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  1. Saranno novanta le aziende presenti al VapitalyPro, la prima fiera interamente dedicata ai professionisti del vaping. Sabato 4 e domenica 5 novembre le sale dell’hotel Ergife di Roma ospiteranno la due giorni dedicata al business e alla formazione di settore. Nella grande sala di rappresentanza e nelle salette situate nei primi due piani dell’hotel ci saranno gli stand delle aziende; l’aula conferenze sarà invece il luogo dedicato alla formazione. Sei seminari di cinquanta minuti ed uno di un’ora e mezzo garantiranno ai partecipanti una panoramica a tutto tondo dell’attività lavorativa, sia per chi è alle prime armi, sia per i veterani. Docenti universitari, formatori certificati, professionisti esperti del settore illustreranno le norme e forniranno consigli su come avviare, mantenere e consolidare l’attività commerciale. Ampio spazio anche ai suggerimenti per rendere più visibile la propria attività anche con i moderni mezzi di comunicazione. Tra i relatori che si alternerano sul palco: la professoressa Maura Franchi, docente di sociologia dei consumi – dipartimento Economia – all’Università degli studi di Parma; la professoressa Patrizia Martello, docente di sociologia della comunicazione alla Nuova accademia di Belle Arti di Milano; il dottor Gianluca Nordio, social media analyst di Maxfone; il dottor Francesco Spena Barretta, segretario generale Confederazione Europea Professionisti e Imprese; il dottor Alessandro Nicolis, esperto in digital strategies; la dottoressa Elisa Tagliani, esperta in comunicazione aziendale e per le imprese. Il seminario principe della durata di due ore è affidato agli avvocati Alberto Gava e Dario De Blasi, punti di riferimento legali e giuridici del settore. La loro lezione – che toccherà temi come la Tpd, la pubblicità, le promozioni, la tutela del marchio – arriverà a pochi giorni di distanza dall’udienza in Corte costituzionale fissata il 24 ottobre: sarà particolarmente interessante dunque ascoltare “a caldo” le loro prime impressioni. Stefano Caliciuri, giornalista professionista e direttore di Sigmagazine, terrà una relazione sulle strategie di comunicazione e advertising applicati al vaping. L’elenco completo delle aziende espositrici, dei brand rappresentati e dei curriculum dei relatori sono stati pubblicati sul sito ufficiale di VapitalyPro. Oltre ai maggiori produttori e distributori italiani, saranno presenti con un loro stand anche aziende provenienti da tutto il mondo: Cina, Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna i paesi maggiormente rappresentati. In fiera sarà vietata la vendita di prodotti ma sarà possibile stringere accordi commerciali one-to-one. Ogni azienda (commerciale o produttiva) che ha partecipato alle scorse edizioni di Vapitaly ha già ricevuto via mail un biglietto gratuito; per gli eventuali accompagnatori, operatori che non hanno mai visitato Vapitaly e tutti coloro che sono interessati al business ma non hanno ancora intrapreso l’attività l’ingresso è a pagamento (60 euro). L'articolo VapitalyPro: 90 espositori, docenti universitari ed esperti di settore sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  2. Tratto da Sigmagazine #4 – settembre-ottobre 2017 di Marzia Del Monte Molti studi hanno dimostrato la connessione tra fumo di sigaretta e disturbi della sfera psicologica/psichiatrica. I dati scientifici dimostrano che le probabilità di sviluppare una depressione sono maggiori tra i fumatori di tabacco e in più evidenziano come il numero di pazienti affetti da patologie psichiatriche sia significativamente più alto nella popolazione dei fumatori tradizionali. Fattore principale è l’attività neuroendocrina della nicotina, responsabile di una modificazione strutturale e funzionale dell’equilibrio dei sistemi dopaminergici e serotoninergici, in particolare nelle aree cerebrali limbiche come l’amigdala, struttura profonda deputata al controllo dell’umore e di altre funzioni comportamentali. Tra i disturbi psichiatrici fumo-correlati la dipendenza da nicotina viene classificata nel DSM V come un vero e proprio disturbo patologico e anche come sintomo di altre patologie psichiatriche. Infatti la dipendenza stretta dalla nicotina, sostanza che induce l’attivazione di neuromodulatori dell’umore che danno piacere e gratificazione come la serotonina o la dopamina, spiegherebbe in parte il maggior consumo di sigarette nelle sindromi ansiose-depressive. Questa forte dipendenza contribuisce alla desensibilizzazione dei recettori nicotinici del sistema limbico con la conseguente perdita dell’effetto gratificante e sedativo indotto dal fumo, che spinge il soggetto dipendente ad azzumere dosi sempre più massicce. Tra i meccanismi neurobiologici implicati c’è anche la modificazione della normale funzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, che produce livelli alti di cortisone, grazie proprio dalla nicotina, livello ulteriormente peggiorato dalla presenza di abitudini poco sane e concomitanti all’uso sigaretta come l’abuso di alcol. È inoltre accertata l’esistenza di una prevalente maggior dipendenza da nicotina tra gli individui affetti da disturbi depressivi e sono diversi gli studi concordi nel ritenere il fumo di sigaretta come un possibile fattore di rischio per disturbi d’ansia ed attacchi di panico. Così anche il disturbo depressivo bipolare risulterebbe più alto nella popolazione fumatrice per gli stessi meccanismi neuroendocrini. Dagli studi sulla schizofrenia condotti in venti Paesi del mondo emerge che i pazienti schizofrenici consumano un maggior numero di sigarette rispetto a quelli con altri disturbi. In questo scenario l’ecig può essere di aiuto anche nel caso siano presenti severi disturbi dell’umore o disturbi psicotici? I pazienti psichiatrici possono trarne beneficio? Una risposta chiara si ha nello studio condotto da ricercatori del King’s College di Londra e della London South Bank University, presentato nell’aprile 2016 a Firenze, durante il congresso della Schizophrenia International Research Society. Trentasei fumatori di età compresa fra i 18 e i 70 anni con diagnosi di schizofrenia, disturbo bipolare, disturbo schizoaffettivo o schizofreniforme sono stati invitati a sostituire la sigaretta tradizionale con l’ecig di prima generazione (nicotina a 4,5mg). Già alla sesta settimana si registrava una diminuzione significativa del monossido di carbonio espirato e quasi la metà del campione dei pazienti ha dichiarato di voler continuare ad usare la sigaretta elettronica. Alla decima settimana si era ottenuta una riduzione significativa nel consumo sia di sigarette tradizionali sia dell’ecig. Il risultato più importante è che non vi sono state variazioni significative nei sintomi psicotici, elemento fondamentale per questi pazienti che devono rimanere “stabilizzati” per stare bene e a contatto con la realtà. Dunque tale ricerca dimostra che la sigaretta elettronica in nessun caso peggiora il quadro clinico e sintomatologico dei pazienti psichiatrici, anzi dimostra che l’ecig può aiutare a ridurre la dipendenza da tabacco e i danni ad esso correlati anche negli individui con gravi malattie mentali, senza peggiorare la loro sintomatologia, migliorando significativamente la loro “quality of life”. © Best Edizioni – Riproduzione riservata L'articolo Sigaretta elettronica e psichiatria, una relazione che funziona sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  3. di Stefano Caliciuri Venti pagine di Gazzetta ufficiale dedicate all’anticipo della manovra di bilancio 2017. Sono state pubblicate ieri come antipasto di quello che sarà (probabilmente) l’ultimo atto che si ricorderà del primo governo Gentiloni. Ora cresce l’attesa. Per gli imprenditori che sperano nella riduzione, anche minimale, del carico fiscale sulle imprese. Per le famiglie che sperano in qualche bonus o agevolazione sul reddito. Per i lavoratori dipendenti che auspicano una riduzione delle trattenute salariali. Per gli studenti che non vorrebbero più lavorare per studiare e per i disoccupati che non vorrebbero più studiare per lavorare. Per i gruppi di pressione che sperano di poter essere auditi da questo o quel ministro, questo o quel presidente di commissione, questo o quel parlamentare. La legge di bilancio non potrà essere lacrime e sangue, sarà piuttosto una gestione dell’ordinario con qualche ritocco alla fiscalità. La campagna elettorale è alle porte quindi, come prevedono i manuali, è cosa buona e utile non stravolgere l’assetto nazionale con chissà quale provvedimento ma è sufficiente concedere (poco) a (quasi) tutti. Ecco allora l’assalto alla diligenza che trasporta il carico di emendamenti, ovvero quelle frasi, parole o addirittura semplici segni di interpunzione, che consentono di ottenere qualcosa o di non dover fare qualcos’altro. Il 2006 fu l’anno record quando un singolo articolo ebbe la bellezza di 1386 richieste emendative. Perché, come da norma non scritta, un emendamento non si nega a nessuno. Un emendamento rappresenta per il parlamentare l’opportunità di poter dire: “Io c’ho provato”; per il gruppo di pressione di poter dire: “Io l’ho fatto inserire”; per le imprese coinvolte: “Anche quest’anno ce l’hanno con noi”. Ogni legislatura cambia l’orchestra ma la musica è sempre la stessa. Il mondo del fumo elettronico, del vaping, della sigaretta elettronica – ogni locuzione è utile per far capire ciò di cui si parla – anche quest’anno freme in attesa del primo emendamento che “possa salvare il settore”. Negli anni se ne sono susseguiti a bizzeffe. Si è chiesto, in ordine sparso, di distribuire i liquidi con nicotina soltanto nei tabaccai; di alzare (ma poi anche diminuire) lo sconto; di abbassare l’accisa (o la tassa, a seconda della fantasia del firmatario) per le ecig ma non per i riscaldatori di tabacco (oppure anche per loro, a seconda dell’interesse); di promuovere un mese per sensibilizzare sui danni del tabacco ma senza citare l’ecig (anzi sì, ha chiesto qualcun altro, visto che è uno strumnto di riduzione del rischio). Insomma, decine di emendamenti che da tre anni a questa parte sono serviti più che altro a far gridare, esultare, piangere o sorridere per un giorno. Ma nulla di più. Mai un emendamento – figuriamoci poi di minoranza – è servito a far cambiare strategia o rotta al governo. Crediamo di non sbagliare pensando che anche questa volta le cose non andranno diversamente, soprattutto alla luce del fatto che a breve la Corte costituzionale porrà un ennesimo timbro sulla legge attualmente in vigore. E se dovesse riconfermare la sentenza precedente il governo dovrà necessariamente rimettere mano alla legge. Perché è proprio questo che serve: non un singolo emendamento ma un’intera proposta di legge (meglio ancora se fosse un disegno di legge) che possa scindere il fumo dal vapore. Ergo, cui prodest toccare la normativa fiscale sulle sigarette elettroniche ad un mese dalla sentenza ma soprattutto a quattro mesi dalle elezioni? E’ molto più semplice girare la testa dall’altra parte e andare avanti. Tanto dopo arriverà qualcun altro. L'articolo Sigaretta elettronica, parte il valzer degli emendamenti sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  4. di Barbara Mennitti La decisione del Servizio sanitario nazionale britannico di puntare sulla sigaretta elettronica per la sua compagna antifumo Stoptober, sta dando i suoi frutti. Per la prima volta, infatti, nel mese dedicato ad una a massiccia campagna antifumo, il vaping viene espressamente consigliato ai fumatori sia nel video promozionale passato sui media che sul sito ufficiale della campagna. E sempre per la prima volta, l’associazione dei produttori di prodotti per il vaping e i negozianti specializzati sono stati attivamente coinvolti. Uno sforzo corale in vista di un obiettivo condiviso: convincere il maggior numero possibile di fumatori a smettere. O a passare all’elettronica. I risultati sembrano premiare la decisione di consigliare l’ecig come metodo per ridurre drasticamente la tossicità, visto che a poco più di dieci giorni dal lancio della campagna si registrava un incremento delle vendite dei kit per neofiti del vaping del 37 per cento. Un incremento importante e probabilmente destinato a crescere per tutto il mese della campagna. Secondo gli addetti ai lavori l’endorsment delle autorità sanitarie ha segnato uno spartiacque nella percezione della sigaretta elettronica, consacrandolo definitivamente come il metodo più efficace per liberarsi dal tabacco. Sentito da London Loves Business, il rivenditore Dan Merchant osserva: “È una grandissima svolta che il Servizio sanitario nazionale sostenga l’ecigarette come alternativa al tabacco. Questo si tradurrà in un enorme beneficio per la salute pubblica e per la lotta al tabagismo nel Regno Unito”. E infatti, grazie alla decisione di puntare attivamente sulle politiche di riduzione del danno, la Gran Bretagna sta ottenendo significativi risultati nella lotta al tabagismo e già oggi si colloca al penultimo posto fra i Paesi dell’Unione Europea per numero di fumatori. L'articolo Regno Unito, campagna antifumo impenna vendita sigarette elettroniche sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  5. di Barbara Mennitti La Nuova Zelanda prende decisamente le distanze dall’Australia e adotta un approccio molto simile a quello della Gran Bretagna. Almeno in tema di vaping. Le avvisaglie c’erano già state. Lo scorso marzo il ministro della salute neozelandese Nicky Wagner, nel corso di una conferenza stampa, aveva annunciato l’intenzione di rendere legale la vendita di liquidi alla nicotina dal 2018 (vendita peraltro già di fatto in corso in molti shop del Paese e mai sanzionata). E poi aveva incalzato i giornalisti presenti: “Vi consiglio di provare la sigaretta elettronica. Io l’ho provata”. Ora un documento pubblicato la scorsa settimana sul sito del Ministero della salute, sancisce che la sigaretta elettronica verrà inclusa nella strategia sanitaria per raggiungere l’obiettivo Smokefree 2025, cioè arrivare a zero fumatori nei prossimi tredici anni. “Le recenti decisioni del governo – si legge – si sono concentrate sula riduzione del danno, allo scopo di aiutare i fumatori a passare a prodotti significativamente meno dannosi, come le sigarette elettroniche”. Dunque i centri antifumo neozelandesi, che sono i canali privilegiati dalla sanità pubblica, dovranno fornire supporto ai fumatori che intendono passare al vaping. Il documento del Ministero entra nel merito scientifico, spiegando che nel vapore delle ecigarette sono stati riscontrate sostanze tossiche, ma – si specifica – “a livelli molto più bassi di quelli del fumo di sigaretta o a livelli non in grado di causare danni”. “I fumatori che passano alla sigaretta elettronica – continua il documento – possono ridurre i rischi per la propria salute e per quella di chi gli sta intorno”. Il Ministero neozelandese specifica che non vi sono prove a livello internazionale che la sigaretta elettronica metta il declino del numero dei fumatori e che, anzi, sembra contribuire ad accelerarlo, mentre pochissimi sono i non fumatori attratti dal vaping. E per quanto riguarda la nicotina, il documento afferma: “Se usata per il suo scopo, l’ecigarette non presenta rischi di avvelenamento per il consumatore, ma i liquidi devono essere contenuti in flaconi anti bambino”. E conclude escludendo qualsiasi pericolo di cosiddetto vapore passivo: “La sigaretta elettronica rilascia nell’aria livelli trascurabili di nicotina e altre sostanze tossiche e non sono stati identificati rischi per la salute di terzi”. Una scelta di campo netta che allontana nettamente i due più grandi Paesi dell’Oceania. L'articolo Nuova Zelanda, la sigaretta elettronica entra nel piano sanitario nazionale sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  6. di Stefano Caliciuri “Obbligare un fumatore ad abbandonare la sigaretta è controproducente. Meglio sarebbe convincerlo ad utilizzare uno strumento che gli consenta di ridurre il danno come ad esempio la sigaretta elettronica“. E’ la sintesi di quanto emerso nel corso del Congresso nazionale dei medici di base inglesi che cade proprio in occasione di Stoptober, il mese dedicato alla lotta contro il fumo. Nel Regno Unito ogni giorno vengono diagnosticati mille casi di persone affette da cancro. “E’ fondamentale – ha spiegato Linda Bauld (Cancer Research UK) – far passare il messaggio che il vaping è estremamente più sicuro del tabacco. La sigaretta elettronica deve essere però utilizzata quotidianamente per soddisfare il desiderio di nicotina” ovvero in ottica di riduzione del danno non serve utilizzarla per brevi periodi per poi ritornare alla sigaretta combusta. Perché è proprio la combustione la causa nefasta del fumo: accendendo una sigaretta vengono infatti sprigionati quasi novanta agenti cancerogeni di tipo A cioé quelli che, secondo la letteratura scientifica, sono tumorali senza alcun dubbio. “Forse non conosciamo ancora i rischi nel lungo termine – ha aggiunto e concluso il dottor Bobak dell’associazione medici di base – ma siamo assolutamente certi che il vaping nel breve periodo sia il metodo migliore per combattere i danni da fumo e da tabacco“. Il servizio sanitario britannico già da tempo considera il vaping come il metodo principale per ridurre il rischio e lo diffonde attraverso campagne di sensibilizzazione tra la popolazione ma anche facendo prescrivere la sigaretta elettronica ai pazienti che vogliono smettere di fumare. L'articolo “Sigaretta elettronica unico strumento valido contro il fumo” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  7. Piccole App crescono

    Tratto da Sigmagazine #4 – settembre-ottobre 2017 di Roberto Migani L’industria del vaping diventa ogni giorno più grande e con essa cresce in modo esponenziale anche il numero di applicazioni per smartphone disponibili nei vari store per aiutare gli utenti a destreggiarsi tra ohm, percentuali di aroma, batterie e chi più ne ha più ne metta. È ormai possibile trovare di tutto, dall’applicazione per la creazione e la raccolta di ricette per i liquidi fino ai giochi dove ci si sfida a colpi di cloud chasing. Andremo quindi ad analizzare in mezzo a tutto questo “marasma” quali applicazioni conviene valutare per portare la nostra esperienza nel vaping a un livello più “smart”. Vape Boss Probabilmente non molto conosciuta come applicazione in Italia ma sicuramente una delle più grandi e importanti disponibili gratuitamente sui vari store. Il punto di forza di questa applicazione è sicuramente l’imprinting social che gli è stato conferito. Grazie ad un’interfaccia semplice, pulita e intuitiva all’interno dell’applicazione troviamo una sezione social dedicata interamente ai vapers, dove ogni membro può postare le sue foto preferite con tanto di follower e pagina personale, come in un vero e proprio social network. La parte social, inoltre, è integrata con Aviary, applicazione sicuramente conosciuta da tutti coloro che sono molto attivi sui social o che comunque hanno piacere a modificare le loro foto prima di pubblicarle. La possibilità di trovare negozi nelle vicinanze, recensioni, database dei liquidi e della loro reperibilità oltre che tante altre funzionalità completano questa applicazione che vale veramente la pena di scaricare. Disponibile sia per iOS che per Android l’applicazione è totalmente gratuita. Vape Tool Un’applicazione “tutto” in uno per i vapers più esigenti. Il concept è quello di fornire tutto ciò che serve in un unico programma, senza dover costantemente aprire e chiudere finestre a seconda di ciò che si dove fare. Vape Tool è un eccellente calcolatore di resistenze corredato da tante funzionalità. Si ha, infatti, a disposizione dal semplice ricettario – con la possibilità di salvare le proprie ricette preferite e meglio riuscite – a un calcolatore della legge di ohm, affiancato da un database delle batterie in commercio con relative statistiche e convertitori vari. Vape Tool è disponibile sia in versione gratuita sia in versione PRO a pagamento. Unica pecca è la disponibilità dell’applicazione esclusivamente sullo store Android, cattive notizie quindi per i vapers possessori di un dispositivo Apple. E-Liquid Calculator Se l’unica cosa che interessa è un programma in grado di aiutare nel mixaggio dei propri liquidi preferiti, allora E-liquid calculator è proprio l’applicazione giusta. L’interfaccia è molto semplice e scarna ma se da una parte non vi è la cura per i dettagli come per le altre applicazioni, dall’altra si trova un calcolatore di liquidi veramente ben realizzato. Si ha, infatti, la possibilità di calcolare in modo semplice e intuitivo tutte le percentuali all’interno del proprio liquido, aggiungendo fino ad otto aromi differenti. Sarà infine possibile salvare le proprie ricette in un pratico ricettario per raccoglierle tutte assieme. E-liquid Calculator è corredato da un calcolatore di resistenze spartano ma che svolge egregiamente il suo compito. Aggiornato per la TPD, permette anche di calcolare le percentuali di nicotina necessarie per alzare di gradazione il liquido. L’applicazione è gratuita ma purtroppo, anche in questo caso, è disponibile solamente sulla piattaforma Android. Vape Master Tra tutte le applicazioni disponibili trovano spazio anche alcuni giochi e passatempi e Vape Master è uno di questi. Perfetto per passare il tempo, lo scopo del gioco è quello di saturare la stanza di vapore senza che nessuno se ne accorga e prima che si scarichi la batteria della propria mod, evitando che l’atom che si sta usando vada in secca o di essere scoperti dalla sicurezza. Andando avanti nel gioco, si sbloccheranno moltissimi atomizzatori e batterie ispirate alle più famose mod disponibili in commercio al momento, per poter potenziare al massimo il vaporizzatore e permettergli di fare sempre più vapore. È possibile anche cambiare look al proprio personaggio con una varietà di cappelli, occhiali e altri accessori per una serie di combinazioni praticamente infinita. Sono disponibili due modalità differenti: si può, infatti, giocare da soli grazie o contro altri giocatori online, sfidandosi a colpi di cloud chasing, sempre che prima non si scarichi la batteria. Vape Master è disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme ed essendo un minigioco che potrebbe divertire anche i non vaper, sarebbe veramente un peccato non dargli una possibilità. Naturalmente sono possibili ma non necessari i soliti acquisti in app. Vape Geek Probabilmente il più semplice di tutti i programmi che abbiamo visto fino ad ora, merita una menzione però per la cura dei dettagli con cui è stata realizzata l’applicazione. Perfetto per chi non ha bisogno di troppe funzionalità all’interno della sua app, Vape Geek, integra un calcolatore di resistenze molto curato ma senza troppi settaggi e un calcolatore per la miscelazione dei liquidi. Nonostante siano solo due le funzionalità a disposizione, entrambe sono ben realizzate. Sarà possibile infatti perfino salvare le resistenze calcolate in precedenza, per ricordarsi meglio che settaggio viene montato su ogni tipo di atomizzatore e avere un’anteprima visiva di come verrà la nostra resistenza. Vape Sicuramente i programmatori di questa applicazione non si sono impegnati molto sulla ricerca di un nome ma sicuramente si sono concentrati nel fornire all’utilizzatore un tool adatto a tenere sotto controllo i propri progressi in vista dell’obiettivo di smettere di fumare. Vape fornisce, infatti, statistiche come il numero di giorni passati senza fumare e quanto abbiamo risparmiato senza comprare sigarette. Inoltre sono disponibili obiettivi a tempo per incentivare l’utente nel perseguire il suo scopo. Disponibile gratuitamente per Android, permette anche di inserire in homepage un comodo widget con un sunto di tutti i dati raccolti dall’applicazione. In conclusione, sui vari store c’è un’applicazione per qualsiasi necessità, sia che uno abbia bisogno di tenere sotto controllo tutta la sua esperienza nel mondo del vaping, sia che voglia solo svagarsi con un gioco che abbia come tema la sua passione preferita. Ogni giorno escono app nuove con nuove funzionalità e la loro crescita è pari alle innovazioni del settore. Non si sa cosa uscirà domani ma una cosa è certa: che tu sia una persona social, sia che tu sia uno “smanettone” della sigaretta elettronica, sia che tu abbia solo bisogno di un semplice ricettario per portare sempre con te le tue ricette, ci sarà sempre l’applicazione giusta. © Best Edizioni – Riproduzione riservata L'articolo Piccole App crescono sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  8. di Barbara Mennitti In Gran Bretagna la campagna antifumo Stoptober è nel pieno del suo svolgimento. Da sei anni ormai le autorità sanitarie inglesi dedicano il mese di ottobre a una campagna martellante contro il fumo. Un mese intero perché, secondo gli studi, chi riesce ad astenersi dal fumo per 28 giorni consecutivi ha ottime probabilità di smettere definitivamente. Per la prima volta quest’anno la campagna antifumo di Public Health England punta decisamente sulla riduzione del rischio e sulla sigaretta elettronica, strumento che permette di tagliare la tossicità del 95 per cento, secondo il Royal College of Physicians . L’ecig compare e viene consigliata nel video promozionale della campagna, trasmesso sulle reti televisive e su internet, mentre sul sito ufficiale di Stoptober l’elettronica è il primo dei mezzi di supporto consigliati. “L’ecigarette – si legge – è un ottimo metodo per combattere l’astinenza da nicotina è comporta un rischio minimo rispetto alle sigarette”. Quest’anno per la prima volta la Independent British Vape Trade Association (l’associazione di produttori, importatori, distributori e negozianti) è partner ufficiale di Public Health England nella campagna Stoptober. “Quando Public Health England ci ha proposto la partneship – spiegano dalla IBVTA – spiegando che quest’anno la campagna avrebbe esplicitamente sostenuto il vaping, abbiamo sentito che era nostro dovere aiutarli a sostenere il vaping”. Il risultato è che l’industria, il commercio e le istituzioni sanitarie stanno unendo gli sforzi nella guerra al fumo. L’associazione dei produttori dà ampia visibilità ai risultati della campagna, mentre i negozianti partecipano attivamente esponendo i manifesti di Stoptober ed invitando a smettere con una sigaretta elettronica. Una sinergia che sta dando i suoi frutti. La contea di Cumbria, nell’estremo nord dell’Inghilterra, ha apertamente preso posizione a favore dell’elettronica. Il direttore del dipartimento di salute pubblica della contea Colin Cox spiega: “I messaggi che promuoveremo sono: se non fumi, non iniziare a svapare; se fumi, smetti se ci riesci. Se non ci riesci o non vuoi, passa alla sigaretta elettronica”. Gli fa eco Deborah Earl del gabinetto per la salute pubblica: “Il fumo è una delle principali cause di morte prematura in Cumbria e incoraggerò tutti i cittadini a partecipare a Stoptober e a passare permanentemente all’ecigarette”. Anche la contea di Lancashire, che conta un numero di fumatori superiore alla media nazionale, è decisa ad abbracciare il vaping. Il nuovo Tobacco Control Plan che arriva al 2022, infatti, farà sue le posizioni di Public Health England, consigliano la sigaretta elettronica come alternativa a rischio ridotto e come strumento prezioso nella lotta al tabacco. Fa la sua parte anche Cancer Research Uk, l’istituto per la lotta ai tumori. Sul suo sito si parla diffusamente di sigaretta elettronica e sono riportate due infografiche: la prima illustra i vantaggi per la salute dell’ecig rispetto al tabacco; la seconda i vantaggi economici che lo switch porta alle tasche del consumatore. Questa unione di forze fa sì che la Gran Bretagna ad oggi, con i suoi circa 9 milioni di fumatori, sia penultima nella classifica dell’Unione europea sulla prevalenza dei fumatori. Ma soprattutto offre un ottimo esempio di come istituzioni sanitarie, industria, mercato e politica possano e debbano lavorare insieme in vista di uno scopo comune. Purtroppo noi per non possiamo che restare a guardare. L'articolo Stoptober, quando l’unione fa la forza per difendere salute e vaping sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  9. di Stefano Caliciuri Si chiama Spruzza non perché ha problemi con il sistema di alimentazione ma perché i produttori hanno voluto nel nome omaggiare l’Italia, paese d’eccellenza dei sistemi bottom feeder. Asmodus propone quindi la sua prima box destinata allo squonk e lo fa con un podotto sicuramente piacevole sia alla vista che al tatto. Ma la caratteristica principale è il sistema di pescaggio del liquido. Abbandonata la tradizionale boccetta, Spruzza monta una vaschetta da 6 millilitri che ricorda un po’ la Billet Box: pulizia e ermeticità sono dunque garantita. Il pompaggio del liquido è garanito dallo Smart Siphon System (SSS) che utilizza una pompa presente nella box per aspirare il liquido attraverso la connessione 510 e riversarlo così nella coil. Il circuito che comanda la box è GX-80-HUT ed eroga al masimo 80 watt. Lo schermo tattile completa le finiture di Spruzza Squonk. Monta una batteria 18650 estraibile dallo sportellino posizionato nel lato posteriore. Per ricaricare la vaschetta invece è sufficiente togliere lo sportello anteriore. La box è completata dal’atomizzatore Fonte Rda. Asmodus propone in preorder sul proprio sito Spruzza Squonk in vendita a 150 dollari che sul mercato europeo potrebbero diventare circa 190 euro. Flipper permettendo… L'articolo Asmodus omaggia l’Italia: Spruzza Squonk con sistema SSS sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  10. di Stefano Caliciuri British American Tobacco ha depositato un lungo e accurato dossier sulle potenzialità delle sigarette elettroniche in ottica di riduzione del rischio. I diciassette studi realizzati dai ricercatori e dagli scienziati di British American Tobacco (BAT) sono stati pubblicati dalla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology e forniscono prove a supporto del potenziale di rischio sostanzialmente ridotto del vaping rispetto alle sigarette tradizionali. Le analisi e i test clinici sono stati effettuati con una sigaretta elettronica Vype ePen. Si tratta del più completo database di risultati derivanti da test scientifici messo a punto fino a oggi su una sigaretta elettronica creato utilizzando i dati ottenuti da una serie di test che potrebbe costituire la base di un modello scientifico a supporto delle rivendicazioni legate alla salute, come quella del rischio ridotto delle sigarette elettroniche (e di altri innovativi prodotti di nuova generazione quali i dispositivi a tabacco riscaldato), rispetto alle sigarette tradizionali. “Si tratta di una categoria decisamente nuova e sia i consumatori che i regolatori desiderano avere quante più informazioni possibili riguardo ai prodotti disponibili – commenta il dottor David O’Reilly, Group scientific and R&D Director di British American Tobacco. “Crediamo che un approccio fondato su basi scientifiche sia fondamentale per mettere insieme le prove necessarie a dimostrare il potenziale rischio ridotto delle sigarette elettroniche e di altri prodotti di nuova generazione alternativi al fumo. Ed è per questo che la realizzazione di questi test scientifici su un prodotto come Vype ePen assume grande importanza. Il nostro intento è che questa sia la prima di una lunga serie di applicazioni del nostro modello di valutazione scientifica” . I test realizzati includono: – Studi pre-clinici, che dimostrano la composizione relativamente semplice del vapore di Vype ePen rispetto al fumo delle sigarette tradizionali: contiene circa il 95 per cento di agenti tossici in meno come si evince dal confronto tra il fumo di una sigaretta di riferimento 3R4F (contenente circa 9 mg di catrame) e il vapore dell’ecig, in relazione alle nove componenti nocive per le quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una riduzione nel fumo di sigaretta Ulteriori test hanno dimostrato che questo vapore ha un impatto biologico molto ridotto o assente sulle cellule umane in laboratorio, a seconda del test utilizzato, rispetto a quello del fumo di una sigaretta tradizionale. – Studi clinici condotti su esseri umani, che hanno dimostrato come il vapore di Vype ePen fornisce al consumatore la nicotina in modo efficace tanto quanto il fumo di una sigaretta: un indicatore del fatto che questo prodotto sarebbe in grado di offrire ai fumatori un’alternativa soddisfacente alle sigarette tradizionali. – Studi sulla popolazione, che si servono di modelli predittivi per stimare l’effetto globale sulla popolazione della riduzione delle conseguenze nocive di un prodotto. Gli studi condotti da BAT indicano che un’ampia disponibilità di sigarette elettroniche può avere un effetto complessivo di riduzione del danno, come conseguenza di un’ampia disponibilità di questa tipologia di prodotto. “Nel complesso – si legge nel comunicato a cura di Bat – questi risultati costituiscono le basi di un ampio dossier di dati scientifici che gettano le fondamenta per stabilire il potenziale di riduzione del rischio associato a questo prodotto rispetto alle sigarette tradizionali. Questo dossier contiene il genere di informazioni che enti regolatori come la Food and Drug Administration statunitense vogliono ricevere, quando un’azienda sottopone una domanda per l’introduzione di nuovi prodotti del tabacco a rischio ridotto nel mercato USA. Lo stesso potrebbe valere per le applicazioni rivolte dalle aziende all’Unione Europea, in accordo alla Direttiva sui prodotti del Tabacco entrata in vigore lo scorso maggio. Possono essere necessari diversi anni per realizzare questo tipo di dossier e, secondo i nostri scienziati, crearne uno per ogni variazione apportata a un prodotto sarebbe praticamente irrealizzabile“. Il dottor James Murphy, Head of Reduced Risk Substantiation di British American Tobacco, aggiunge: “Questa categoria è in così rapida evoluzione che nuovi e migliori prodotti si susseguono continuamente. Se, ad esempio, fosse necessario disporre di un dossier scientifico aggiornato prima della commercializzazione sul mercato di ogni singolo prodotto, ciò potrebbe impattare drasticamente sulla disponibilità di dispositivi nuovi e più performanti e sul loro ruolo in termini di riduzione del danno causato dal tabacco. È importante tener presente che questo genere di dossier potrebbe fornire un quadro di dati scientifici per intere categorie di prodotto, in modo da non rendere necessaria la ripetizione dei test per ogni ‘nuova generazione’ degli stessi prodotti. Questo renderebbe più rapido ed efficace il processo di innovazione, con la possibilità di sviluppare e immettere sul mercato prodotti a potenziale rischio ridotto migliorati, in tempi più brevi e senza la duplicazione di test già effettuati. Fornendo al tempo stesso ai consumatori e ai soggetti regolatori le garanzie necessarie riguardo al rischio relativo di ciascun prodotto. Stiamo invitando – conclude Murphy – i soggetti regolatori e le autorità competenti nel campo della salute pubblica a valutare tale metodologia in questo contesto”. Per consultare la ricerca in inglese è possibile scaricare integralmente il Dossier a prima firma James Murphy. L'articolo Scienziati Bat segnano un punto decisivo: pubblicato dossier pro-ecig sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  11. Japan Tobacco International è protagonista di una campagna di sensibilizzazione a favore della sostenibilità ambientale. A partire da oggi e sino a sabato 14 ottobre, in collaborazione con Foundation for Environmental Education, l’auto di JTI Clean Way, guidata dal digital influencer Matteo Acitelli, percorrerà oltre 600 chilometri toccando le località che hanno ottenuto i riconoscimenti Bandiera Blu o Spighe Verdi. Il percorso attraverserà Tre regioni, sette province e undici comuni, unendo in una blue and green road, Marche, Umbria e Toscana, da Senigallia a Castagneto Carducci. La partenza di JTI Clean Way è dalla località Bandiera Blu di Senigallia (AN). Lungo il litorale adriatico si farà tappa nei comuni di Fano e Mondolfo (PU), prima di passare all’entroterra, dove saranno attraversate le località Spighe Verdi di Montecassiano, Matelica e Esanatoglia (MC), Montefalco (PG), Castellina in Chianti (SI) e Massa Marittima (GR). Si ripartirà poi alla volta della costa tirrenica, per raggiungere le località di Bibbona (LI) e Castagneto Carducci (LI), ultima tappa dell’itinerario. Sabato 14 ottobre, alle ore 10.30, presso il Teatro Roma di Castagneto Carducci avrà luogo una tavola rotonda, alla presenza del Sottosegretario all’Ambiente Silvia Velo, con la partecipazione degli undici sindaci coinvolti nell’itinerario, Bandiere Blu e Spighe Verdi, dove saranno condivise le azioni svolte, gli ideali di promozione della sostenibilità e della qualità della vita ma anche i rapporti di interdipendenze territoriali tra comuni circostanti. “Un progetto – ha commentato PierCarlo Alessiani, presidente e amministratore delegato di JTI Italia – costruito a quattro mani insieme a FEE Italia che unisce il costante impegno di JTI a favore dello sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità in cui operiamo, alla diffusione delle buone pratiche ambientali sul nostro territorio. Si tratta di un ulteriore importante tassello che testimonia l’impegno di JTI nei confronti dell’ambiente: da anni siamo impegnati nella realizzazione di campagne per la promozione di comportamenti responsabili nel pieno rispetto del territorio italiano. Con JTI Clean Way vogliamo trasmettere un messaggio positivo, condividendo buone pratiche di protezione dell’ambiente da cui trarre ispirazione”. L'articolo L’auto di JTI in viaggio tra Bandiere blu e Spighe verdi sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  12. di Barbara Mennitti Continuano a crescere vertiginosamente i numeri relativi all’import di prodotti legati alla sigaretta elettronica nella Corea del Sud. Nel Paese del sud est asiatico la grande diffusione del vaping è iniziata nel 2015, quando le autorità alzarono di circa l’80 per cento il prezzo delle sigarette con l’intento di combattere il tabagismo, come raccontato da Federico Brusadelli sul numero 2 della rivista bimestrale Sigmagazine. Già nello stesso anno i volumi delle importazioni dei prodotti del vaping erano balzati a un valore complessivo di 13,5 milioni di dollari dai 10,3 dell’anno precedente. Un trend che non si è arrestato nemmeno nei due anni successivi, secondo i dati resi noti questa settimana dal governo coreano e riportati dal quotidiano The Korea Herald. In particolare, le statistiche della Dogana del Paese registrano che, fra gennaio 2015 e agosto di quest’anno, le importazioni di liquidi per sigarette elettroniche hanno raggiunto le 243 tonnellate per un valore di circa 12 milioni di euro. Nel triennio 2012-13-14 erano pari a 91 tonnellate e 5 milioni di euro. La crescita più vistosa si è avuta per i liquidi contenenti nicotina il cui import solo nei primi otto mesi di quest’anno ha raggiunto le 61 tonnellate. Erano 12 nel 2015 e 22 nel 2016. In crescita anche le importazioni di kit per svapare, che fra gennaio 2015 e agosto 2017 hanno raggiunto le 269 tonnellate, pari a 19 milioni di euro. Fra il 2012 e il 2014 per questi prodotti si registrava un volume d’importazioni di 173 tonnellate per 10 milioni di euro. La repubblica asiatica potrebbe presto anche aumentare le tasse sui riscaldatori di tabacco, o meglio su Iqos che al momento è l’unico dispositivo di questo tipo venduto nel Paese. Il parlamentare Kim Gwang-lim ha infatti presentato una proposta di legge per equiparare le sigarette dei riscaldatori a quelle tradizionali, visto che contengono tabacco. Se la proposta venisse approvata dall’Assemblea nazionale, il prezzo delle sigarette per riscaldatore passerebbe dall’attuale equivalente di 3,20 euro a 6000 won, cioè circa 4,5euro. © Best Edizioni – Riproduzione riservata L'articolo Corea del Sud, è svapomania: boom di importazioni di liquidi per e-cig sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  13. L’economia comportamentale applica la psicologia all’economia fondendole in una sola scienza. Incorpora cioé lo studio dei comportamenti e delle reazioni umane nell’analisi del processo decisionale che sta dietro a un risultato economico o ai fattori che spingono un consumatore a comprare un prodotto piuttosto che un altro. Al contrario dell’economia classica, nella quale il processo di decisione è interamente basato sulla logica, l’economia comportamentale prende in considerazione anche la parte irrazionale della mente. Il concetto si può applicare a situazioni individuali o, in maniera più ampia, può comprendere anche le azioni collettive di una società (ad esempio la Brexit) o trend nei mercati (mode e tendenze). La cosiddetta “teoria del pungolo” (Nudge Theory) è stata elaborata dall’economista americano Richard Thaler e per questo l’accademia reale svedese qualche giorno fa gli ha assegnato il Nobel per l’economia per aver “incorporato nell’analisi del processo decisionale economico ipotesi realistiche dal punto di vista psicologico“. Il gruppo Nudge Unit creato per dare applicazione pratiche alla teoria lavora e collabora attivamente con governi e istituzioni indipendenti di tutto il mondo. In particolare, il ministero della salute inglese ha chiesto aiuto al team Nudge per redigere il quadro regolatorio per la sigaretta elettronica. Lo staff ha così suggerito al ministero della salute britannico di favorirne la diffusione. Secondo la teoria sviluppata dal premio Nobel, è più facile sostituire un’abitudine consolidata con una meno nociva piuttosto che abbandonarla del tutto. La teoria ha visto dunque l’applicazione pratica nel sostegno delle politiche britanniche della riduzione del danno che spingono i fumatori all’utilizzo della sigaretta elettronica rispetto alla cessazione forzata del vizio. Thaler non è il primo Premio Nobel a legare il proprio nome alla sigaretta elettronica. Già Françoise Barré-Sinoussi, Nobel per la Medicina 2008, è da tempo vaper nonché sostenitrice del vaping come principale strumento di riduzione del danno. L'articolo Nobel Economia, la teoria vincitrice già applicata alla sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  14. Il web, gioie e dolori del vaping

    Tratto da Sigmagazine #4 – Settembre-Ottobre 2017 di Giovanni Favino Internet è ovunque. È nei nostri telefoni, nei nostri computer, nei negozi, nei nostri conti bancari e negli acquisti che facciamo. Nato intorno agli anni Sessanta come progetto militare, ben presto diventò un sistema di interconnessione mondiale ad uso civile, fino ad essere, ai giorni nostri, parte integrante della nostra vita. L’evoluzione tecnologica della rete globale ha avuto ripercussioni dirette anche sulla vita delle persone. Ecco quindi che ci siamo abituati a consultare le nostre finanze tramite home banking o a guardare i risultati delle nostre analisi mediche direttamente nel database dell’ospedale, come se fosse sempre stato così, anche se andando indietro con i ricordi possiamo rivedere una realtà profondamente diversa da adesso. Online si incontrano persone, ci si innamora, si compra, si fa girare l’economia e si commettono anche reati. Uno dei punti interessanti è infatti questo: la rete, tecnicamente parlando, si è evoluta molto. Le persone, però, non sono state al passo e non si sono adattate allo stesso modo. Non tutte e non del tutto, almeno. Alcuni si comportano in rete come vorrebbero fare nel mondo reale, ma non possono; altri, invece, pensano di entrare in un mondo immaginario, dove le regole di quello reale sono attenuate. Fin dagli albori delle web community si è, infatti, assistito al bizzarro comportamento di alcuni utenti che una volta “connessi”, modificavano anche radicalmente la loro interazione col prossimo. Offese, minacce, bullismo e sarcasmo gli ingredienti principali di questa sorta di distorsione comportamentale, al punto che in tempi recenti si è arrivati a parlare e legiferare riguardo al “cyberbullismo”. Forse la rete fa sentire protetti o forse il linguaggio scritto, all’interno di un candido riquadro dotato di tasto “rispondi”, aiuta a disinibirsi rispetto a un paio di occhi da dover fissare quando si parla di persona, faccia a faccia. I fenomeni appena descritti sono ben conosciuti dagli amministratori e dai moderatori dei gruppi sociali sul web e sono appunto il sintomo di un’evoluzione umana tutt’altro che completa e adeguata, rispetto a quella tecnologica dello strumento informatico in questione. In altre parole, abbiamo creato una copia virtuale del nostro mondo reale attraverso l’online ma non siamo ancora riusciti completamente a creare una copia virtuale di noi stessi, fedele a ciò che di solito siamo. La sigaretta elettronica è nata in questo contesto. Possiamo fissare l’esordio dei vaporizzatori personali intorno al 2009 ma l’anno di debutto tra il grande pubblico è probabilmente il 2012, fase in cui la banda larga era ormai una realtà nazionale e la connettività mobile era nelle mani di chiunque. Le prime discussioni approfondite sul vaping sono nate nei forum a tema e senza dubbio la rete è stata il canale preferenziale per il passaparola di molti creatori artigianali, che negli anni sono poi diventati veri e propri produttori di hardware ed eliquids. Via via i forum sono stati sostituiti dai social network, di cui la “grande F” è forse l’esempio più famoso. Questo ha messo in luce tutti i limiti che il mancato adattamento umano ha portato con sé. Le piattaforme social hanno infatti alcune caratteristiche ideali per il mondo del vapore elettronico e sono altrettanto accondiscendenti verso le umane debolezze: sono diffuse in ogni categoria di individui, giovani in particolare, e sono immediate e popolari. Grazie ad esse la natura umana applicata ad internet ha potuto manifestarsi appieno. Si è quindi potuto assistere a infime diatribe che, con la pretesa di essere discussioni tecniche, hanno preso più che altro la forma delle guerre di religione. A seguire c’è stata la creazione di gruppi a tema. Coalizioni di persone, accomunate dalla medesima opinione su un determinato dispositivo o atomizzatore o dall’intolleranza verso altre opinioni su un certo argomento. Nell’osservare tutto ciò a mente lucida, non si può che rivedere il classico comportamento ben descritto nei libri di storia riguardo agli albori dell’umanità, quando i clan e le tribù erano la realtà sociologica per eccellenza. Il bello, si fa per dire, è che a volte il comportamento degli amministratori di questi gruppi ha ricalcato i medesimi errori visti in passato tra i sovrani e i gerarchi delle nazioni o degli imperi. Lotte di potere per essere al vertice del gruppo virtuale o esclusioni sommarie tramite ban dalla comunità ci sono state e probabilmente continueranno ad esserci in queste realtà, anche al di fuori del vaping, quasi si stesse assistendo alla riconversione informatica degli errori umani commessi in passato da persone troppo incapaci o troppo deboli per poter intraprendere l’azione giusta al momento giusto. Anche le litigate tra operatori del vaping stanno diventando una sorta di gossip a cui la rete ci sta abituando. Qui le polemiche si fanno a suon di post e di commenti sulle bacheche proprie o altrui, e l’argomento può essere tanto la legittimità di un liquido, quanto la bontà dei prodotti che l’avversario vende. La disinibizione dei pensieri coinvolge anche il settore dei negozianti, che con l’argomento “online” hanno spesso avuto un rapporto molto controverso, vedendolo come una sorta di minaccia per i negozi su strada e a volte auspicando una chiusura più o meno legiferata delle attività che vendono usando internet come bacino di clientela. Chissà se nell’augurarsi tutto ciò ci si è mai fermati a riflettere sul fatto che gli stessi grossisti siano negozi online e su tutte le conseguenze che un’eventuale chiusura implicherebbe. Quella fatta finora sembra la descrizione di un’arena di gladiatori, pervasa di cattiverie, ingiustizie e azioni dettate dall’irrazionalità. Fortunatamente internet per il vaping non è solo questo, anzi, probabilmente le note positive superano quelle poche negative, che però fanno sempre parlare più di sé. Il web ha sostanzialmente permesso la diffusione e la difesa del vapore elettronico, oltre a fornire anteprime e notizie in tempo reale per tutti gli appassionati. Quasi tutte le aziende, italiane o estere, hanno sui social almeno una pagina, tramite la quale ricevono valutazioni, consigli e sponsorizzano i propri prodotti. Tutto questo rientra in un più grande piano di social media marketing che nell’economia “vecchio stampo” sarebbe semplicemente stato impossibile da attuare. A tal proposito, si iniziano a vedere i primi passi per regolamentare ciò che finora è stato gestito dal senso comune o dalla correttezza professionale. Da una parte c’è l’Antitrust, che ha iniziato a tenere sott’occhio le pubblicità occulte fatte tramite foto su social network, e dall’altra parte abbiamo Instagram, celebre piattaforma ora acquistata da Facebook, che si sta attrezzando per contrassegnare con un apposito hashtag i contenuti in cui ci sia una collaborazione commerciale, al fine di tutelare i propri utenti e rendere espliciti i rapporti commerciali altrimenti mascherati da quotidiana routine immortalata nelle diverse immagini caricate online. Internet ha quindi influenzato il mondo del vaping? Decisamente sì e si può dire con buona ragione che sia stato il substrato su cui tutta la comunità di hard vapers ha potuto promuovere e portare avanti la filosofia del vapore. Ovviamente non sono mancati gli episodi poco edificanti ma, come in tante vicende che viviamo in epoca moderna, il problema non risiede solo nello strumento ma anche nell’utilizzatore. Non appena gli utenti comprenderanno fino in fondo che il web non è un’astrazione ma siamo noi, avremo probabilmente un atteggiamento umano perfettamente in linea con l’evoluzione della rete stessa. © Best Edizioni – Riproduzione riservata L'articolo Il web, gioie e dolori del vaping sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  15. di Barbara Mennitti Ha da poco visto la pubblicazione un report sulla sigaretta elettronica firmato dalla British Psychological Society, l’organizzazione che riunisce e rappresenta psicologi e psichiatri del Regno Unito. E anche questi professionisti della salute si uniscono ufficialmente al coro di chi chiede che l’ecigarette sia promossa come metodo per smettere di fumare. Il report rubricato sotto il titolo di Changin behaviour (cambiamenti comportamentali) e firmato dai professori Lynne Dawkins e Hayden McRobbie, prende in considerazione “le migliori prove scientifiche disponibili fino ad agosto 2017”, dunque molto recenti. In base a questi studi, Lynne Dawkins, docente della London South Bank University, dichiara che “per i fumatori che cercano di smettere le sigarette elettroniche sono più attraenti degli strumenti tradizionali come le terapie sostitutive alla nicotina e almeno altrettanto efficaci. E sono in continuo aumento le prove scientifiche che dimostrano come siano molto più sicure del fumo”. Dawkin continua con un appello ai Centri antifumo, che in gran parte non sono in grado di fornire ecig a chi si rivolge a loro per smettere di fumare: “Ci raccomandiamo affinché le consiglino e promuovano il loro utilizzo ai fumatori che cercano di smettere”. Nel report, inoltre, gli autori formulano cinque raccomandazioni in tema di vaping. Prima di tutto chiedono che si compiano degli sforzi per far conoscere il danno relativo molto diverso del fumo, della nicotina e delle sigarette elettroniche. E quindi raccomandano che i Centri antifumo del Servizio Sanitario Nazionale combinino le loro migliori terapie con “il metodo più popolare per smettere di fumare: la sigaretta elettronica”. Questo, si legge nel report, incrementerà l’appeal dei Centri e il loro tasso di successo. Non restano fuori le politiche fiscali: la British Psychological Society crede nella necessità di interventi per aumentare il costo del fumo e ridurre quello delle ecigarette e lo fa senza mezzi termini. “Per le sigarette elettroniche – si legge nel report – bisogna evitare la tassazione e legislazioni contro il vaping e promuovere una pubblicità senza vincoli basata su informazioni reali”. Una bordata arriva anche alla Tpd – che però non viene mai nominata – quando si chiede un quadro normativo che “promuova lo sviluppo e il miglioramento del prodotto per renderlo più sicuro, più attraente e più soddisfacente per un numero sempre maggiore di fumatori”. E poi si specifica: “Questo significa consentire ai liquidi ad alto contenuto di nicotina di rimanere sul mercato se non vi sono prove che siano dannosi, ed evitare procedure inutili, gravose e costose per i produttori, che così potranno dedicarsi a sviluppare la sicurezza e l’efficacia dei loro prodotti”. L’ultima raccomandazione degli psicologi riguarda la ricerca. È necessario “investire per continuare a esplorare gli effetti della sigaretta sulla cessazione del fumo, in modo da capire quali device offrono il migliore potenziale per smettere, a chi e in quali circostanze”. Insomma gli psicologi e gli psichiatri britannici sposano senza riserve la sigaretta elettronica e chiedono che venga lasciata libera di esprimere tutto il suo potenziale per il bene della salute pubblica. L'articolo Psicologi britannici: “La sigaretta elettronica funziona e va incentivata” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine