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  1. di Beatrice Mauri Si apre uno spiraglio nella Deming regulation della FDA, la controversa legge che regolamenta i prodotti del tabacco nei quali sono comprese le sigarette elettroniche e gli eliquids. Sembra infatti che l’Agenzia statunitense stia rivedendo la sua posizione sulla nicotina sintetica e su quella non estratta dal tabacco e questo potrebbe escludere i prodotti che la contengono dalla portata della legge. La novità sta in una recente modifica di una delle risposte alle “domande frequenti” sulla regolamentazione riportate sul sito della FDA. La domanda recita: “Il prodotto che realizzo non contiene sostanze derivate dal tabacco, cioè è a zero nicotina o contiene nicotina sintetica o derivata dai pomodori. Il mio prodotto è soggetto alla regolamentazione della FDA?” L’Agenzia ricorda che è definito prodotto del tabacco “qualsiasi prodotto fatto o derivato dal tabacco, compresa qualsiasi componente, parte o accessorio di un prodotto del tabacco. Gli eliquids che non contengono nicotina o altre sostanze fatte o derivate dal tabacco possono comunque essere componenti o parti e, quindi, soggetti alle autorità del controllo del tabacco della FDA”. Poi però aggiunge: “tuttavia è possibile che un dispositivo monouso a sistema chiuso che contiene un eliquid davvero a zero nicotina (o nicotina sintetica) non sia regolato dalla FDA come un prodotto del tabacco”, concludendo che intende prendere le decisioni caso per caso, basandosi su un complesso di circostanze. La formulazione è piuttosto complicata, ma tanto basta ad un settore che sta disperatamente combattendo per sopravvivere per vedere una luce. In prima linea sono soprattutto i produttori di nicotina sintetica, che da sempre sostengono che il loro prodotto non è classificabile come derivato del tabacco e che promettono di continuare a dare battaglia. Se la FDA dovesse davvero escludere dalla Deeming regulation i liquidi con nicotina sintetica, loro farebbero affari d’oro, ma tutto il settore di produttori di eliquids avrebbe una via di fuga da una legge onerosa e punitiva. L'articolo Nicotina sintetica, al vaglio ipotesi di esclusione da normativa ecig sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  2. di Stefano Caliciuri Un Paese senza tabacco e senza fumo. E’ l’ambizioso progetto del governo finlandese che intende mettere in pratica da qui sino al 2030. Gli strumenti potrebbero essere idonei al piano: divieti stringenti, alti costi di produzione e vendita, superbolli per le licenze di vendita (500 euro annuali). In tutto questo, però, rientra anche il vaping, considerato alla stregua del tabacco. La Finlandia, infatti, considera dannoso tutto ciò che è reputato come vizio e il fumo elettronico, essendo un metodo di assunzione di nicotina, viene omologato al fumo da sigaretta. Attualmente il fumo e il vaping sono vietati in tutti i luoghi al chiuso o aperti al pubblico. I proprietari possono porre il divieto di fumo anche sui balconi delle loro abitazioni e nelle pertinenze esterne. Per il momento, intanto, in Finlandia sono vietati tutti gli aromi per sigaretta elettronica ad esclusione di quelli al tabacco. La tassazione sui liquidi è di 30 centesimi ogni millilitro, a prescindere dal livello di nicotina contenuta. I fumatori in Finlandia sono il 18 per cento della popolazione. L'articolo La Finlandia vuole essere il primo Paese europeo smoke (e vape) free sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  3. di Stefano Caliciuri Anche Eleaf si presenta ai nastri di partenza per rincorrere i nuvoloni. L’azienda della foglia elettronica, rivelazione dell’ultimo anno, ha presentato il nuovo atomizzatore Melo 300. Nato sull’onda del successo del Melo 3, la nuova versione cambia soltanto per le resistenze destinate al cloud chasing. Meno sapore e più vapore, così come vuole la moda tra i più giovani. Costruito in acciaio inossidabile, sarà diponibile in due colori: nero e argento. Previsti due modelli, rispettivamente con capienza del tank da 3,5 e da 6,5 millilitri. Il sistema d’air-flow del Melo 300 è posizionato nella parte inferiore mentre il refill potrà essere comodamente effettuato facendo scivolare lateralmente il top-cap. In fase di acquisto, l’atomizzatore sarà dotato di due resistenze Es sestupla coil da 0,17 ohm utilizzabile – dichiara l’azienda – con un range di potenza compreso tra i 100 e i 300 watt. Fuori dal kit ma in vendita singola saranno disponibili anche le resistenze Erlq quadrupla coil da 0,15 ohm (range dichiarato tra i 60 e i 200 watt). Per chi volesse rigenerare è invece prevista la base Erl Rba acquistabile anch’essa a parte. L'articolo Melo 300, il nuovo atom della foglia elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  4. di Stefano Caliciuri La Polizia di Ancona ha tratto in arresto un barman di Ancona con l’accusa di coltivazione e spaccio di sostanze stupefacenti. Il 28enne aveva costruito in un casolare di campagna, sul territorio di Agugliano, due mini serre dotate di igrometri, sistemi di aspirazione, luci artificiali ed un impianto di ventilazione dove aveva avviato la coltivazione delle piante di marijuana. Tra le altre cose, i poliziotti hanno anche sequestrato mezzo litro di estratto di marijuana contenuto in cinque boccette da 100 millilitri. Secondo le accuse, il barman estraeva il principio attivo per poi diluirlo e venderlo sottoforma di liquido per sigaretta elettronica nel mercato illegale. Sequestrato anche un manuale sulla coltivazione della marijuana, denaro contante, panetti di hashish e bilancino di precisione. Ricordiamo che i liquidi prodotti a livello industriale in commercio all’aroma di marijuana, con o senza Cbd, sono invece totalmente legali e, non contenendo nicotina, sono anche esclusi dalle prescizioni previste dalla Direttiva europea sui tabacchi (Tpd). L'articolo Ancona, arrestato “cantinaro” della marijuana sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  5. di Stefano Caliciuri Ormai è sempre la solita storia. Un parlamentare chiede conto della spropositata pressione fiscale sul vaping e il governo non risponde. Qualunque governo si sia succeduto, purtroppo. Anche l’interrogazione discussa questa mattina presso l’aula della Camera dei Deputati non ha ottenuto evidenza. Eppure la domanda posta dall’onorevole Adriana Galgano (Civici e innovatori) era di semplice comprensione: “Cosa intende fare il Governo per una regolamentazione del mercato delle sigarette elettroniche e della sua tassazione che consentano un maggior utilizzo, al fine di ridurre i danni da fumo e di consentire di ridurre le spese sanitarie legate alle malattie delle persone e migliorare la qualità della vita e la salute della popolazione?“. La risposta affidata al viceministro all’economia Luigi Casero, invece, ha lasciato un po’ tutti basiti. Si è fatto da portavoce del ministero della salute e anziché delineare le scenari normativi e fiscali – come sua delega – ha recitato la Direttiva europea sui tabacchi – la Tpd – leggendo gli articoli che regolamentano la sigaretta elettronica, gli adempimenti previsti per importatori e produttori, etichettturee notifiche. E come se non bastasse ha illustrato il Piano nazionale sanitario e ha citato le posizioni intransigenti dell’Organizzazione mondiale della sanità che reputa la sigaretta elettronica alla pari del tabacco tradizionale. Solo gli ultimi quindici secondi di risposta sono serviti per ricordare che “il pagamento dell’imposta di consumo sui prodotti liquidi da inalazione che non contengono nicotina è stata sospesa con ordinanza del TAR del Lazio e che ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità sulla suindicata norma che sottopone ad un medesimo regime impositivo sia i prodotti liquidi da inalazione contenenti nicotina, sia quelli non contenenti nicotina“. Ovviamente Adriana Gargano non ha potuto ritenersi soddisfatta della (non) risposta per differenti motivi. “Il primo che vorrei sottolineare – commenta Galgano – e che non mi aspettavo che venissero trattati così estesamente i rischi delle sigarette elettroniche. Le ecig sono entrate nel mercato nel 2003; siamo nel 2017, altri Paesi hanno fatto studi e deciso delle strategie sulla base dei risultati dei loro studi; noi nel 2017 diciamo che non ci sono studi: evidentemente non abbiamo letto quelli internazionali che vengono svolti su protocolli internazionali. Ma soprattutto non ne abbiamo iniziato uno, quando la riduzione del danno da fumo è un importantissimo obiettivo sia a livello mondiale che a livello italiano”. Poi Galgano ha posto l’accento sulla situazione fiscale. “Siamo in attesa di una ulteriore pronuncia sulla Consulta, perché ovviamente la disciplina fiscale, non secondo noi, non rispetta i principi costituzionali. La disciplina fiscale prevede un’imposta di consumo sui liquidi di inalazione pari al 50 per cento dell’accisa gravante sull’equivalente quantitativo di sigarette, esattamente come ha detto lei; a conti fatti, però, parlando di quanto costa, si tratta di un’imposta di 3,73 euro più IVA per 10 millilitri di liquido da inalazione, che incide per il 50 per cento sul prezzo medio di vendita dei prodotti al pubblico. Un’imposizione così gravosa su sostanze la cui potenziale nocività non è accertata, solo supposta, e in ogni caso imparagonabile a quella dei tabacchi lavorati, ha ottenuto un duplice effetto: quello di deprimere da una parte il mercato, e dall’altra parte anche il gettito, perché era previsto un gettito superiore ai 100 milioni di euro e invece ha superato di poco i 5 milioni. È una normativa che deprime sotto tutti i punti di vista. Carlo Cipolla, lo storico ed economista, l’avrebbe definita una normativa stupida che crea danni ad altri e non provoca vantaggi a nessuno”. La replica dell’onorevole Galgano si è poi conclusa con un auspicio: “Un milione di fumatori vale circa 1 miliardo e 200 milioni di gettito; un singolo fumatore vale 1.200 euro. Sono veramente cifre imponenti; noi però non possiamo ovviamente fermarci a considerazioni di gettito, perché è vero che i fumatori contribuiscono in maniera rilevante alle nostre manovre economiche, ma è anche vero che contribuiscono in maniera ancor più rilevante alle nostre spese sanitarie. Che la sigaretta elettronica sia meno dannosa di quella tradizionale è intuitivo. Quindi da una parte abbiamo consumo di sigarette normali, tradizionali, un gettito abnorme e una dannosità assolutamente accertata; dall’altra abbiamo delle sigarette elettroniche, che assolutamente sono meno dannose e di cui noi artificialmente deprimiamo il mercato e il gettito. Vi invitiamo a riconsiderare tutta la questione, ma soprattutto invitiamo il ministero della Salute – visto che l’aspetto sanitario è stato trattato in maniera molto approfondita – ad essere veloci nel fare gli studi che diano delle risposte. Sostenere che le sigarette elettroniche abbiano un potenziale di nocività che può essere paragonabile alle sigarette tradizionali, ovviamente, non ha senso alcuno“. Più chiaro di così… L'articolo Sigaretta elettronica, Galgano ribatte a Casero: “Normativa deprimente” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  6. di Stefano Caliciuri Quasi duemila tra articoli e ricerche scientifiche consultate; campionatura durata oltre un anno; sintesi espresse in cinquanta pagine di relazione e quattro punti salienti. Anche lo staff di ricerca dell’Università canadese di Victoria è arrivato alla conclusione che il vaping non è un viatico al fumo di tabacco. Anzi, è il metodo migliore per smettere di fumare e per salvaguardare la salute pubblica. Scorrendo tra tutte le pubblicazioni sino ad oggi pubblicate, l’equipe coordinata da Marjorie MacDonald ha anche rilevato che il vapore prodotto dai dispositivi elettronici si disperde nell’aria in meno di trenta secondi, contro i 18-20 minuti del fumo di tabacco. L’esposizione passiva al vapore, dunque, è assai modesta e limitata nel tempo. Anche per quanto riguarda le sostanze tossiche contenute nell’aerosol, la partita contro il tabacco non avrebbe storia: il vapore ne contiene al massimo diciotto e con una concentrazione assolutaemente risibile. Per contro, il fumo di sigarette sprigionerebbe settantanove sostanze cancerogene in quantità elevate. L'articolo La sigaretta elettronica riduce i rischi e non spinge verso il tabacco sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  7. di Stefano Caliciuri Quaranta espositori e altri ottantadue marchi rappresentati. Sono questi i numeri di Exvapo, la fiera della sigaretta elettronica, che si terrà presso la fiera d’Oltremare di Napoli nei giorni di sabato 4 domenica 5 febbraio. A renderlo noto è la stessa organizzazione. La fiera si trova in viale Kennedy 54 nel quartiere Fuorigrotta, a pochi passi dallo stadio San Paolo. Tra gli stand, oltre i produttori di liquidi, si scorgono anche aziende di hardware e i più grandi distributori europei. Per consultare l’elenco completo è sufficiente collegarsi all’apposita pagina del sito ufficiale. La fiera sarà aperta a tutti sabato 4 febbraio dalle 10 alle 20; domenica invece dalle 9 alle 13 potranno entrare soltanto gli operatori di settore, previa presentazione di biglietto dedicato. Alle 14 i cancelli torneranno ad essere nuovamente aperti al pubblico con chiusura alle 20. I visitatori dovranno registrarsi sul sito e richiedere il biglietto on line attraverso l’apposito form. L'articolo Exvapo Napoli: quaranta espositori, 122 brand rappresentati sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  8. di Stefano Caliciuri Da due giorni è bersaglio di insulti e minacce di qualunque tipo. Anche i suoi amici sono stati oggetto di attacchi e sberleffi. E tutto questo per aver reso pubblico un incidente avvenuto mentre utilizzava una sigaretta elettronica. E diciamo appositamente sigaretta elettronica per far capire a tutti di cosa stiamo parlando. Dentro l’occhio del ciclone è finito, suo malgrado, Tommaso Chiti, studente diciannovenne di Prato. Tra le mani aveva un “tubo”, così è chiamato in gergo lo strumento atto a vaporizzare un liquido per sigaretta elettronica senza alcun circuito elettronico. Un vero e proprio tubo dentro il quale si inserisce una batteria che, azionata da un tasto meccanico, attiva la resistenza. Qualcosa però è andato storto. “Dopo due tentativi di attivazione e tiri a vuoto, al terzo – spiega Tommaso Chiti – ho sentito un gran botto. Nell’immediato mi si è appannata la vista e ho sentito un gran bruciore all’altezza dell’inguine. Soltanto in un secondo momento mi sono reso conto dell’accaduto: l’atomizzatore è stato sparato in alto, bucando il soffitto. Dai fori di sfiato inferiori invece è uscita una fiammata che mi ha provocato l’ustione. Fortunatamente avevo il tubo lontano dalla faccia“. Appena la notizia è divenuta di dominio pubblico, sui social network si è scatenata una vera e propria caccia all’uomo. Incompentente, ragazzino ignorante, c******e, stupido, ebete: in molti si sono sentiti in dovere di dare un proprio appellativo allo studente. Qualcuno ha persino parlato di un complotto: le lobby del tabacco pagherebbero giornalisti e giovani compiacenti per gettare fango sul settore del vaping. “Spero che nessuno di questi si trovi un giorno nella situazione in cui mi sono trovato io. Ma forse solo in quel momento potranno capire che tutto quello che è successo non soltanto è vero ma è estremamente pericoloso. Come sarebbe finita se anziché a casa mi fossi trovato su un autobus? O se fosse esploso mentre lo avevo in bocca?” Tommaso Chiti è ancora visibilmente scosso. Sul petto e sulla guancia sono ancora evidenti le contusioni ma più fastidisa è l’ustione di secondo grado all’inguine. Perplessità e sospetti sono nati da una fotografia diffusa in rete. “Quella foto è stata scattata da mia mamma mentre io ero in medicazione. Ha raccolto tutto quello che stava sul tavolo e l’ha fotografato dentro una scatola di cartone. La batteria che si vede nella prima immagine diffusa non è mia ma è della sigaretta elettronica di mia madre che avevo vicino nel momento dell’incidente. La batteria incriminata è ancora dentro il tubo. Non ho toccato più niente per lasciare tutto a disposizione delle eventuali indagini che seguiranno la querela“. Già, perché adesso si adirà alle vie legali. “Ho sporto denuncia contro ignoti. Non so perché è successo e di chi sia la colpa. So solo che è successo“. Te la sei data una spiegazione? “Sinceramente no. Utilizzo i tubi da un anno e mezzo. Il tubo era settato con un Kennedy clone – primo e ultimo clone che comprerò – e resistenze in acciaio SS316L buildate con cinque o sei spire distanziate. Stavo tra 0,4 e 0,5 ohm. Addirittura abbino una batteria ad ogni box, non le cambio tra loro. Forse in fase di inserimento nel tubo ha strisciato contro la filettura e si è graffiata. Non so, davvero non me lo so spiegare“. La scelta di rendere pubblico il tuo incidente è stata intesa come un dispetto al settore. “Semmai l’opposto. A prescindere dalle responsabilità personali o dai difetti di fabbricazione, credo che mai e poi mai ci debba essere la possibilità che questo accada. I prodotti del vaping, le batterie, tutto insomma, dovrebbe essere realizzato garantendo la massima sicurezza. I tubi non la garantiscono e l’ho provato a mie spese. Alcuni negozianti non vendono i tubi alle persone visibilmente inesperte. Su internet però anche un minorenne può acquistare un meccanico, nessuno glielo impedisce e nessuno controlla. Altro pericolo potenziale sono le batterie al litio che possono diventare vere e proprie bombe a mano. Dovrebbero avere sicurezze in più, non basta un rivestimento isolante fatto semplicemente con una sottile pellicola. Anzi, dirò di più. Nonostante la pressione, il tubo è ancora intatto. Questo vuol dire che è fatto bene e con materiale di qualità. Infatti non discuto la qualità del prodotto in sè ma la sua sicurezza nel momento in cui viene utilizzato“. Le batterie al litio, in effetti, sono le più pericolose attualmente in commercio. Semplificando moltissimo: al loro interno ci sono due conduttori elettrici (elettrodi) separati e opposti. Il catodo ha carica positiva mentre l’anodo negativa. Gli ioni di litio stanno tranquilli nel catodo. Quando però viene applicata una carica alla batteria, gli ioni vengono spinti verso l’anodo creando così una differenza di potenziale. Quando la batteria è in uso, gli ioni di litio si spostano nuovamente verso il catodo per riequilibrare la situazione. Lo spostamento deve però essere controllato per evitare che gli ioni si possano spostare in massa causando un surriscaldamento anomalo e pericoloso che provoca l’esplosione. “A 17 anni avevo cominciato a fumare – ricorda Tommaso – ma presto ho capito che era una pazzia, che non potevo cominciare a rovinarmi la salute e la vita. Sono passato così alla sigaretta elettronica. Voglio solo dire che a me il vaping piace tantissimo e continuerò a praticarlo. Non sono e non voglio passare per il nemico numero uno del settore. Non ce l’ho con i modder o con i loro prodotti. Io posso anche prendermi tutte le colpe di questo mondo ma queste cose non devono comunque succedere. Voglio dire a tutti coloro che hanno tra le mani un tubo di fare attenzione. Non sono oggetti totalmente sicuri e soprattutto non sono indicati per tutti. Almeno fino a quando non saranno messi in sicurezza“. Ma forse, a quel punto, non si parlerà più di meccanici. L'articolo “Chiedere sicurezza non significa essere nemico del settore. Anzi…” sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  9. di Barbara Mennitti “Per favore, smettete di svapare nel campus. Sta diventando difficile vedere i palazzi”. Con questa battuta la Polizia Universitaria dello Stato dell’Iowa, negli Usa, ha commentato ieri sul suo account Twitter una foto che immortalava il campus universitario coperto da una fitta nebbia. Naturalmente non si trattava di vapore ma di pessime condizioni atmosferiche, ma il dipartimento di forze dell’ordine responsabile della tutela della legge nel campus, formato da oltre 30 agenti, ha pensato di buttarla sul ridere. Le reazioni non si sono fatte attendere. Nessuno si è scandalizzato, al contrario tutti hanno trovato la battuta molto divertente. Qualcuno ha finto di essere stato colto in flagranza di vaping, mentre qualcun altro ha fatto notare che purtroppo lo svapo non è più consentito nel campus universitario. A poco più di 24 ore dalla pubblicazione, il tweet è stato rilanciato su oltre 4mila profili e ha raccolto più di 13mila like. Un piccolo episodio che dimostra come, a dispetto dei divieti, degli allarmismi e della caccia alle streghe, il vaping sia ormai parte della cultura giovanile – e non solo – e fortunatamente più popolare del fumo. Tanto che persino gli agenti di Polizia vi ricorrono quando vogliono fare gli spiritosi. L'articolo Vaping, nebbia e università: l’ironia della polizia diventa virale sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  10. di Teodoro Brandis Per tutti coloro che si fossero chiesti quando Joyetech avrebbe presentato una nuova novità la risposta è arrivata. Una delle tre aziende di ecig più importanti al mondo ha presentato Evic Primo, la nuova box che va a completare la serie. Per chi si chiedesse però quale innovaizone o novità porta con sè, la risposta è purtroppo secca: nessuna. Primo monta due batterie 18650 ed eroga 200 watt di potenza. Ormai è lo standard di una qualunque box di fascia media. Il circuito è aggiornabile e personalizzabile con loghi ed orologi. E anche questa non è una novità. L’unica eccezione è la possibilità di ricaricare le batterie ad una velocità di 1,5A, magari per utilizzare la box come power bank per caricare alti dispositivi elettronici. La casa di Shenzhen consiglia di montare sulla Primo l’atomizzatore Ultimo, sempre di produzione Joyetech. Umorismo cinese… L'articolo Arriva Primo, la box da utilizzare con Ultimo sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  11. di Gennaro Scollatone Wotofo presenta un nuovo atomizzatore Rta. Si chiama Troll, 24 millimetri di diametro in doppia coil ed un’altezza di 41 millimetri. Il tank ha una capienza di 5 mililitri. Il refill si effettua dall’alto e l’ampia apertura consente il riempimento senza possibilità di sgocciolamento. Fori dell’aria non eccezionalmente ampi ma in grado di fornire una buona ariosità. Il corpo dell’atom è in acciaio mentre il drip in plastica ha la consueta forma a cilindro. Attualmente il Troll è distribuito soltanto negli Stati Uniti e viene venduto ad un prezzo medio di 40 dollari. Sul mercato europeo dovrebbe arrivare a fine mese con la doppia marcatura Ce e Rohs. L'articolo Wotofo presenta la nuova versione dell’atom provocatore: Troll sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  12. di Stefano Caliciuri Un tubo è pezzo di metallo cavo, si dirà. Invece no, quando si parla di vaping quella parola, tubo, presuppone che l’oggetto diventi un contenitore di energia elettrica. E dunque un oggetto da utilizzare con cautela. Per la prima volta in Italia è balzata agli onori della cronaca una vicenda legata ad una esplosione di batteria. Protagonista della disavventura è stato Tommaso Chiti, studente ventenne alla Luiss di Roma ma residente a Prato. E proprio a Prato si trovava nel pomeriggio di sabato quando è avvenuto l’incidente. Come racconta Alice, la madre del ragazzo, al giornalista Samuele Bartolini sulle colonne de Il Tirreno, il figlio stava svapando con un tubo meccanico (dovrebbe essere il modello KnockOut) che ad un certo punto si è inceppato non producendo più vapore. Dopo un paio di tiri a secco, al terzo tentartivo di accensione, lontano dal volto, la batteria è esplosa. L’atomizzatore è stato scagliato sul soffitto dopo aver colpito Chiti al petto e alla guancia, mentre la batteria ha preso fuoco, causandogli ustioni alla coscia. La madre – si legge su Il Tirreno – ha provato a contattare i modder produttori del tubo, il Team Bravo con la collaborazione di Rooster Mod, ma, a sua detta senza ottenere risposta. Ha annunciato dunque querela nei confronti di entrambi. “Neppure io sono riuscito a raggiungerli – commenta Bartolini, contattato telefonicamente da Sigmagazine – La madre, dopo aver querelato le aziende, non vuol più dire nulla pubblicamente. Il tubo lo aveva comprato da pochi giorni su un sito internet“. Il vaping è un settore ancora molto giovane e per questo non regolato da normative chiare. Un fenomeno nato dal basso che ha anticipato quasiasi provvedimento e regolamentazioni. I tubi meccanici altro non sono che conduttori di elettricità collegati ad una resistenza. La moda del momento vuole che il prodotto migliore sia quello fatto in maniera artigianale, spesso in pochi esemplari. Privo però di qualsiasi certificazione o garanzia di sicurezza. Se a questo si aggiunge l’inesperienza – per usare un eufemismo – di molti neofiti o di “elettricisti improvvisati”, ecco che la possibilità di incidenti è dietro l’angolo. Si fa presto a dire “tubo” ma spesso ci si dimentica che il combinato disposto con una batteria e una resistenza può essere molto pericoloso. L'articolo Esplode tubo, studente ferito avvia causa contro modder sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  13. di Francesco Piccoli Sigelei presenta una nuova box: Swallowtail, letteralmente coda di rondine. La cosa che balza subito agli occhi sono i colori sgargianti. Varie striature multicolor che rendono la box molto particolare rispetto alle dirette concorrenti. Le quattro differenti tonalità variano dalle tinte più scure e violacee ai toni più chiari e luminosi, come il giallo e l’arancio. Il corpo della box è in acciaio e resina ed è interamente prodotta negli Stati Uniti. Alimentata da una batteria 18650, raggiunge i 77 watt di potenza. Legge resistenze sino a 0,1 ohm in modalità variwatt e 0,05 ohm in controllo temperatura. La particolarità del circuito di ricarica della Swallowtail sta nel fatto che attraverso l’apposito cavo usb si può ricaricare sino a 2,5 ampere, cosa inusuale per una box. Vista la concorrenza, a prima vista sembrerebbe un po’ elevato il prezzo consigliato di vendita al pubblico: 119 euro. Ma ogni singolarità, soprattutto all’inizio, si fa pagare. L'articolo Una coda di rondine nell’universo del vaping sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  14. di Stefano Caliciuri Modder contro negozianti; importatori contro distributori; cinesi contro italiani. Tutti i competitors della filiera del fumo elettronico almeno una volta si sono ritrovati a discutere di marcatura CE. Cosa presuppone ma, soprattutto, a chi spetta farla? Drip tip, box mod, tubi: sono esonerati o dovrebero avere il simbolo? La marcatura CE indica la conformità di un prodotto a tutte le norme comunitarie e direttive che prevedono il suo utilizzo: dalla progettaizone, alla realizzazione, sino allo smaltimento. In astratto, tutto ciò che è in libera vendita è vincolato ad almeno una direttiva europea, la numero 95 del 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti. Di conseguenza, in linea teorica, anche le cosidette box mod dovrebbero essere soggette a marcatura CE. In sostanza, il marchio CE non è sinonimo di qualità ma indica che durante la produzione è stata rispettata la normativa dell’Unione Europea in fatto di sicurezza. Spetta al fabbricante provvedere a dichiarare il proprio prodotto conforme alle norme. Il simbolo CE, infatti, altro non è che una autocertificazione con cui si dichiara di essere in regola con le prescrizioni comunitarie e con le norme di sicurezza. Se invece l’oggetto non è fabbricato entro il perimetro dell’Unione europea tale obbligo spetta all’importatore, anche se non coincide con il distributore. Nel caso di importazione (ad esempio batterie o atomizzatori prodotti in Cina) deve essere l’importatore che, prima della prima messa in commercio (anche se fosse verso un distributore nel caso sia diverso dall’importatore stesso), deve accertare la conformità alla direttiva. Qualora poi l’importatore vendesse a suo nome all’interno della UE, deve riemettere anche i documenti obbligatori previsti a cominciare dalla dichiarazione di conformità. Qualsiasi responsabilità relativa al prodotto marchiato comunque ricadrebbe sull’importatore. In conclusione, la marcatura CE non certifica nulla, non è un raggiungimento di un riconoscimento di qualità o una certificazione conseguita ma è semplicemente un adempimento obbligatorio basato su un’autodichiarazione da parte del fabbricante o dell’importatore. In gran parte dei casi la marcatura CE è totalmente a carico del produttore (o dell’importatore comunitario se il fabbricante è extra UE). La presenza del marchio CE presuppone soltanto che il prodotto è conforme ai requisiti essenziali di conformità e, ove previste, alle Direttive in materia di sicurezza, sanità pubblica, tutela del consumatore. Il marchio CE non è sinonimo di qualità, tantomeno di “made in Europe”: è una formalità obbligatoria e costosa con cui il produttore (o le apposite società di consulenza, ndr) dichiara la conformità alle regolamentazioni comunitarie ed al libero commercio. La mancanza di marcatura CE è sanzionata in maniera differente da Stato a Stato. In Italia si va da un minimo pecuniario di 250 euro, ad un massimo di 6 mila euro, sino alla detenzione in caso di immissione in commercio di prodotti pericolosi non marchiati. L'articolo Marchio CE, l’autodichiarazione più discussa (e discutibile) di sempre sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine
  15. di Barbara Mennitti Sarà pubblicato sul numero di febbraio della rivista scientifica Nicotine & Tabacco Research lo studio condotto da un pool di ricercatori prevalentemente americani sull’esposizione alla nicotina e a determinati cancerogeni e sostanze tossiche nei fumatori che sono passati alla sigaretta elettronica. A guidare l’equipe scientifica è stato Maciej L. Goniewicz del Roswell Park Cancer Institute di Buffalo negli Usa e della Università di Medicina della Slesia in Polonia. Gli altri cinque ricercatori provenivano dagli stessi istituti e dalla University of California di San Francisco. Il loro scopo era di verificare se i vaporizzatori personali mantengono la loro promessa: somministrare nicotina senza le sostanze cancerogene contenute nelle sigarette. Per farlo i ricercatori hanno misurato con regolarità la presenza di sette metaboliti della nicotina e di 17 biomarcatori di esposizione al fumo di tabacco nelle urine di 20 fumatori, prima e dopo che questi passassero per due settimane ad una sigaretta elettronica del modello pen-style M201. I biomarcatori erano metaboliti delle 13 principali sostanze cancerogene e tossiche del fumo di sigarette. Dei fumatori presi in esame, poco meno della metà – il 45% – ha utilizzato solo la sigaretta elettronica, mentre il restante 55% ha alternato l’ecig alla sigaretta. L’esame ha dimostrato che i livelli di nicotina nelle urine rimangono pressoché invariati dopo il passaggio dal fumo al vaping e inoltre nel corso della sperimentazione i partecipanti hanno riportato una diminuzione dei sintomi di astinenza e della voglia di fumare. Questo vuol dire che la sigaretta elettronica è efficace per somministrare la nicotina e vuol dire anche – si legge nello studio – che “poiché la nicotina è la sostanza contenuta nelle sigarette che crea dipendenza dal tabacco, la capacità di fornire costanti livelli di nicotina ha implicazioni importanti per la potenziale efficacia delle ecigarette come strumento di riduzione del danno”. Ma la cosa più importante, forse, è che tutti gli altri biomarcatori sono diminuiti significativamente, molti già dopo la prima settimana di utilizzo dell’ecig. Tanto che i ricercatori concludono: “Dopo essere passati dal tabacco alla sigaretta elettronica, l’esposizione alla nicotina rimane invariata, mentre quella a determinati cancerogeni e sostanze tossiche è significativamente ridotta”. Insomma, questo studio, sebbene – come riconoscono gli stessi autori – sia limitato ad un unico modello di vaporizzatore personale e misuri la presenza solo delle principali sostanze tossiche e cancerogene presenti nel tabacco, dà sicuramente risposte importanti sulla sigaretta elettronica. L'articolo Studio scientifico rivela l’efficacia della sigaretta elettronica sembra essere il primo su Sigmagazine. Visualizza l'articolo completo su Sigmagazine