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  1. di Barbara Mennitti Si intitola “The flavor trap”, la trappola del gusto, il rapporto inviato alla Food and Drug Administration da cinque organizzazioni anti-fumo americane per chiedere che vengano proibiti gli aromi dolci e fruttati nei liquidi per sigaretta elettronica (pervicacemente definiti come prodotti del tabacco). Le organizzazioni sono del calibro di American Academy of Pediatrics, Cancer Action Network, American Hearth Association, American Lung Association e Campaign for Free-Tobacco Kids e dunque i vaper Oltreoceano hanno seri motivi di preoccupazione. Il rapporto richiama una legge federale adottata nel 2009 che va sotto il nome di Family Smoking Prevention and Tobacco Control Act e che proibiva la vendita di sigarette “aromatizzate” con gusti diversi dal tabacco o dal mentolo, compresi aromi fruttati e dolci. Curiosamente, fa notare il professore Michael Siegel, molto critico con le posizioni delle organizzazioni anti-tabacco, nel 2009 l’unica aromatizzazione disponibile nelle sigarette era quella al mentolo, che la legge si ben guardò dal proibire. In ogni caso nel rapporto si osserva che dal divieto sono rimasti esclusi “gli altri prodotti del tabacco”, cioè “le sigarette elettroniche” che negli ultimi anni hanno visto fiorire migliaia di gusti diversi (al 2014 ne avevano censiti 7700 e contavano che ogni mese ne uscivano 240 nuovi). Dunque la richiesta delle cinque associazioni è che il divieto di utilizzare aromatizzazioni diverse dal tabacco e dal mentolo sia esteso anche agli “altri prodotti del tabacco”, cioè ai liquidi per le sigarette elettroniche. La motivazione addotta nel rapporto è che questi aromi sarebbero stati creati apposta per attirare i più giovani, facendoli cadere nelle spire del tabagismo. Insomma, torniamo al logoro schema del Gateway effect e poco importa che non solo il temuto effetto passerella non solo non abbia trovato conferma in nessuno studio serio, ma sia anzi stato più volte smentito (e ci limitiamo a citare lo studio più recente, quello di Neil McKeganey. Né che quasi tutti i vaper adulti, dopo la prima fase di disassuefazione dalla sigaretta, scelgano aromi diversi dal tabacco. Secondo il rapporto, le aromatizzazioni sono una “trappola per rendere dipendente una nuova generazione”. La trappola sarebbe stata tesa dalle aziende del tabacco “che hanno una lunga esperienza nello sviluppare e promuovere prodotti del tabacco per attirare i più giovani” (tesi che, a onor del vero, abbiamo sentito anche dalle nostre parti). Tralasciamo la constatazione che la maggior parte delle aziende produttrici di liquidi sono piccole e medie imprese, senza legami con big tobacco, che viene anzi visto come il nemico numero uno e gioca per il momento un ruolo marginale nel mercato. Ma se davvero le multinazionali del tabacco si convertissero interamente ad un prodotto meno nocivo per la salute che serve ad abbandonare la sigaretta, sarebbe un male? O non contribuirebbe a salvare vite? Purtroppo le argomentazioni contenute in questo rapporto rivelano la posizione ideologica di molte associazioni anti-fumo, unita ad un pregiudizio verso tutto quello che proviene dal mercato e non dai laboratori medici. La speranza è che la FDA si renda conto che il “meglio” proposto da questo rapporto è nemico del “bene” e non privi tanti fumatori ed ex fumatori di uno strumento prezioso di riduzione del danno. L'articolo Associazioni antifumo chiedono di proibire gli aromi nei liquidi sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  2. di Stefano Caliciuri Sarà l’effetto della Tpd, sarà la naturale maturità raggiunta dal settore, in questi ultimi tempi sta accadendo qualcosa che potrebbe ridisegnare il mercato e rafforzare l’immagine delle aziende: fusioni, accordi di partnership, acquisizioni. Nuovi scenari, insomma, che dimostrano come all’euforia dei primi tempi si sia oggi invece passati alla ricerca della solidità. Ultimo accordo in ordine di tempo vede come protagonisti principali Arcangelo Bove e Gregorio Lo Porto, meglio conosciuti attraverso i loro marchi Svapoweb e Lop. Un’intesa che ha portato alla creazione di International Vape, una società per azioni composta a pari quota da Arcbo d.o.o. e Lop liquids doo (35%) a cui si aggiungono Marco De Mizio, Alfonso Crisci e Massimo Di Fatta, tutti col 10 per cento delle quote. La società adopererà il dominio Svapoweb-pro per fornire il servizio di grossista rivolto ai negozianti. La sede legale è a Roma mentre lo stabilimento operativo è a Benevento, dove attualmente è ospitato Svapoweb. La nuova società di presenta dunque sul mercato come distributore all’ingrosso di hardware, liquidi ed aromi per sigarette elettroniche. L’obiettivo dichiarato è coprire il mercato europeo rifornendo e soddisfacendo con rapidità qualunque richiesta dei rivenditori al dettaglio. Arcangelo Bove spiega come è nata l’intesa con Gregorio Lo Porto: “E’ nata col tempo. Si è instaurato un buon rapporto di amicizia anche a seguito dell’intesa che lega il marchio Gioark attualmente prodotto da Lop. Abbiamo quindi voluto intraprendere questo nuovo cammino insieme, per creare un’azienda che diventerà certamente leader all’interno della filiera distributiva e produttiva“. L'articolo Bove-LoPorto, intesa raggiunta: nasce International Vape sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  3. di Stefano Caliciuri Una nuova iniziativa di promozione della sigaretta elettronica e del vaping vede come protagonista Matteo Viviani, celebre volto della trasmissione Le Iene. Dopo l’inchiesta a difesa dei liquidi di ricarica e il video di condanna del fumo a favore del vapore, ora ha “prestato il proprio copro” (è proprio il caso di dirlo) per trasformarsi in testimonial d’eccezione potenzialmente in qualunque negozio d’Italia. Una sagoma di cartone a figura intera e in dimensioni reali può essere collocata in ogni punto del negozio e diventa una simpatica attrazione verso l’esterno. La consueta posa da 007 ed una frase ad effetto – “La salute non può attendere” – completano l’armonizzazione dell’idea comunicativa. L’iniziativa è stata promossa da Vaporart e si rivolge esclusivamente ai negozianti che, gratuitamente, possono richiedere un cartonato di Viviani da esporre in negozio. Per riceverlo senza alcun costo è sufficiente fare richiesta all’indirizzo [email protected] L'articolo “Ospita anche tu una Iena in negozio” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  4. di Stefano Caliciuri Le sigarette elettroniche fanno volare anche i titoli delle aziende quotate in Borsa. Gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno previsto che il settore del tabacco quest’anno dovrebbe crescere del 25 per cento, trend dettato soprattutto dalla crescita esponenziale del vaping. A giovarne a Piazza Affari è stata soprattutto Ima, la società bolognese che produce il packaging per il riscaldatore di tabacco di Philip Morris. Su Ima gli analisti hanno confermato il giudizio “buy” con un target price di 75 euro. Al momento della redaizone di questo articolo, la quotazione oscilla tra i 71 e i 71,5 euro, sfiorando il massimo da inizio anno. Kepler ha ricordato altresì che il tabacco rappresenta il 23 per cento del margine operativo lordo e che nel 2016 ha prodotto un margine lordo di 40 milioni di euro mentre le previsioni degli analisti si erano fermate a 28 milioni. Nel 2017 il segmento dovrebbe crescere di un altro 25 per cento grazie alle commesse di Philip Morris degli stick per Iqos. L'articolo Il tabacco e il vaping fanno volare le aziende quotate in Borsa sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  5. di Barbara Mennitti Underwriters Laboratories, azienda indipendente leader nel settore della sicurezza fondata nel 1894, ha annunciato che accetterà di esaminare le sigarette elettroniche, di valutare e testare le loro componenti e di rilasciare per questi prodotti la North American Certification, un marchio che attesta la conformità con le leggi in vigore negli Stati Uniti e in Canada. La decisione dell’azienda è venuta dopo che il Dipartimento per la sicurezza americano aveva lanciato un allarme per l’aumento di incidenti e incendi dovuti all’uso dei vaporizzatori personali. L’espansione del mercato delle ecig rende necessario, secondo UL, garantire la sicurezza degli strumenti per la vaporizzazione. L’azienda, dunque, si rende disponibile a collaudare e certificare le ecigarette, le loro batterie e i sistemi di ricarica utilizzando lo standard UL 8139. Si tratta di parametri specifici per valutare la sicurezza di di sistemi elettrici, di riscaldamento, di ricarica e delle batterie. Dunque, sottolinea UL in un comunicato stampa, non saranno testate le parti “che si consumano”, come le wick, i liquidi o le sostanze contenute nel vapore. Né, tantomeno, verranno presi in considerazione i possibili effetti fisiologici o a lungo termine dell’uso della sigaretta elettronica. UL ha una lunga esperienza nel collaudo e nella certificazione di strumenti elettrici portatili alimentati a batterie o con caricatori. “Grazie a UL 8139 – sostiene Ghislain Devouge, vice presidente e general manager della Consumer Technology Division dell’azienda – abbiamo sviluppato una metodologia in grado di valutare e testare con sicurezza le sigarette elettroniche per quanto riguarda il rischio di incendio e di cortocircuito. Crediamo che ci sia molto bisogno di questo tipo di servizio”. L'articolo Batterie e circuiti, negli Usa nuova certificazione di sicurezza e qualità sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  6. di Barbara Mennitti La sigaretta elettronica ha debuttato definitivamente in società. A sancirlo è Debrett’s, il marchio che da quasi 250 anni è l’autorità incontrastata in materia di buone maniere nel Regno Unito. La sua fama risale, infatti, al 1769 quando John Debrett’s pubblicò la prima edizione di The Peerage, un compendio per i pari del regno – duchi, marchesi, conti, visconti e baroni – che ancora oggi viene stampato e venduto. Da allora Debrett’s non ha smesso di dettare le regole dell’etichetta, rivolgendo il suo sguardo e i suoi consigli anche un po’ più in basso ai non aristocratici. E l’ecigarette è entrata così tanto a far parte della società britannica che lo storico marchio ha ritenuto di dover stilare una Debrett’s Guide to Vaping Etiquette, una guida dei comportamenti che il vaper deve tenere in pubblico. E sebbene la collaborazione con Vype, marchio di British America Tobacco, tolga un po’ di romanticismo all’iniziativa, i consigli di buone maniere possono essere universalmente utili per rendere il vaping ben accetto in società. La prima regola d’oro è quella di domandare sempre il permesso prima di svapare nei luoghi pubblici: “La maggior parte dei luoghi come bar e cinema avrà la sua politica, se siete in dubbio chiedete”. Astenersi, invece, da fare i nuvoloni nei ristoranti; non sta bene mentre viene servito il cibo. La considerazione per gli altri impone anche di non svapare mentre si sta facendo una fila: per quanto l’attesa possa essere noiosa, occorre resistere stoicamente alla tentazione di fare una boccata e far scomparire tutti quelli dietro nella nebbia. Regole da seguire anche per quanto riguarda l’interazione con gli altri vaper e con gli amici. Se si desidera assaggiare il liquido di qualcun altro, va bene dare un indizio sottile, ma mai chiedere di utilizzare la stessa ecig: molti storcerebbero il naso all’idea di condividere il loro drip. L’inconveniente, però, si può facilmente superare sostituendolo o adoperandone uno usa e getta, aggiungiamo noi. Ancora, non dare per scontato che si possa tranquillamente svapare in casa o nell’auto di amici: è sempre bene chiedere prima al padrone di casa. E bisogna anche astenersi dallo svapare in faccia a qualcuno nuvole di vapore aromatico: anche se si tratta di esalazioni aromatiche, non tutti apprezzano. Debrett’s suggerisce ancora di non utilizzare la sigaretta elettronica sui mezzi di trasporto pubblici, di non dare per scontato che sia consentito il vaping negli hotel e di evitare di svapare di soppiatto dove non è consentito (cosa che probabilmente ha fatto qualsiasi vaper). In mezzo a tutte queste regole del perfetto vaper in società, arriva anche una buona notizia: chi usa la sigaretta elettronica può sperare in una storia romantica con un non fumatore, perché secondo una ricerca uno su cinque uscirebbe tranquillamente con un vaper. Cinque volte di più di quanti darebbero una chance con un fumatore. Queste, tra il serio e il faceto, sono le regole di etichetta che chi svapa deve seguire in pubblico, almeno secondo Debrett’s. Al di là che le si ritenga giuste, ingiuste, ridicole o scontate, questo vademecum per l’interazione fra vaper e non dimostra con chiarezza quanto la sigaretta elettronica stia ormai entrando nel costume delle nostre società. L'articolo Anche la sigaretta elettronica ha il suo galateo ufficiale sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  7. di Stefano Caliciuri “Abbiamo avviato un’azione legale per proteggere il nostro marchio Chupa Chups da utilizzi non autorizzati ed impropri“. Non usano perifrasi e vanno dritti al punto i responsabili italiani di Perfetti Van Melle, l’azienda dolciaria che produce e commercializza i celebri lecca-lecca, per comunicare l’avvio della procedura legale nei confronti del produttore e del distributore degli eliquids in foto. All’azione legale ha fatto seguito anche una comunicazione scritta a tutti i rivenditori del liquido per sigarette elettroniche che plagia il marchio coperto da copyright. La decisione di Perfetti non è la prima né l’unica nell’ambito del vaping. Già Ferrero ha intentato un’azione legale a tutela dei marchi dei propri prodotti, soprattutto Nutella e Tic Tac. Il “vizio” di alcuni produttori di eliquids, purtroppo, nonostante le procedure legali, non sembra interrompersi visto che attualmente in commercio ci sono decine di marchi che riproducono prodotti noti in ambito alimentare. Nutella e Chupa Chups hanno già creato un precedente pericoloso, perché l’eventuale sentenza potrebbe mediaticamente ritorcersi contro l’intero settore del vaping. Una soluzione potrebbe venire da rivenditori e distributori che, tacitamente ed unilaterlamente, potrebbero decidere di non vendere e distribuire i prodotti che palesemente plagiano marchi altrui. Una decisione che potrebbe dare un importante segnale di maturità e di autocontrollo dell’intera filiera. L'articolo La Perfetti tutela il marchio Chupa Chups: “Azione legale contro i plagi” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  8. di Stefano Caliciuri Si chiama Young la nuova linea di liquidi senza nicotina di Bandz, l’azienda di produzione tosco-emiliana che fa capo a Roberto Baldini e Filippo Zini. Disponibile dalla prossima settimana, la confezione contiene 50 millilitri di liquido confezionato in cinque flaconi da 10 millilitri senza nicotina. La composizione 75vg-24pg-1acqua è destinata prevalentemente per essere usata con hardware con alti wattaggi e resistenze in subohm con tiro polmonare. La particolarità della confezione consente al rivenditore (o al consumatore) di comporre il bouquet dei flaconi a proprio piacimento. Sarà così possibile acquistare cinque flaconi contenenti lo stesso liquido o, al contrario, si volessero provare miscele o diversificare la selezione, si potranno scegliere anche cinque aromatizzazioni diverse. In ogni caso la selezione dovrà essere composta in multipli da cinque, non si potranno vendere quantità diverse dai 50 millilitri o flaconi singoli. La linea Young è composta da nove diverse fragranze: torta alle mele, pop corn, nocciola, biscottino, tiramisù, bubble gum, nocciolato, bacio al caffè. E per concludere il particolarissimo nanà, un gusto fresco ed aromatico con declinazioni orientaleggianti. L'articolo Young, la nuova proposta di eliquids a contenuto variabile e componibile sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  9. di Barbara Mennitti La legge di recepimento della Direttiva europea sui prodotti del tabacco entra in vigore in Ungheria. E anche se il Paese magiaro apre finalmente le porte ai liquidi contenti nicotina, le disposizioni sulla sigaretta elettronica – spiega l’osservatorio di settore Ecig Intelligence – rimangono le più restrittive di tutto il Continente. Sono, infatti, vietati tutti i liquidi aromatizzati, come già suggerito dall’OGYÉI, l’Istituto nazionale di farmacia e nutrizione. Proibite anche le vendite a distanza, il che rende praticamente impossibile fare acquisti online. Secondo gli osservatori queste misure stanno spingendo molti operatori ungheresi a chiudere le loro attività sul territorio nazionale per spostarle nei Paesi confinanti con regolamentazioni meno severe. Novità anche sul fronte fiscale dove tutti i liquidi di ricarica verranno tassati allo stesso modo, a prescindere dal contenuto di nicotina. La tassazione prevista è in linea con quella in vigore negli altri Paesi, mentre la stangata arriva con i costi che i produttori dovranno accollarsi per la notifica dei prodotti, visto che le tariffe ungheresi sono fra le più alte del Continente. L'articolo Tpd, stangata ungherese: zero aromi, no online, alti costi di notifica sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  10. di Stefano Caliciuri Una sigaretta elettronica progettata e pensata per i detenuti nelle carceri. Il progetto pilota durerà sei mesi e vedrà come protagonista l’Isola di Man, piccolo territorio circondato dal mar d’Irlanda. La decisione del ministro agli interni Bill Malarkey è dovuta per porre un freno ai casi di ustione all’interno delle celle. I detenuti, non potendo fumare le sigarette, sino ad ora avevano provveduto ad escogitare sistemi alternativi, come ad esempio bruciare e fumare le bucce secche di banana o le bustine di the. Più di 800 ustioni negli ultimi anni sono state dovute proprio a questi sistemi artigianali. Per sei mesi, quindi, nel carcere dell’isola del nord Europa si potrà utilizzare una sigaretta elettronica pensata appositamente per i detenuti. Totalmente usa e getta, E-burn è utilizzabile esclusivamente all’interno delle celle e negli spazi condivisi all’interno della struttura detentiva. Annunciando il progetto, il ministro ha dichiarato che è stato convinto dalle “prove fornite dai medici” sulla riduzione del danno e sulla non tossicità dei vapori passivi. La sigaretta elettronica è completamente sigillata e non può essere ricaricata. L'articolo Nasce la sigaretta elettronica pensata esclusivamente per i detenuti sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  11. di Stefano Caliciuri Ancora una inaugurazione, ancora un punto vendita specializzato in sigarette elettroniche basato sull’esperienza. The Fog Bergamo inaugura sabato 25 per volontà di Massimiliano Begotti e Matteo Musicco. A partire dalle ore 15, si svolgeranno gare e lotterie con molti premi e gadget per gli intervenuti. Si potrà inoltre degustare una speciale miscela di caffé, altro punto di forza della proposta commerciale di The Fog. All’evento inaugurale parteciparanno alcuni volti del vaping sul web: Miss Svapo, il Santone dello Svapo e Matteo Scarfi. The Fog Bergamo segue di pochi mesi l’apertura dell’omonimo punto vendita di Brescia. “Penso che una delle chiavi del successo – spiega il cotitolare Massimiliano Begotti – sia riuscire a differenziare i prodotti rispetto i classici articoli che si trovano nei negozi. La nostra offerta spazia infatti dai prodotti più introvabili, che riusciamo ad avere quasi su ordinazione, ad una serie di prodotti che teniamo in quantità per poter sempre soddisfare le richieste della nostra clientela“. “L’idea – aggiunge Matteo Musicco – è replicare esattamente il progetto di Brescia, sia dal punto di vista dell’offerta e della qualità dei prodotti, che di promozione sui social network. In questo modo raggiungiamo tutte le tipologie di consumatori: dall’hard level, al profesisonista che gradisce sistemi pratici e semplici, sino ai giovani appassionati sempre alla ricerca di novità e chicche del mercato“. The Fog Bergamo si trova a Bergamo nella Galleria Fanzago 13, una galleria commerciale sul lato destro di Viale Papa Giovanni XXIII, la strada principale che collega la stazione ferroviaria alla Città Alta. L'articolo The Fog raddoppia: dopo Brescia apre anche a Bergamo sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  12. di Stefano Caliciuri Cosa spinge le persone a svapare? Sarebbe troppo banale sostenere che la sigaretta elettronica sia un mero strumento per smettere di fumare. La rapida diffusione trasversale che ha attraversato ogni fascia d’età e ceto sociale nasconde motivi più profondi. D’altronde, l’impreparazione della istituzioni politiche e la sorpresa con cui la comunità scientifica ha accolto il fenomeno si spiega soltanto con il boom del vaping che è partito dal basso. Non un semplice metodo di riduzione del danno promosso dal vertice della piramide ma un graduale passaparola che è partito dai consumatori. Proprio perché gli accademici e i ricercatori non riescono ancora a farsene una ragione, sono sempre più numerose le ricerche che cercando di capire perché il vaping ha avuto un cos’ ampio successo. Uno studio pubblicato sulla rivista PLoS ONE ha concluso che, seppure in prevalenza i vaper scelgono l’ecig per smettere di fumare (43%), sono sempre di più coloro che la vedono come uno strumento d’aggregazione e di facilitazione agli scambi dialettici ed esperienziali (21%). Segue la possibilità di utilizzare l’ecig nei luoghi al chiuso (14%), la gradevolezza dei sapori (14%). Il costo e il risparmio rispetto il tabacco tradizionale invece non sembra incidere sulla scelta visto che solo il 3 per cento degli intervistati ha fornito questa risposta. Motivo che, invece, fino a qualche anno fa, era quello dominante. Interessante anche la percezione della soddisfazione: tutti i consumatori quotidiani di sigarette elettroniche hanno riferito che il vaping è soddisfacente almeno quanto le sigarette tradizionali. Il 58 per cento ha poi aggiunto che è “ben più soddisfacente”. Il vaping, dunque, oltre ad aiutare la salute, è uno strumento in grado di promuovere le relazioni sociali e i luoghi di aggregazione. Come un tempo ci si trovava al bar attorno ad un flipper o un calcio balilla, oggi sono sempre di più le persone che entrano in negozio di ecig semplicemente per chiacchierare e scambiare opinioni circa il vaping. E’ questo il vero punto di forza del vaping: esser riuscito a costruire un focus attorno cui la gente può ritrovarsi, riconsegnando passione e attenzione come – probabilmente – niente negli ultimi venti anni era riuscito a fare. Anche a causa della sempre più ingombrante presenza quotidiana degli strumenti di socializzazione virtuale. L'articolo Cosa spinge le persone a svapare? Ecco le risposte dei vapers sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  13. di Barbara Mennitti Quando la batteria di una sigaretta elettronica prende fuoco, l’avvenimento trova ampia risonanza sui mezzi d’informazione ed è già un miracolo se qualcuno fa la distinzione fra “batteria” e “ecigarette”. Il vaping in questo momento attira attenzione e click ed ogni notizia che lo veda protagonista viene ingigantita e esasperata, soprattutto se riguarda una presunta pericolosità della sigaretta elettronica. Non accade lo stesso per il tabacco, che continua silenziosamente a mietere le sue vittime senza essere troppo disturbato dai media. Forse perché che il fumo uccida non è più una notizia per nessuno. A mettere però le cose in prospettiva, arriva un filmato pubblicato su Twitter dalla London Fire Brigade, il corpo dei vigili del fuoco della capitale della Gran Bretagna. Nel video Mark Hazelton il responsabile della sicurezza, mette in guardia sugli incendi causati dalle sigarette, mostrando immagini di letti, divani, mobili letteralmente sventrati e carbonizzati dal fuoco. “Lo scorso anno – recita il tweet – ventuno londinesi sono morti per incendi legati al fumo, il doppio dell’anno precedente. Smettete di fumare subito”. Un vaper, Stuart F, interviene in calce al tweet, chiedendo quanti sono stati, invece, i morti per incendi legati all’uso della sigaretta elettronica nello stesso periodo. La risposta della London Fire Brigade è secca e non lascia adito a dubbi: “Nessuno”. Allarmismo a parte, dunque, anche per quanto riguarda gli incendi, la sigaretta elettronica si rivela molto più sicura di quella di tabacco. L'articolo Londra, Vigili del fuoco: “Nessuno muore a causa della sigaretta elettronica” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  14. di Stefano Caliciuri British American Tobacco lancia l’allarme: i liquidi per vaporizzatori personali contenenti acido citrico potrebbero essere dannosi, se non addirittura tossici, per l’organismo umano. I ricercatori di Bat hanno presentato la ricerca in occasione dell’annuale conferenza organizzata dalla Society for Research on Nicotine and Tobacco svoltasi a Firenze. Secondo i ricercatori della multinazionale ad alcune temperature di utilizzo dell’ecig può avvenire la degradazione termica dell’acido citrico: a partire da circa 175-203 gradi centigradi, l’acido citrico può degradare in modo da formare anidride citraconica e il suo isomero anidride itaconico. Queste anidridi sono allergeni respiratori, ovvero sostanze chimiche che, una volta inalate, potrebbero scatenare una reazione allergica che può scaturire con sintomi di febbre sino allo choc anafilattico. Sandra Costigan, tossicologa, ha spiegato che Bat ha “già respinto l’uso di alcuni aromi all’interno dei nostri liquidi per sigarette elettroniche. Consigliamo di approfondire ulteriormente la questione partendo sulla base di questo studio, effettuato utilizzando una ecig di prima generazione, così da indagare ulteriormente prima di commercializzare eliquids con acido citrico“. L’acido citrico viene utilizzato per acidificare il gusto dei liquidi e viene utilizzato soprattutto per quelli agrumati e in alcune aromaticità con la fragola, il kiwi o l’ananas. L'articolo British American Tobacco lancia l’allarme: “Non usare acido citrico nei liquidi” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  15. di Barbara Mennitti L’Unione Europea rende pubblici – anche se per arrivarci bisogna armarsi di molta pazienza – i risultati della consultazione sulla fiscalità da applicare ai prodotti del tabacco, ivi compresa la sigaretta elettroniche che tuttavia non contiene tabacco. La consultazione è stata aperta ai cittadini dell’Unione dal novembre 2016 al 16 febbraio scorso, esclusivamente in lingua inglese, cosa che ha suscitato non poche perplessità e proteste. Ma vediamo come si sono espressi i cittadini europei. La prima osservazione da fare è che la stragrande maggioranza delle risposte è venuta da singoli individui, uno schiacciante 95,72 per cento. Gli operatori economici erano il 2,99 per cento, mentre le varie associazioni no-profit sono relegate quasi all’irrilevanza con l’1,05 per cento delle risposte. Il 72, per cento di chi ha risposto ha dichiarato di essere un utilizzatore di sigarette elettroniche, dunque il tam-tam mediatico fra i vaper ha dato i suoi frutti. Per quanto riguarda la provenienza, la parte del leone l’ha giocata la Germania che ha dato il 40,48 per cento delle risposte. Seguono la Polonia con il 23,8 per cento e il Regno Unito con l’8,44. Quarta l’Italia che ha contribuito con il 5,15 per cento, e poi Francia, Ungheria e Finlandia, tutte al di sopra del 2 per cento. Gli altri Paesi dell’Unione hanno percentuali di partecipazione fra lo zero e qualcosa e l’1 e qualcosa per cento. La risposta dei cittadini al quesito principale è netta. L’89,88 per cento ritiene che le sigarette elettroniche e i liquidi di ricarica non debbano essere tassati e solo il 6,18 per cento concede che siano sottoposti a imposta solo in caso contengano nicotina. E se una tassa ci deve essere, l’80,34 per cento ritiene che debba essere molto più bassa di quella applicata alle sigarette. Maggioranze altrettanto bulgare – circa il 75 per cento – anche per il paragone con gli altri prodotti da fumo: tabacco trinciato, sigari, cigarillos e tabacco da pipa. I pareri cambiano molto quando si parla dei riscaldatori di tabacco. La maggior parte degli intervistati ritiene sempre che debbano essere tassati molto meno delle sigarette, ma qui la percentuale scende al 23,38 per cento, mentre una fetta di cittadini quasi uguale – il 20,4 per cento – ritiene che debbano essere tassati in maniera equivalente alle sigarette. Il 15,29 per cento sceglie una via di mezzo, ritenendo che debbano essere tassati meno della sigaretta tradizionale, ma più dell’ecig. Percentuali simili si riscontrano anche per il paragone con gli altri prodotti contenenti tabacco (quelli veri). Si può dire che l’interesse dei cittadini dell’Unione europea si sia fermato qui, alla quindicesima delle oltre 120 domande della consultazione. Da questo punto in poi la percentuale più rilevante diventa quella di “no answer”, nessuna risposta, cosa spiegabile facilmente con il tecnicismo dei quesiti e il fatto che fossero formulati solo in inglese. Un po’ di interesse ha suscitato ancora la proposta di armonizzazione fiscale per i prodotti del vaping: la maggioranza di chi ha dato una risposta è contraria a tutte le varianti proposte nella consultazione, bocciando anche i possibili effetti positivi prefigurati. E se a causa delle tasse i prodotti del vaping dovessero aumentare di prezzo del 20 per cento? Secondo i cittadini sarebbero probabili due effetti: i vaper si rivolgerebbero a vie di rifornimento “informali” o tornerebbero ai prodotti del tabacco tradizionali. L'articolo Vaping, gli europei non vogliono la tassa: è un plebiscito sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine