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  1. di Gennaro Scollatone Come le cartuccere contengono varie munizioni, il nuovo atomizzatore da polmone di Sigelei monta tre resistenze ma presto saranno disponibili anche i tank quadricoil. Il nome e la forma del tank ricorda infatti il caricatore di una pistola. L’atomizzatore monta tre coil da 0,6 ohm (per raggiungere in totale 0,22 ohm) oppure tre coil da 0,9 ohm (arrivando così a 0,32 ohm). In preparazione anche il tank quadricoil che nella fase di lancio in commercio però non sarà ancora reperibile. Il tank ha una capacità di 4 millilitri e il diametro è da 2,4 centimetri. Con il drip raggiunge un’altezza di poco superiore ai 5 centimetri. Il Revolvr di Sigelei si piazza nella fascia occupata dal Tvf8 e vuole presentarsi come primo concorrente sul mercato italiano. L'articolo Sigelei presenta Revolvr Sub Ohm, l’atom cartuccera multicoil sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  2. di Stefano Caliciuri Sono passati cento giorni dall’elezione di Antonella Panuzzo alla presidenza di UniEcig (già Ansi), la nuova associazione dei negozianti specializzati in sigarette elettroniche. In questi casi, è consuetudine tracciare un bilancio dell’attività svolta. Sempre estranea dalle strutture associative e dalla ribalta pubblica e social, Antonella Panuzzo è stata prima eletta nel direttivo (a seguito di ballottaggio contro Federica Mazzetti, ndr) e poi scelta all’unanimità come presidente. Nonostante con Antonella siamo legati da un’amicizia nata già anni fa proprio all’insegna del vaping, su molti aspetti normativi ed etici abbiamo opinioni differenti. Con la scelta di Panuzzo alla presidenza, il direttivo voleva dare un’immagine nuova all‘associazione presentando un vertice non già conosciuto all’interno delle precedenti esperienze aggregative. In cento giorni, però, molto è cambiato. Il direttivo, ad esempio, ha dovuto sopportare le dimissioni di un suo componente, il vicepresidente vicario Duccio Fabiani, rimanendo così composto da quattro persone: Fabrizio Bollini, Vito Civello, Fabio Manganello e, appunto, Antonella Panuzzo. Perdere pezzi dopo poche settimane non è mai un bel risultato. Cosa significa, che siete già alla rottura ancora prima di nascere? Non direi. Credo che questa sia la fase di assestamento. Abbiamo bisogno di conoscerci anche tra di noi. Il direttivo è provvisorio, frutto di una votazione, non siamo una compagnia di amici. Siamo, al contrario, un gruppo di persone che vogliono contribuire alla salvaguardia degli interessi dei commercianti specializzati in vaping. Siamo nati prima sulla carta e soltanto in un secondo momento siamo stati formalizzati come associazione. E’ naturale che non tutti abbiamo la stessa visione del settore ma come in tutte le democrazie elettive è la maggioranza a stabilire le linee guide. Chi non è d’accordo può lottare per cambiare le cose dal di dentro oppure decidere di andarsene. Chi decide per quest’ultima strada non lo fa a cuor leggero ma con sofferenza e patimento. Io ringrazierò sempre Fabiani perché anche grazie a lui è nata UniEcig. Avere un’idea, però, non significa averne la gestione senza se e senza ma. Era il tempo di una associazione ma poi la strada da percorrere è stata decisa a maggioranza. Entriamo nel dettaglio dei cento giorni. La percezione esterna è che, oltre a chiedere la quota associativa e dare evidenza a qualche notizia di carattere generale sul vaping sul vostro sito internet, null’altro sia stato fatto. Se dici questo, vuol dire che stiamo lavorando bene. In che senso, scusa… UniEcig vuol lavorare come un’associazione di categoria, dando ascolto e risposte soltanto agli associati e confrontarsi con gli stakeholders del settore. Non sottovalutiamo neppure il confronto con le istituzioni che non sempre hanno deciso a favore del settore. Non vedrai mai un mio commento o un indirizzo strategico sui social network o sui relativi gruppi, strumenti tanto in voga quanto effimeri. Le notizie le diamo quotidianamente ai nostri associati attraverso una rassegna stampa curata dai nostri consulenti alla comunicazione istituzionale (Open Gate, già consulenti di Anafe, l’associazione dei produttori, ndr). Un’associazione non nasce per fare qualcosa e poi comunicarla; un’associazione prima di tutto si confronta al proprio interno, decide se e cosa fare e poi, eventualmente, comunica. Ma soltanto a cose fatte e soltanto, in prima battuta ai propri associati. Se poi qualcuno pensa che i gruppi dei social network siano essi stessi delle associazioni allora è un altro discorso. Noi non la pensiamo così, i nostri associati sono i nostri unici interlocutori. E allora vediamo cosa avete fatto. Da cosa cominciamo? Potrei dire dei due incontri avuti con Ministero della salute e con i vertici di Anafe. Oppure dell’incontro non avuto con la Federazione dei Tabaccai. Scegli tu. Dall’incontro con i funzionari del Ministero. Un mese e mezzo fa, circa, siamo stati ricevuti dai funzionari del Ministero della salute a cui abbiamo portato le nostre istanze concernenti i problemi del settore. Ad esempio, visto l’allora imminente ingresso della TPD, i dubbi riguardanti l’interpretazione della normativa sull’hardware e sui liquidi. In questo incontro abbiamo ricevuto un approccio di apertura e di collaborazione nei confronti delle varie problematiche che affliggono il nostro giovane ma produttivo settore. A questo è seguito un incontro con l’associazione di categoria dei produttori per concordare una strategia di azione comune e per lavorare su due fronti solo all’apparenza opposti. Ma questo non vuol dire nulla. In concreto cosa avete fatto e cosa vi siete detti? Come ti dicevo, l’approccio di UniEcig è di collaborazione tra i vari reparti del settore. Coinvolgere Anafe, avere quindi un dialogo aperto tra produttori, grossisti e negozianti è un obiettivo che ci siamo prefissati per agevolare il lavoro di entrambi. In questo primo incontro abbiamo messo le basi per un confronto onesto e diligente. Tra i temi trattati: la necessità per i negozianti di avere la documentazione necessaria per eseguire il proprio lavoro nel pieno rispetto della normativa vigente e la necessità di una forma di controllo a monte per evitare la svalutazione del prodotto. Ma è ancora presto ed inopportuno darne evidenza pubblica adesso. Allora attenderemo un vostro comunicato a cose fatte. Passiamo all’incontro con l’associazione dei tabaccai che hai detto che non avete avuto. Perché quindi metterlo tra le cose fatte nei primi cento giorni? Le posizioni della Fit sono ancora lontanissime da un confronto ragionevole e interessante. Ho ritenuto importante dover dire “No, grazie” alla richiesta di incontro, nonostante le raccomandazioni formali che ci sono arrivate anche da parte di persone vicine al settore poiché in questo momento non abbiamo nulla da dirci con i tabaccai. Con tutto il rispetto che merita quella categoria, credo che prima di tutto noi dovremmo confrontarci con chi questo settore lo fa e lo vive giorno per giorno: produttori, importatori e distributori in primis. Che senso avrebbe andare dai tabaccai per sentirci dire che loro vorrebbero collaborare con noi “sollevandoci” dal problema legato alla nicotina e lasciandoci vendere tutto il resto? A chi gioverebbe andare dai tabaccai per sentirci dire che loro vorrebbero gestire attraverso una rete distributiva ad hoc i prodotti del vaping? Con i tabaccai ci dovrebbe essere confronto ma sicuramente non in questa fase. Il settore è ancora troppo giovane. In che senso? Per i nostri clienti noi siamo dei consulenti. Chi entra da noi non pensa di entrare in un negozio “mordi e fuggi”. Vuole essere consigliato nella scelta e accompagnato nel percorso di disintossicazione della nicotina. Noi non siamo “commessi”, siamo operatori specializzati. E’ questa la grande differenza tra noi e loro. Se trattano i fumatori come meri clienti abbiamo perso tutti. Quel fumatore abbandonato a se stesso getterà la sua ecig e tornerà a fumare sigarette tradizionali. Vallo a spiegare poi all’Istituto superiore di sanità che la colpa è del tabaccaio che non ha la competenza necessaria a seguire il cliente e non del prodotto in sé che invece è l’unico vero strumento di riduzione del danno. In questo momento esistono due associazioni dei negozianti. In cosa vi differenziate, se qualche differenza si può trovare? Nell’approccio di base. Anide pur essendo un’associazione ormai storica guidata da una condottiera come Elisabetta Robotti parla alla pancia dei negozianti. Hanno le loro caratteristiche di persone passionali, senza mezze misure. Noi siamo, per così dire, più diplomatici. Ci siamo posti l’obiettivo di comunicare soltanto i risultati ottenuti. Siamo nati da tre mesi, siamo appena partiti. Quando arriveremo al traguardo lo saprete anche perché già così, fattivi ma discreti, abbiamo riscontrato che i pochi post informativi sono stati utilizzati per creare inutili polemiche che certamente non giovano a nessuno. Purtroppo non ho il potere e le capacità per farlo capire ai diretti interessati. Nel frattempo la strada da percorrere però è decisa soltanto dagli iscritti. Non ci vedrete mai, ad esempio, porre una domanda sui social network o esprimere giudizi o commenti. Se mai lo faremo sarà per dare notizia di qualcosa che è avvenuto o che è cambiato. Non ci piace fare proclami e abbiamo deciso che questa sarà la linea cui dovranno sottostare tutti i soci e in primis i membri del direttivo. Come vedi il prossimo anno per il settore del vaping? Molto dipenderà dalla sentenza della Corte costituzionale che, verosimilmente, verrà pronunciata nei primi mesi del nuovo anno. Da quella dipenderà la tassazione sui liquidi con nicotina. Non voglio esprimermi nel merito, anche perché sarebbe banale dire cosa auspico, ma spero che finalmente possa essere messo un punto fermo sulle vicende giudiziarie. Nel bene o nel male bisognerà trovare una linea di galleggiamento che possa, non dico accontentare, ma almeno rendere possibile il lavoro di tutti. Quanti iscritti avete? Finché non raggiungeremo la quasi totalità del settore gli iscritti saranno sempre pochi. Abbiamo bisogno della partecipazione di tutti per la buona riuscita del progetto. Molte richieste sono già arrivate e continuano ad arrivare. Questi cento giorni sono stati molto impegnativi sotto tutti i fronti. I commercianti stanno entrando nell’idea che bisogna fare qualcosa e il numero di richieste di adesione che ci arrivano ogni giorno ne è la conferma. In conclusione, come rispondi a chi ti accusa di non essere presente sui social network? Banalmente che la vita reale non ruota attorno ai social network e men che meno attorno ai gruppi più o meno segreti creati al suo interno. Non ho mai utilizzato i social network se non per diletto e continuerò a comportarmi così. Ho la fortuna di avere un lavoro che adoro, una famiglia che amo, degli hobby che mi appassionano e non sento la necessità di dire quello che penso attraverso una piattaforma virtuale. L’associazione è un organismo reale, costituita da persone e da professionisti. Con loro mi sono sempre rapportata e con loro continuerò a rapportarmi in prima persona. Ma probabilmente questa è una polemica messa in piedi da chi non mi conosce. O da chi pensa che esisti soltanto se scrivi su Facebook. Fortunatamente nel nostro Paese ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni. Malauguratamente, però, in pochi sanno distinguerle dai fatti. L'articolo Antonella Panuzzo (UniEcig): “I miei primi primi cento giorni da Presidente” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  3. di Stefano Caliciuri Una nuova fiera della sigaretta elettronica a Bassano Del Grappa. Il centro fieristico della cittadina veneta sarà il teatro della manifestazione Svapor Expo, annunciata nel fine settimana del 28 e 29 ottobre. L’idea è stata di Rinaldo Cavalletto, da vent’anni impegnato nell’organizzazione di fiere sull’elettronica, che ora ha pensato di fare una sorta di spin off destinato soltanto alle ecig. “Credo – commenta Cavalletto – che un evento di questo tipo possa raccogliere il consenso di espositori e di visitatori, anche perché è un settore in forte ripresa”. Il format di Svapor Expo ricorda la prima edizione del Vapitaly: ingresso gratuito riservato ai soli maggiorenni, il sabato aperto a tutti, la domenica sino alle 14,30 riservato ai soli operatori di settore, successivamente libero per tutti. “I costi per le aziende sono molto contenuti. Puntiamo ad avere un centinaio di espositori. Nei primi due giorni di apertura delle iscrizioni abbiamo ottenuto sette stand confermati, i presupposti quindi sono più che buoni”. Con l’annuncio dell’evento bassanese, il calendario fieristico di ottobre si infittisce. Si va infatti ad aggiungere agli appuntamenti di Barcellona e Birmingham ma soprattutto, per restare in Italia, della fiera di Roma che, presumibilmente, si terrà il fine settimana precedente. L'articolo A Bassano del Grappa una nuova fiera della sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  4. di Stefano Caliciuri La società britannica di analisi e statistica EcigIntelligence ha diffuso i dati relativi i negozi francesi specializzati in sigarette elettroniche e liquidi di ricarica. Dopo aver contatto attraverso un questionario i responsabili dei punti vendita, l’analisi ha puntato a tracciare un profilo mediano che possa descrivere il più verosimilmente possibile il profilo del commerciante transalpino. I risultati sono molto interessanti, anche perché per la prima volta si può ragionare su numeri reali e non proiezioni o percezioni. Il numero medio di flaconi mensili venduti in un negozio specializzato è compreso tra i 1500 e i 2mila; l’incasso medio mensile è invece di 24mila euro e per circa il 70 per cento proviene proprio dalla vendita di liquidi. Il brand più venduto è Alfaliquid. I gusti maggiormente in voga tra i consumatori sono i fruttati e i mentolati mentre il livello medio di nicotina è 6 mg/ml. Viaggiano di pari passo i liquidi a zero con quelli a 12 mg/ml così come i liquidi a 18 e quelli a 3 mg./ml. Probabilmente vengono acquistati insieme per poter essere miscelati. Sia tra le batterie che tra gli atomizzatori, il brand più venduto è Eleaf. Seguono Aspire (atom) e Joyetech (box). Il 90 per cento dei negozianti si è detto ottimista per il futuro. L'articolo Francia, negozi specializzati: 2mila flaconi e 24mila euro d’incasso al mese sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  5. di Stefano Caliciuri Un precedente che potrebbe incidere negativamente sul futuro del vaping e sulle forme di pubblicità sui social. Il tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di un noto produttore di liquidi di ricarica che chiedeva di poter fare pubblicità su Facebook. Il colosso statunitense, difeso dall’avvocato Luciano Vasques, è invece riuscito a dimostrare la liceità della propria decisione di vietare sulla propria piattaforma social qualsiasi forma di inserzione di prodotti riconducibili al tabacco. “Il Tribunale – si legge su Toplegal, portale dedicato agli avvocati – ha respinto la richiesta di provvedimento d’urgenza, rilevando che innanzitutto la legge nazionale chiaramente pone dei limiti anche alla pubblicità delle sigarette elettroniche e ai prodotti a base di nicotina commercializzati dal ricorrente che, anche indirettamente, sarebbero stati comunque pubblicizzati ricorrendo allo strumento pubblicitario di Facebook. Per tale motivo la condotta di Facebook non sarebbe illecita, ma doverosa, rileva il giudice. Quest’ultimo ha anche rilevato che, a prescindere dall’accertamento della posizione dominate, che il Tribunale ha ritenuto superfluo di verificare nel caso in oggetto, la condotta di Facebook non è discriminatoria in quanto quest’ultima è stata applicata uniformemente a tutti i produttori concorrenti del ricorrente e non danneggia né la concorrenza né tantomeno i consumatori, ma al contrario tutela la salute di questi ultimi, secondo i criteri di precauzione fatti propri dalla disciplina nazionale e comunitaria che regola il settore“. L'articolo Pubblicità, Facebook vince in Tribunale contro produttore di liquidi per ecig sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  6. di Stefano Caliciuri Non soltanto i testimonial camuffati da supporter privati, ora nell’occhio del ciclone finiscono anche i concorsi a premi, i cosiddetti contest, che da quanche tempo stanno caratterizzando l’attività di molti gruppi social. Il procedimento è semplice: un’azienda fornisce un numero di liquidi o prodotti del vaping agli amministratori del gruppo che li mettono in palio. Chiunque può partecipare: deve semplicemente soddisfare alcune richieste tra cui, tra le più comuni, condividere la fotografia del prodotto, aggiungere qualche amico all’interno del gruppo, diventare seguaci della pagina aziendale. In questo modo tutti traggono vantaggio: il gruppo che aumenta il numero degli iscritti, l’azienda che, senza colpo ferire, trova un veicolo di comunicazione promozionale. In pratica si tratta di un’operazione di marketing travestita da concorso. I contest e i concorsi a premi, però, in Italia devono sottostare alla normativa specifica, il Dpr 430 del 26 ottobre 2001, modificato dal Decreto 5 luglio 2010 in virtù della comparsa dei concorsi online. Spetta all’azienda comunicare al Ministero dello Sviluppo economico, attraverso l’apposita piattaforma digitale, l’indizione del concorso. Alcuni concorsi possono essere esentati da comunicazione ministeriale ma non è il caso di quelli organizzati a fini di marketing o promozionali come accade per il vaping. Potrebbero però non effettuare la comunicazione se, anziché mettere in palio i prodotti (a cui spesso deve seguire la cosiddetta recensione da parte del vincitore, ovvero una ulteriore mossa promozionale), le aziende fornissero un codice sconto di modesto valore. Ma il contest inesorabilmente riscuoterebbe scarsa partecipazione e non sortirebbe gli effetti sperati. Le sanzioni in caso di concorso non autorizzato colpiscono i promotori e partono da una cifra non inferiore ai 2.582,28 euro. La verifica della correttezza di un contest a premio è a cura del Ministero delle Attività produttive che controlla a campione oppure su segnalazione di un privato o di un’associazione; in quest’ultimo caso il controllo è d’obbligo. L’estrazione, poi, deve essere effettuata alla presenza di un notaio. A far scoppiare il bubbone dei concorsi a premio all’interno dei gruppi social è stato Vincenzo Sparacino, titolare di Ribilio, tra le società leader nella distribuzione di prodotti del vaping. “I miei clienti, soprattutto i negozianti, mi chiedevano da tempo di fare qualcosa per limitare questo fenomeno. È bastato porre una semplice domanda agli amministratori di un gruppo, ovvero se fossero in regola con le autorizzazioni, e sono riuscito a fermare tutto. Credo che i negozianti non possano che essere felici di questa cosa: non è pensabile continuare a regalare liquidi e prodotti solo per portare visibilità ad un’azienda“. Tra i promotori dei contest, ci sono anche però molti negozianti che utilizzano questa soluzione per farsi pubblicità. Spesso, poi, sono gli stessi che lamentano un’eccessiva generosità dei produttori nei confronti del pubblico in occasione delle fiere di settore. La verità è che un settore ancora acerbo come quello del vaping ha bisogno di “farsi le ossa” per crescere. Anche sbagliare fa parte del naturale percorso di crescita. L'articolo Sigarette elettroniche, la contest-mania ha le ore contate? sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  7. di Barbara Mennitti Il Senato dello Stato di New York a maggioranza repubblicana ha votato all’unanimità (62 voti favorevoli) nuove restrizioni all’utilizzo della sigaretta elettronica. La misura farà rientrare il vaping nell’ambito del New York Clean Indoor Act e di fatto proibirà l’uso dell’ecig nella maggior parte dei ristoranti, dei bar e dei luoghi di lavoro. Prima di entrare in vigore, il testo dovrà ritornare per approvazione all’Assemblea generale. La camera bassa aveva già approvato il provvedimento ma, poiché il Senato ha apportato delle piccole modifiche linguistiche, è richiesto un ulteriore passaggio. Come sottolinea Linda Rosenthal, presentatrice della legge, si tratta di poco più di una formalità, perché le modifiche del Senato non dovrebbero presentare alcun problema nell’Assemblea a maggioranza democratica. Stesso discorso per il Governatore Cuomo che lo scorso gennaio, nel budget, aveva proposto delle limitazioni all’uso dell’ecigarette. Dunque ci si aspetta che Cuomo firmerà la legge senza difficoltà ed è solo questione di tempo prima che il vaping diventi fuorilegge in tutti i ristoranti, i bar e i luoghi di lavoro dello Stato di New York. L'articolo Stato di New York, sigaretta elettronica bandita dai locali pubblici sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  8. (tratto da Sigmagazine bimestrale numero 2 maggio-giugno 2017) di Enrico Maggiora Riprendiamo il nostro percorso attraverso il quale provare a chiarire i molti aspetti che circondano la realtà ecig. Un tema non rinunciabile, che sempre più coinvolge le nostre aziende, è costituito dalla corretta applicazione dei principi volti alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e nei locali di vendita. Proviamo a dare qualche suggerimento ricordando i dati normativi che caratterizzano l’intera materia. Per prima cosa dobbiamo esaminare gli obblighi riferiti ai punti vendita delle ecig e dei relativi liquidi. I punti vendita sono classificati a tutti gli effetti come luoghi di lavoro in relazione ai quali trova applicazione la normativa per la tutela della salute e della sicurezza prevista dal DL.vo 81/2008. Il decreto (art. 2) definisce il lavoratore colui che “indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari”. La presenza dei lavoratori impone al datore di lavoro di ottemperare agli obblighi previsti dall’art. 17 e cioè predisporre la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto all’art. 28. Laddove la vendita si limiti a commercializzare miscele preformulate, il datore di lavoro si sovrappone a quello di rivenditore al dettaglio ai fini dei Regolamenti (CE) 1272/2008 e (CE) 1907/2006. È importante ricordare che il datore di lavoro, nell’effettuare la valutazione dei rischi, deve tener conto delle attrezzature di lavoro, delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate nonché la sistemazione dei luoghi di lavoro, ed è tenuto a determinare in via preliminare l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro ed, eventualmente, gli effetti derivanti dalla loro combinazione. Un altro importante profilo è legato alle caratteristiche che devono possedere i locali di lavoro. È utile ricordare brevemente che i locali adibiti alla vendita al pubblico devono rispondere a quanto previsto dall’art. 62 del DL.vo 81/2008 e quindi rispettare i requisiti in tema di: stabilità e solidità, altezza cubatura e superficie, pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari, vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi, vie e uscite di emergenza, porte e portoni, posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni, microclima, illuminazione naturale e artificiale, scale, servizi igienico assistenziali. Vi sono poi degli obblighi specifici che toccano coloro i quali fabbricano le miscele. Infatti, per la preparazione delle miscele si devono applicare i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che derivano o possono derivare dagli effetti degli agenti chimici presenti sui luoghi di lavoro. Bisogna pertanto predisporre la valutazione dei rischi e l’attuazione delle misure e dei principi generali per la prevenzione dei rischi. In altre parole, l’attività lavorativa può avere inizio solo dopo che si sia effettuata la valutazione dei rischi e l’attuazione delle conseguenti misure di prevenzione. Le prescrizioni tengono conto delle condizioni espositive e impongono i requisiti minimi di valutazione che dovranno considerare: caratteristiche di pericolosità per salute e sicurezza; quantità in uso strettamente legate alla lavorazione, normalmente di uso giornaliero; proprietà chimico-fisiche; le modalità di impiego, ad esempio uso in sistema chiuso, uso in inclusione in matrice, uso controllato e non dispersivo, uso con dispersione significativa; livello, modo e durata dell’esposizione inalatoria e cutanea; misure generali di prevenzione; effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare. Il datore di lavoro, a seguito della valutazione del rischio effettuata per ogni singolo lavoratore, quando individua un “rischio superiore all’irrilevante per la salute e/o basso per la sicurezza”, provvede affinché siano adottate misure specifiche di prevenzione e protezione, misure in caso di incidenti o di emergenza, sorveglianza sanitaria cartelle sanitarie e di rischio e, quando sussista l’obbligo delle misurazioni dell’esposizione inalatoria e dei rapporti di prova, copia del relativo resoconto. La valutazione dovrà essere aggiornata periodicamente. Infine, l’attività di miscelazione impone che il datore di lavoro individui una zona delimitata e finalizzata a tale scopo, adeguatamente segnalata, munita di dispositivo di aspirazione localizzata, soggetta a manutenzione periodica e documentata; dovrà fornire ai lavoratori adeguata formazione all’uso di sostanze e fornire loro adeguati dispositivi di protezione individuale, valutando il rischio chimico e sottoponendo, se del caso il lavoratore, a sorveglianza sanitaria. L'articolo Sicurezza in negozio e azienda: cosa dice la legge? sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  9. di Stefano Caliciuri Scene di vita quotidiana nella Los Angeles di oggi vissute a bordo delle propria auto. Dodici storie personali ch si dipanano e si intrecciano lungo di strade della metropoli statunitense. E’ il filo conduttore del video che accompagna la canzone Tiny Dancer di Elton John. Lanciata nel 1971, il brano non aveva mai avuto però un video d’accompagnamento: la star ha deciso dunque di affidare alla fantasia di un gruppo di giovani creativi la realizzazione del video. Tra le storie raccontate anche quella di una donna matura ripresa in viaggio verso una destinaziona ignota per consegnare una scatola. L’aria commossa fa pensare che la donna debba vendere vecchi ricordi della sua giovinezza, probabilmente caratterizzata da una carriera da attrice. Quindi, si vede la donna con aria nostalgica e sognante, seduta di fronte allo stesso edificio guardare l’orizzonte. Si è liberata di un peso? Non lo sappiamo, ma certamente non si è liberata della sua sigaretta elettronica, l’unico oggetto che tiene con sè. Tra le riprese, una in particolare è molto suggestiva: mentre aspira di polmone e fa una nuvola in auto (ovviamente ascontando la canzone di Elton John). Nel video Elton John ha voluto ricreare l’atmosfera di quotidianità a Los Angeles, caratterizzando i personaggi con scene di vita comune. La sigaretta elettronica, dunque, è ormai sdoganata e viene già vista come uno strumento di largo consumo. Si potrebbe ben dire che è tra gli oggetti che hanno caratterizzato la seconda decade del terzo millennio. L'articolo Sigaretta elettronica protagonista dell’ultimo video di Elton John sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  10. di Stefano Caliciuri Un’enorme soddisfazione per l’intera comunità del vaping e della medicina italiana. Il professor Riccardo Polosa, docento presso l’Università di Catania, fondatore e direttore scientifico della Lega Italiana Anti Fumo (Liaf) ha ricevuto l’ambito riconoscimento europeo per la ricerca e l’impegno contro il fumo a sostegno degli strumenti di riduzione del danno. La cerimonia di consegna è avvenuta a Varsavia in occasione del Global Nicotine Forum. La redazione di Sigmagazine è particolarmente soddisfatta dell’attribuzione del premio a Riccardo Polosa. Proprio dalle colonne del nostro giornale fu lanciata la sua candidatura con appello agli ideatori del premio affinché riconoscessero al ricercatore italiano il giusto merito. “Una personalità come Riccardo Polosa – scrivevamo su Sigmagazine – è ricercata in tutto il mondo e, non a caso, invitata presso tutti i maggiori simposi scientifici internazionali. Purtroppo l’Italia non lo ha ancora valorizzato come merita, anche in relazione agli interessi statali troppo spesso ancorati a quelli della filiera del tabacco“. L’Europa, invece, ha ben altra considerazione delle ricerche e del lavoro del professor Riccardo Polosa. L'articolo Riccardo Polosa insignito con l’Oscar Europeo per la Ricerca sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  11. di Stefano Caliciuri Iron Vaper, brand italiano che negli ultimi tempi sta sempre più salendo alla ribalta, annuncia numerose novità in vista dell’estate. Pur suscitando grande successo all’estero, lo staff di Iron Vaper è interamente italiano: Giovanni Marino (responsabile commerciale), Massimiliano Guerrasio (responsabile marketing) e Valerio Fruncillo. I nuovi liquidi avranno un gusto pieno e fresco, pensati appositamente per accompagnare anche le giornate più calde dell’ormai imminente estate. Quattro le nuove aromatizzazioni: Malibù (fruttato di ciliegia, mela fuji, mango, pesca, melone, pitaya e frutto della passione); Heracles (mela verde, agrumi); Lady Lory (crema bavarese con agrumi della costiera amalfitana); Makò (spumante mixato con mirto, melograno, anguria, avocado acerbo e ghiaccio). Molta curiosità soprattutto su quest’ultimo liquido, composto da una selezione di aromi del tutto inusuale. “I consumatori italiani ci seguono, e sono contenti dei nostri prodotti – commenta Giovanni Marino – contiamo di essere pronti per l’estate con altri liquidi che stiamo testando da tempo con soddisfazione“. Massimiliano Guerrasio spiega come è nata l’idea del flacone da 100 ml. “In effetti abbiamo un formato molto grande, da 100ml, ma rimaniamo su questo anche perché in estate portarsi in vacanza qualche bottiglia da 100 ml di liquido pronto può essere comodo. Soprattutto se il liquido è buono e non stanca, come credo siano i nostri”. La Iron Vaper è già nota per i suoi sei gusti: Lussuria, C-Man, Wake Up, Dragon, Black Passion, More Shock. Tutti liquidi cremosi e fruttati. “Dietro ogni liquido c’è tanta ricerca – conclude Valerio Fruncillo, tra i soci fondatori – non abbiamo voluto mai improvvisare e siamo sicuri che anche stavolta centreremo il nostro obiettivo: liquidi buoni, non solo per il sapore, ma anche per la cura nella scelta delle materie prime rigorosamente italiane. Intendiamo cogliere le tendenze dei vapers sempre più esigenti e con Hardware capace di far distinguere tutte le sfumature di un liquido veramente ben fatto“. L'articolo Iron Vaper, fresche novità in vista dell’estate sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  12. di Stefano Caliciuri La Giunta regionale del Veneto ha deliberato che Vapitaly, la fiera del vaping che si tiene ogni anno a Verona, è un appuntamento fieristico di rilevanza internazionale. La manifestazione ha superato le verifiche previste dall’iter amministrarivo avviato nei mesi scorsi e ha ottenuto la conferma da parte delle istituzioni del valore di internazionalità assunto in questi anni. “Siamo orgogliosi – ha sottolineato il presidente Mosè Giacomello – del percorso di crescita che, in meno di due anni, Vapitaly è riuscita a intraprendere. Oggi siamo la prima fiera europea di settore per numero di presenze, 23.500 quelle registrate nell’ultima edizione di maggio, con un numero di espositori stranieri che è pari al 60% del totale. La Giunta regionale valutando questi e altri elementi ha, perciò, ritenuto di inserire la nostra manifestazione tra quelle di rilevanza internazionale, fatto che ci rende fieri del lavoro svolto e che proietta Vapitaly in una dimensione di nuovo e ulteriore sviluppo”. Vapitaly, grazie alla delibera di giunta, diventa ufficialmente fiera internazionale del vaping, garantendo ai suoi espositori una visibilità ancora maggiore. “La qualifica di rassegna internazionale – commenta Diego Valsecchi, direttore commerciale di Veronafiere – conferma il percorso di crescita di Vapitaly e l’interesse da parte di Veronafiere di continuare a supportarne lo sviluppo”. L'articolo Vapitaly, la Regione Veneto riconosce lo status di “Fiera Internazionale” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  13. di Barbara Mennitti Il britannico Office for National Statistics ha appena pubblicato i dati su fumatori e affini nel 2016, raccolti nell’annuale rapporto Adult smoking habits in the UK. Il documento è redatto in collaborazione con Public Health England e porta, dunque, il timbro dell’ufficialità. Nell’anno scorso – si legge nel rapporto – in Inghilterra fumavano il 15, 5 per cento degli adulti, in Galles il 16,9, in Scozia il 17,7, mentre il tasso più alto lo registrava l’Irlanda del Nord con il 18, 1. In tutto il Regno Unito consumano sigarette il 17,7 per cento degli uomini e il 14,1 delle donne. Il rapporto dedica molto spazio anche alla sigaretta elettronica, che nel Regno Unito ha avuto la benedizione delle istituzioni sanitarie come mezzo di riduzione del danno e di disassuefazione dal fumo. Il numero degli utilizzatori nel 2016 è stimato a 2,9 milioni di persone, che corrispondono al 5,6% degli intervistati dall’Office for National Statistics. Fra tutti i partecipanti al sondaggio nell’anno in questione il 18,6 per cento ha dichiarato di aver provato la sigaretta elettronica e il 13,4 di averla utilizzata ma di non farne più uso. Fra i vaper attuali, gli uomini superano le donne di 1,4 punti percentuali e anche fra chi ha solo provato l’ecig prevale il sesso maschile. Dati interessanti anche per quanto riguarda l’età. Se fra chi ha provato la sigaretta elettronica il gruppo più numeroso è rappresentato dai 16-24enni, i vaper stabili si attestano nel gruppo più maturo dei 35-49enni. Un dato curioso. Le donne vaper superano gli uomini di 2 punti percentuali solo in una delle fasce d’età esaminate: quella fra i 50 e i 59 anni. Dunque in età matura il sesso femminile svapa più di quello maschile, mentre la fascia di età in cui le donne registrano il dato più basso (2,6 per cento a fronte dell’8,9 degli uomini) è proprio quella dei giovanissimi fra i 16 e i 24 anni. Nel complesso dei due sessi, comunque, le fasce d’età in cui si registra il più significativo aumento di utilizzatori sono proprio quelle appena citate: 16-24 e 50-59 anni. Anche se – mettono in guardia nel rapporto – il tempo di osservazione è troppo breve e il campione di utilizzatori troppo piccolo per trarre conclusioni solide. Veniamo ai motivi che spingono ad utilizzare la sigaretta elettronica. Tanto gli ex fumatori che i fumatori attuali dichiaravano che la ragione principale per usare l’ecig era per avere un aiuto a smettere di fumare (rispettivamente il 48,2 e il 50,1 per cento). Il secondo motivo dichiarato era la percezione della minore pericolosità dell’ecig, addotto dal 35,2 per cento degli ex fumatori e dal 18,1 dei fumatori. Un dato interessante riguarda proprio la percezione del danno causato dall’ecig che, secondo i dati del rapporto, varia molto a seconda che si sia o meno provato lo strumento. In particolare il 60,8 per cento dei fumatori che non aveva mai provato la sigaretta elettronica riteneva che fosse meno dannosa della sigaretta tradizionale. Questa convinzione sale drasticamente di 14 punti, per raggiungere il 75,1 per cento, fra i fumatori che hanno provato l’ecig. Il dato raggiunge il suo apice fra gli utilizzatori duali, dove il 91,1 per cento ritiene che l’elettronica faccia meno male della sigaretta tradizionale. L'articolo Regno Unito, 3 milioni di svapatori e tra i cinquantenni è boom al femminile sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  14. Spettabile redazione, egregio Direttore, abbiamo recentemente appreso della divulgazione, sui mezzi di comunicazione di massa e in particolare sui social network, di informazioni tendenziose e inesatte in ordine alla distribuzione in Italia di e-liquids a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. Desideriamo fornirVi un quadro completo e trasparente della questione, al fine di ristabilire la leale competitività nel mercato e neutralizzare le notizie screditanti fatte circolare a nostro danno. EJuice Depo è titolare dei diritti sui prodotti della gamma “Food Fighter Juice” e della gamma “Puft Eliquid”; e così tra l’altro eJuice Depo vende gli e-liquids a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black”, “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. Per verificare queste circostanze è sufficiente consultare il sito ufficiale dell’azienda oppure visitare la pagina ufficiale di Instagram, nella quale appare evidente che eJuice Depo venda e produca i prodotti summenzionati sin dalla loro presentazione nel 2015. Ad inizio 2017, Vaporart fu contattata dalla società Americana e-juice Depo per organizzare l’importazione e la distribuzione. Oggi Vaporart è il distributore esclusivo in Italia dei prodotti di eJuice Depo. Il nuovo accordo di distribuzione tra Vaporart ed eJuice Depo ha comportato l’interruzione dei rapporti contrattuali tra la società statunitense con sede in Florida (genericamente definita “americana”) e coloro che fino all’inizio del 2017 distribuivano in Italia i suoi prodotti. Il vecchio distributore non aveva però alcuna intenzione di rinunciare alla commercializzazione di prodotti eJuice Depo. Allora ha pensato di iniziare a commercializzare prodotti contrassegnati con marchi identici o comunque confondibili con quelli di eJuice Depo. Giusto per fare un esempio il famoso liquido “Too Puft” diventerebbe “2 PUFT” addirittura imitando la grafica dell’originale. E per coerenza hanno addirittura dichiarato che fossero piuttosto i prodotti venduti da Vaporart ad essere delle imitazioni. Deve allora ribadirsi che Vaporart è l’unico distributore autorizzato a vendere in Italia gli originali prodotti a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black”, “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. L’attività dei concorrenti, i quali vendono o stanno per immettere sul mercato prodotti con marchi identici a quelli appena menzionati o comunque con marchi marginalmente modificati nella infondata convinzione che ciò sia sufficiente a escludere la contraffazione, viola i diritti di marchio di eJuice Depo e costituisce atto di concorrenza sleale anche in danno a Vaporart. EJuice Depo e Vaporart stanno intraprendendo, con la massima urgenza, tutte le necessarie iniziative giudiziarie per porre fine all’illecito di cui sono vittime. In ragione di ciò, è nostro dovere informarVi che chiunque acquisti e-liquids recanti i marchi “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins” o anche con marchi simili e grafica simile da soggetti diversi da Vaporart, si esporrà al rischio di subìre il sequestro della merce da parte degli organi giudiziari competenti, con gravissimo danno economico e d’immagine. Precisiamo che tutti i liquidi originali EJuice Depo ditribuiti in Italia riportano chiaramente in etichetta la dicitura “Importato e Distribuito da Vaporart srl”. Auspichiamo che questa comunicazione possa aiutarVi a comprendere quali siano i veri prodotti sul mercato. Restiamo comunque a disposizione per fornirVi ogni ulteriore chiarimento ai contatti indicati sul sito di Vaporart. Un cordiale saluto, e-juicedepo Vaporart s.r.l. Miami (Florida – U.S.A.) Milano (Italy) L'articolo EJuiceDepo e Vaporart: “Iniziativa giudiziaria a tutela di aziende e marchi” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  15. Spettabile redazione, egregio Direttore, abbiamo recentemente appreso della divulgazione, sui mezzi di comunicazione di massa e in particolare sui social network, di informazioni tendenziose e inesatte in ordine alla distribuzione in Italia di e-liquids a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. Desideriamo fornirVi un quadro completo e trasparente della questione, al fine di ristabilire la leale competitività nel mercato e neutralizzare le notizie screditanti fatte circolare a nostro danno. EJuice Depo è titolare dei diritti sui prodotti della gamma “Food Fighter Juice” e della gamma “Puft Eliquid”; e così tra l’altro eJuice Depo vende gli e-liquids a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black”, “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. Per verificare queste circostanze è sufficiente consultare il sito ufficiale dell’azienda oppure visitare la pagina ufficiale di Instagram, nella quale appare evidente che eJuice Depo venda e produca i prodotti summenzionati sin dalla loro presentazione nel 2015. Ad inizio 2017, Vaporart fu contattata dalla società Americana e-juice Depo per organizzare l’importazione e la distribuzione. Oggi Vaporart è il distributore esclusivo in Italia dei prodotti di eJuice Depo. Il nuovo accordo di distribuzione tra Vaporart ed eJuice Depo ha comportato l’interruzione dei rapporti contrattuali tra la società statunitense con sede in Florida (genericamente definita “americana”) e coloro che fino all’inizio del 2017 distribuivano in Italia i suoi prodotti. Il vecchio distributore non aveva però alcuna intenzione di rinunciare alla commercializzazione di prodotti eJuice Depo. Allora ha pensato di iniziare a commercializzare prodotti contrassegnati con marchi identici o comunque confondibili con quelli di eJuice Depo. Giusto per fare un esempio il famoso liquido “Too Puft” diventerebbe “2 PUFT” addirittura imitando la grafica dell’originale. E per coerenza hanno addirittura dichiarato che fossero piuttosto i prodotti venduti da Vaporart ad essere delle imitazioni. Deve allora ribadirsi che Vaporart è l’unico distributore autorizzato a vendere in Italia gli originali prodotti a marchio “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black”, “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins”. L’attività dei concorrenti, i quali vendono o stanno per immettere sul mercato prodotti con marchi identici a quelli appena menzionati o comunque con marchi marginalmente modificati nella infondata convinzione che ciò sia sufficiente a escludere la contraffazione, viola i diritti di marchio di eJuice Depo e costituisce atto di concorrenza sleale anche in danno a Vaporart. EJuice Depo e Vaporart stanno intraprendendo, con la massima urgenza, tutte le necessarie iniziative giudiziarie per porre fine all’illecito di cui sono vittime. In ragione di ciò, è nostro dovere informarVi che chiunque acquisti e-liquids recanti i marchi “Too Puft”, “Too Puft 2”, “Pound It”, “Crack Pie”, “Crispy”, “Crispy Black “The Raging Donut”, “The Angry Munchkins” o anche con marchi simili e grafica simile da soggetti diversi da Vaporart, si esporrà al rischio di subìre il sequestro della merce da parte degli organi giudiziari competenti, con gravissimo danno economico e d’immagine. Precisiamo che tutti i liquidi originali EJuice Depo ditribuiti in Italia riportano chiaramente in etichetta la dicitura “Importato e Distribuito da Vaporart srl”. Auspichiamo che questa comunicazione possa aiutarVi a comprendere quali siano i veri prodotti sul mercato. Restiamo comunque a disposizione per fornirVi ogni ulteriore chiarimento ai contatti indicati sul sito di Vaporart. Un cordiale saluto, e-juicedepo Vaporart s.r.l. Miami (Florida – U.S.A.) Milano (Italy) L'articolo EJuiceDepo e Vaporart: “Iniziativa giudiziaria a tutela di aziende e marchi” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine