue ripetute frasi a sostegno della sigaretta elettronica; in Laura Castelli e Matteo Villarosa e il loro impegno in sede di commissione bilancio; in Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci e il loro realismo economico. E in tutti coloro che, in prima linea o dietro le quinte, siano interessati a far tornare l’Italia un Paese che davvero sostiene la salute dei propri cittadini, nei fatti e non a parole.

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certo, quando erano all'opposizione. vedremo ora che son loro al governo...

io continuo ad aspettare che pinkmule si apra senza trucchi

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