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  1. di Stefano Caliciuri Verrà lanciato sul mercato ufficialmente lunedì 19 febbraio. E’ il nuovo atomizzatore progettato e realizzato da Puff in collaborazione con Alias interamente Tpd compliant. Primo atomizzatore in Europa ad essere totalmente antisgocciolamento grazie ad una intuizione innovativa della casa di Moncalieri: una sorta di guaina che si richiude nel momento in cui si ritrae l’ago del flacone di ricarica, impedendo dunque al liquido di fuoriuscire anche in caso di ribaltamento. Il tank No Leak contiene sino a 3,5 ml con diametro da 22 mm, è provvisto di un sistema di ricarica antispargimento che assicura e garantisce automaticamente protezione per i bambini, come da direttiva 40/2014 recepita in Italia dal Dlgs 6/2016. L’Alias No Leak utilizza la tecnologia NoLeak Inside, frutto di mesi di ricerca e sviluppo per trovare la migliore tecnica leakproof (e di conseguenza childproof) adattabile ad ogni tank sul mercato. “Crediamo sia un enorme passo avanti nel mondo del fumo elettronico – commenta con orgoglio l’ad Umberto Roccatti – una tecnologia che migliorerà la vita di ogni svapatore, in termini di facilità e sicurezza di ricarica, ad un prezzo davvero super accessibile e performance degne di atomizzatori ‘leader’ sul mercato“. L'articolo Alias No Leak: innovazione italiana, rivoluzione europea sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  2. di Barbara Mennitti Il divieto di fare pubblicità alla sigaretta elettronica ha i suoi effetti. Che però sono negativi, almeno secondo uno studio pubblicato dall’americano National Bureau of Economic Research e condotto, fra gli altri, da Dhaval M. Dave della Bentley University. In particolare l’impossibilità di promuovere l’ecig sui canali televisivi riduce di circa il 3 per cento il numero di fumatori che avrebbero smesso, percentuale quantificata in 105mila fumatori. Il dato si riferisce al periodo fra il 2013 e il 2015, periodo in cui i ricercatori hanno osservato un campione di 25mila fumatori, registrandone le abitudini di fumo, gli eventuali tentativi di smettere, i metodi utilizzati e i tassi di riuscita. Il mezzo televisivo, spiegano gli autori dello studio, è particolarmente efficace sui giovani adulti, cioè su quelli di età compresa fra i 18 e i 34 anni, perché è fra loro che si registra il maggior successo nella cessazione dal fumo. I fumatori con più di 35 anni, seppure rispondano alla suggestione degli spot televisivi, tendono a ricadere più facilmente nell’abitudine. Lo studio aggiunge che, se nel periodo preso in considerazione la Food and Drug Administration non avesse cominciato a mettere mano ad una regolamentazione del vaping che minacciava l’esistenza di molte aziende del settore, le pubblicità di sigarette elettroniche in Tv avrebbero raggiunto quelle delle altre terapie sostitutive a base di nicotina. Questo avrebbe aumentato del 10 per cento il numero di coloro che smettono di fumare, cioè 350mila persone in più. Secondo lo studio del National Bureau of Economic Research, dunque, rimane la televisione il canale maggiormente in grado di attirare i fumatori verso uno strumento di riduzione del danno. L'articolo Sigarette elettroniche, vietare la pubblicità incentiva i fumatori sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  3. Squonkare, voce del verbo svapare

    (tratto da Sigmagazine #6 gennaio-febbraio 2018) di Simone Schifeo L’esponenziale successo riscosso ultimamente dai sistemi bottom feeder ha fatto sì che la loro produzione sia passata dalle mani degli artigiani a quelle dell’industria occidentale e da poco tempo anche orientale. Con questo salto il sistema si è evoluto tanto: si è passati dalle prime “scatolette” rudimentali composte da fili, molle, piastrine di contatto e una tazza forata a sistemi sempre più efficienti gestiti ed ottimizzati da circuiti elettronici e sistemi ibridi semi-meccanici. Ad oggi possiamo classificare i tipi di device bottom feeder in tre macro gruppi: meccanico, semi-meccanico e regolato. Per sistema meccanico intendiamo semplicemente quel circuito che viene chiuso con un’azione, appunto, meccanica. In breve, la pressione di un interruttore chiude il circuito dando il via a quel flusso di corrente che permette alle resistenze degli atom di scaldarsi con il passaggio di corrente all’interno, arrivando alla temperatura di evaporazione dei liquidi che, diventando vapore, permettono di svapare. Nel tempo questi sistemi meccanici si sono evoluti di pari passo con lo svapo. Fino a qualche anno fa bastavano dei semplici fili e degli interruttori con carico massimo di pochi Ampere per rendere il sistema efficiente. Oggi, con l’utilizzo di fili sempre più spessi e di atomizzatori progettati per l’abbondante produzione di vapore, questi sistemi si sono dotati superfici di passaggio della corrente sempre più spesse, la cosiddetta lamella che ha sostituito quasi del tutto i classici cavi elettrici all’interno delle box. Seguendo il trend che porta i vaporizzatori ad essere sempre più piccoli e leggeri, le lamelle giocano un ruolo fondamentale, perché hanno permesso di ridurre sempre più gli ingombri. Per contro le molle di fusione sono scomparse e le piastrine di contatto sono diventate molto più spesse di un tempo. Questo è andato a discapito della sicurezza di questi sistemi, che devono infatti essere utilizzati solo da un’utenza molto esperta, in grado di costruire build adatte alla portata di scarica delle batterie, tenendo presente che l’erogazione è direttamente proporzionale alla carica della batteria. Dunque servono build che riescano a vaporizzare il liquido evitando di raggiungere temperature troppo alte nelle camere di evaporazione, cosa che pregiudicherebbe la resa dell’intero sistema. Purtroppo la tendenza è quella di ideare mod sempre più piccole a scapito della sicurezza: sono già da un po’ spariti fusibili e molle di carico che in caso di corto andavano a collassare su loro stesse, aprendo il circuito. I pro di questo sistema sono la facilità di utilizzo e la poca manutenzione che richiedono: per tenerle efficienti basta pulire periodicamente punti di trasporto della corrente e punti di contatto, senza mai dimenticare che è necessario controllare periodicamente l’integrità di tutti i componenti per garantire la sicurezza nell’utilizzo. Ricordiamo in ogni caso che si tratta di oggetti rivolti ad un’utenza esperta, che conosce bene tutti i rischi del caso. Con semi-meccanici si intendono tutti quei sistemi che sono alla stregua di un circuito meccanico ma che integrano nel circuito delle piccole sicurezze o dei componenti elettronici. Essi sono strutturati come i meccanici dove però la chiusura del circuito avviene grazie a degli switch su sistemi elettronici e non con la pressione meccanica di un interruttore. Ultimamente si parla tanto di box con mosfet, che altro non è che un componente elettronico che chiude il circuito senza “sofferenza”, come si dice in gergo. In questo caso si tratta di un pulsante fisico posto sulla scheda elettronica. Il vantaggio di questo tipo di sistema è la quasi totale assenza di manutenzione, a parte il solito controllo periodico di tutti i componenti che garantiscono il buon funzionamento del circuito. Pur essendo anch’essi rivolti ad utilizzatori esperti e consapevoli, i semi-meccanici – grazie ai circuiti con varie caratteristiche e features integrate –sono più user friendly dei sistemi totalmente meccanici. Molti device semi-meccanici, infatti, sono protetti da sistemi di blocco tasto, da limiti di erogazione e/o da sistemi di gestione della scarica e della carica residua delle batterie. L’ultimo, ma non per questo meno importante, sistema di svapo è il circuito elettronico. Si tratta di un sistema di gestione della potenza di erogazione alimentato dalle celle di una batteria. Questi sistemi, inizialmente denominati Vari-Volt o Vari-Watt, permettono all’utilizzatore di modulare, gestire e controllare l’erogazione della mod sulle resistenze dell’atom, permettendo al vaper di andare a intervenire direttamente sulla quantità di corrente fornita alle resistenze. Salvo malfunzionamenti, questo sistema ha dalla sua la quasi totale sicurezza nell’utilizzo della sigaretta elettronica, essendo munito dei vari controlli di resistenza, di polarità della cella, di temperatura e di cortocircuito. Nell’arco della sua evoluzione si è partiti da circuiti in grado di intervenire solo sull’intensità di erogazione, per arrivare alla possibilità di regolare la temperatura del calore sprigionato dalle resistenze con l’ausilio di parametri che rapportano il tempo di erogazione e la sua intensità alla resistenza dell’atomizzatore al tipo di filo utilizzato. In questo modo si riesce a regolare la temperatura della svapata nel tempo per evitare di raggiungere temperature troppo alte in camera di evaporazione, diminuendo il rischio di generare e successivamente inalare sostanze potenzialmente tossiche. Esistono tantissimi tipi di circuiti con sempre più funzioni integrate. Si va dalle utility, come il sopracitato controllo della temperatura, al monitoraggio in tempo reale di valori di potenza, resistenza e stato di carica delle batterie fino a infinite possibilità di personalizzazione della grafica, con l’ausilio di device che vedono da pochi mesi l’introduzione di schermi Lcd. L’evoluzione dei circuiti dedicati allo svapo è costante e velocissima. Dalla loro questi sistemi dotati di circuiti completamente elettronici hanno la sicurezza: si fermano in caso di cortocircuito, in caso di surriscaldamenti anomali o in caso di resistenze troppo basse. E anche se la pratica del sub-ohm è di uso comune in qualsiasi sistema di svapo, è bene che il vaper alle prime armi si avvalga dell’ausilio di un circuito che gli garantisca il funzionamento perfetto del sistema. L'articolo Squonkare, voce del verbo svapare sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  4. di Stefano Caliciuri Hanno quindici giorni di tempo per togliere i liquidi di ricarica con nicotina dalle proposte di vendita on line o per eliminare i messaggi pubblicitari presenti nelle pagine virtuali. Altrimenti l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli provvederà a oscurarli. Il provvedimento è stato notificato ai diretti interessati a seguito di segnalazione. Nella lista compaiono quarantadue siti online, tra cui Svapoweb e Ribilio, marchi tra i più noti nel mondo del vaping. Questo è la Nota n. 20890 – Comunicazione violazione riscontrata 15_02_18 pubblicata da Aams con l’elenco dei siti sottoposti ad inibizione. L'articolo Liquidi con nicotina online, Aams segnala anche Svapoweb e Ribilio sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  5. di Stefano Caliciuri L’associazione nazionale dei vapers uniti (Anpvu) è pronta a sostenere qualsiasi iniziativa di protesta intrapresa da UniEcig qualora risultasse necessaria. Lo sostiene Carmine Canino, presidente Anpvu, che solidarizza con la campagna presentata da Antonella Panuzzo. “Seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione normativa – commenta Canino – che interessa la filiera del vaping italiano e con viva preoccupazione prende atto di quanto oggi affermato dalla presidente di UniEcig Antonella Panuzzo, la quale lamenta un grave deficit di comunicazione da parte delle autorità competenti a decidere rilievi di capitale importanza riguardo il futuro dello svapo in questo Paese. Anpvu è al fianco di Antonella Panuzzo e di UniEcig quando lamentano un incomprensibile e reiterato silenzio da parte di Aams su questioni di vitale importanza per un settore già gravemente colpito e danneggiato dagli ultimi interventi normativi. Un monopolio imposto a prescindere, senza un minimo di confronto con le varie associazioni di categoria, ha il sapore di un immeritato castigo da parte di Aams a tutta la filiera del vaping, compresi i milioni di consumatori che saranno irrimediabilmente costretti a tornare a fumare a causa dell’abnorme tassazione che gravando sullo svapo, lo rende automaticamente un bene di lusso non più accessibile a tutti, come dovrebbe essere la principale e universalmente riconosciuta arma contro il tabagismo. Apvu, associazione formata da soli consumatori, è pronta a collaborare con le altre associazioni di categoria per intraprendere le misure necessarie affinché il mondo della sigaretta elettronica non sia ancora una volta penalizzato a danno dei tanti nostri soci che grazie al vaping sono riusciti a liberarsi dalle catene del tabagismo. Siamo convinti e disponibili – conclude Canino – ad appoggiare anche noi, senza se e senza ma, qualsiasi azione di protesta che UniEcig decida di portare avanti per il bene e la sopravvivenza dell’intero settore”. L'articolo Consumatori al fianco dei negozianti sigarette elettroniche sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  6. di Stefano Caliciuri Non usa mezze misure Antonella Panuzzo, presidente di UniEcig, associazione che tutela i rivenditori specializzati in sigarette elettroniche. Se i vertici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non daranno seguito alla richiesta ufficiale di incontro, passerà alle vie di fatto attraverso una plateale dimostrazione di dissenso. Oggetto del contendere è la scrittura del Decreto che dovrà stabilire i criteri che i negozianti dovranno soddisfare per ottenere o mantenere l’autorizzazione alla vendita di prodotti liquidi da inalazione. La Legge di Stabilità, infatti, ha inserito i liquidi di ricarica per sigarette elettroniche nella lista dei prodotti sottoposti a Monopolio. Spetta dunque all’Agenzia nazionale decretare le modalità di autorizzazione alla vendita e di approvvigionamento. Aams ha tempo sino al 31 marzo. Considerando la contestuale campagna elettorale e il conseguente vuoto di potere politico, Aams è l’unico interlocutore formale con cui i negozianti possono interfacciarsi. Ma, visti i numerosi solleciti, ancora nessuno ha chiamato le parti te in causa per un confronto. “È intollerabile finire sotto monopolio senza che nessuno abbia mai sentito la voce dei lavoratori chiamati direttamente in causa dal decreto, ovvero i negozianti. Per questo ho mandato a tutti i vertici di Aams una formale richiesta di incontro – spiega Antonella Panuzzo – Ho dato come termine ultimo di disponibilità il prossimo lunedì 19 febbraio. Nonostante io abbia utilizzato la posta elettronica certificata e nonostante le pubbliche amministrazioni abbiano l’obbligo di risposta, sino ad oggi da parte loro c’è stato solo silenzio. Attenderò sino a tutto lunedì. Se ancora nessuno mi avrà dato risposta, mi sentirò obbligata e costretta a dar seguito ad una plateale azione di protesta“. Antonella Panuzzo non vuol anticipare di cosa si tratta perché “lo scopriranno presto. Anche se mi auguro di non dover far nulla perché vorrebbe dire che finalmente la nostra voce sarà ascoltata“. L'articolo UniEcig, ultimatum ad Aams: “Accetta confronto o protesta sarà plateale” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  7. di Barbara Mennitti È stato ribattezzato Vape Force One il bus che ieri ha circumnavigato la sede del Parlamento australiano a Canberra. Alla guida del veicolo, il cui nome fa il verso all’aereo che trasporta il presidente degli Stati Uniti, c’era il senatore conservatore Cory Bernardi, (ritratto accanto il bus nella foto Ap) deciso ad attirare l’attenzione dei colleghi sull’illogico divieto di vendita di eliquids con nicotina che ancora vige in Australia. Sulla fiancata del bus si legge, infatti, “Legalizzate il vaping” e “Abolite il divieto di vaping e salvate mezzo milione di vite oggi”. Un messaggio chiaro e diretto che Berardi ha rafforzato nelle diverse dichiarazioni alla stampa locale, definendo il divieto “illogico” e l’intransigenza del ministro della Salute, Greg Hunt, di stampo “ideologico”. Secondo il senatore conservatore, invece, la sigaretta elettronica è uno strumento che soddisfa la necessità di nicotina dei fumatori, riducendo drasticamente i danni alla salute. Inoltre, sottolinea Bernardi, l’ecig aumenta del 60 per cento le probabilità di riuscire a smettere di fumare rispetto alla cessazione improvvisa. “Bisogna sospendere la logica – ha commentato – per accettare la politica australiana sulle sigarette elettroniche”. Ricordando, fra l’altro, come il divieto sia inutile, visto che i vaper si riforniscono di liquidi con nicotina via internet dalla vicina Nuova Zelanda, che sul vaping ha adottato un approccio molto vicino a quello del Regno Unito. L'articolo Sigarette elettroniche, un senatore al comando del Vape Force One sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  8. di Stefano Caliciuri È singolare la scelta di un albergo di Milano di indirizzare i propri clienti all’utilizzo della Iqos, il riscaldatore di tabacco della Philip Morris. All’interno della struttura 50 Fifty House, tra gli hotel più esclusivi del capoluogo lombardo, sono collocati in bella evidenza sia i cartelli di divieto di fumo che quelli di sponsorizzazione della Iqos. Nella hall è presente un corner in cui gli ospiti possono prelevare un riscaldatore e utilizzarlo come kit di cortesia. Contattati telefonicamente, dalla direzione dell’albergo fanno sapere che è stato siglato un accordo di partnership con Pmi e che si consente l’utilizzo di Iqos perché, come da normativa, non è tabacco. Hanno anche aggiunto che si può svapare con i vaporizzatori tradizionali, quelli cioè comunemente chiamati sigarette elettroniche. E’ discutibile però che la scelta non venga presentata come pubblicità dell’azienda ma come una indicazione della direzione dell’albergo. Per chiarezza sarebbe stato preferibile che il messaggio fosse identificabile come comunicazione commerciale mentre in questo modo sembra una regola dell’hotel: “No smoking. Only Iqos”. Oppure, e forse sarebbe stata la cosa migliore, scrivere che nell’albergo è consentito l’utilizzo di tutti i devices di riduzione del danno, sigarette elettroniche comprese. L'articolo Singolare scelta di un albergo milanese: “No smoking. Iqos only” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  9. di Barbara Mennitti È una campagna in grande stile quella organizzata da Cancer Research UK, l’Istituto per la lotta contro il cancro del Regno Unito, nell’area metropolitana di Manchester. Lo scopo di questo progetto pilota partito il mese scorso è quello di promuovere la sigaretta elettronica come strumento per smettere di fumare, contrastando allo stesso tempo la disinformazione sul vaping. Secondo i dati di CRUK, infatti, nel 2017 solo il 13 per cento degli adulti sa che l’ecig è molto meno dannosa della sigaretta tradizionale e il 30 per cento dei fumatori ritiene che svapare equivalga a fumare in termini di rischi. Non è così e infatti la campagna si concentra sulla diffusione di tre informazioni chiave. Primo: le evidenze scientifiche dimostrano che la sigaretta elettronica è molto meno dannosa di quella convenzionale. Secondo: l’ecigarette non contiene tabacco, che provoca il cancro. Può contenere nicotina, che è una sostanza che dà dipendenza, ma non è responsabile dei principali danni alla salute causati dal fumo. Terzo: molti fumatori usano la sigaretta elettronica per smettere di fumare. Questi semplici messaggi sono stati ripetuti su manifesti affissi un po’ dappertutto: sugli autobus, alle fermate, presso le cabine telefoniche, nelle lavanderie pubbliche e nei luoghi di ritrovo. E allo stesso tempo è stata lanciata una campagna a pagamento sui social e sulle testate locali. L’area metropolitana di Manchester è stata scelta perché presenta un tasso di fumatori e un tasso di povertà più alto della media nazionale. Infatti il target per la campagna sono i fumatori fra i 25 e 55 anni che non hanno mai provato un’ecig, con particolare attenzione ai gruppi svantaggiati dal punto di vista socio-economico. Tutti i cittadini sono chiamati a fare la loro parte, affiggendo i manifesti e altro materiale informativo, scaricabile online. Questo progetto pilota per convincere i fumatori di Manchester a passare al vaping si concluderà il 18 febbraio. Il suo effetto sarà valutato attraverso una serie di sondaggi pre e post campagna. E se sarà servito a far capire ai fumatori che la sigaretta elettronica può salvare loro la vita, verrà probabilmente esteso a tutto il Paese. L'articolo La sigaretta elettronica non provoca il cancro e fa smettere di fumare sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  10. di Barbara Mennitti Si chiama Bat il nuovo kit proposto da Obs Technology Co., l’azienda di Shenzen specializzata dal 2014 in prodotti per il vaping e high-tech. E sono proprio le ali spiegate dell’animale notturno che i led colorati sulla box richiamano ad ogni pressione del bottone fire. Il led può essere settato in varie opzioni, tutte piuttosto vistose: si può infatti scegliere di avere sempre un unico colore (fra rosso, verde, giallo, blu, viola, ciano e bianco), optare per l’opzione random o per averne diversi in rapida successione. Estetica a parte, la mod ha una potenza che spazia fra i 7 e i 218 watt ed è alimentato da due batterie 18650, con indicazione di carica separato sullo screen. Pesa 180 grammi e le dimensioni sono 90 mm x 46 mmx 32 mm. Supporta resistenze che vanno da 0,1 fino a 2 ohm. Può essere utilizzata anche in modalità TC, con temperature che vanno dai 100 ai 315° centigradi. Sullo schermo a led sono inoltre indicati il numero e la durata delle inalazioni. È dotata di varie funzionalità di sicurezza come la protezione da cortocircuiti, da temperature troppo alte e da sovraccatico. La box è disponibile in nero, giallo, rosso, silver e azzurro. Il kit monta sulla mod l’atomizzatore da subohm Damo, in grado di contenere 5 ml di liquido. Costruito in vetro e acciaio inossidabile, ha diametro di 25 mm, altezza di 55 mm e pesa 49 grammi. Si carica grazie un foro a scomparsa posto in alto. Nel kit si trovano due resistenze, una da 0,2 ohm – consigliata per wattaggi fra 50 e 70 – ed una da 0,4 da utilizzare con settaggi più bassi (fra 35 e 45 watt). Oltre al cavo usb per la ricarica e gli aggiornamenti, vengono forniti, inoltre, un vetro, gli o-ring di ricambio e un adattatore 510. L'articolo Bat & Damo, da Obs una nuova proposta giovane e colorata sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  11. di Stefano Caliciuri La multinazionale Philip Morris ha diffuso i dati del 2017 evidenziando una crescita del giro d’affari trainata principalmente dai prodotti a rischio ridotto di cui fanno parte riscaldatori di tabacco. I volumi di vendita di quest’ultimi sono infatti quasi quintuplicati rispetto al 2016 superando i 36 miliardi di unità, riflettendo una crescita del fatturato del segmento RRP del 9 per cento a 3,6 miliardi di dollari, importo che rappresenta il 12,7 per cento dei ricavi del gruppo (900 milioni di dollari derivanti da Iqos). Il management della multinazionale ha stimato in circa 4,7 milioni i consumatori che hanno abbandonato le sigarette tradizionali a favore di quelle a basso rischio. Nel 2018 le previsioni dicono che i prodotti a basso rischio dovrebbero aiutare i ricavi a segnare un progresso dell’8 per cento, forti di oltre 600 milioni degli 1,7 miliardi di dollari di investimenti previsti, in crescita rispetto agli 1,5 miliardi del 2017. Dopo essere entrata in Giappone e in Italia, Philip Morris vuole ora aggredire il mercato statunitense. Ha sottoposto alla Food & Drug Administration due richieste separate: una per la commercializzazione di Iqos e una per la pubblicizzazione delle stesse come prodotti a rischio ridotto. Il cammino per l’approvazione della seconda istanza è quello più difficile ed ha già visto la bocciatura di alcuni “slogan” da parte degli advisor della FDA, parere che però non è vincolante alla decisione definitiva che arriverà nei prossimi mesi. L'articolo Philip Morris: da Iqos ricavi per quasi un miliardo di dollari sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  12. di Stefano Caliciuri Il pubblico ministero della Procura di Torino, sostituto procuratore Lidia Bergamasco, ha convalidato il sequestro della merce sottoposta a perquisizione nelle settimane scorse in un punto vendita di Torino. L’ipotesi di reato protocollata contro ignoti è pesante: contrabbando, così come previsto dall’articolo 291 bis Dpr 43/73. La merce, così come risulta da decreto di convalida, “è da ritenersi corpo del reato per cui si procede o comunque cosa ad esso pertinente”. Al fine di poter avviare e concludere le indagini, “la permanenza del vincolo reale è necessaria a fini probatori per consentire a questo Ufficio l’esercizio delle facoltà inerenti il diritto alla prova in ordine al reato ipotizzato, diritto alla prova che può esplicarsi unicamente nella fase dibattimentale“. Il sequestro, si legge sempre nel decreto, si rende indispensabile “per esercitare validamente l’azione penale supportata da un materiale probatorio completo, esausistivo e completo di tutti i riscontri obiettivi che dalla cosa in sequestro è possibile ricavare“. La merce sequestrata rimane custodita all’interno dei locali in cui è stata rinvenuta. “In relazione al sequestro – commenta Antonella Panuzzo, presidente UniEcig – ritengo che in fase di accertamento sapremo a chi sia ascrivibile questo reato fermo restando che se i negozi avessero effettivamente acquistato da deposito fiscale non avrebbero alcun obbligo aggiuntivo e quindi non possono essere ritenuti corresponsabili. Noi negozianti dovremmo avere la facoltà di acquistare in tutta sicurezza avendo normative chiare, come avviene in tutte le altre categorie merceologiche. Abbiamo più volte sollecitato Aams per un incontro chiarificatore proprio per evitare queste situaizoni. Siamo tuttora in attesa di essere ricevuti. Se non lo faranno in tempi brevi sarà nostro malgrado necessaria una azione di protesta“. L'articolo Liquidi sequestrati a Torino, ipotesi di reato è contrabbando sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  13. di Stefano Caliciuri Con i monopoli sui liquidi per le sigarette elettroniche – estesi anche a quelli puramente aromatici, che non contengono nicotina – lo Stato ha prodotto enormi rincari per gli acquirenti: a portare il caso all’europarlamento è il deputato europeo Lorenzo Fontana, vicesindaco di Verona e vicesegretario della Lega, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea per chiedere di fare luce sul carico burocratico e fiscale che, con l’ultima legge di Bilancio, è stato imposto al settore. Governo e maggioranza hanno infatti introdotto nel 2015 un’imposta di consumo sui liquidi, con rincari fino a 4,50 euro a flacone da 10 millilitri (450 al litro) e, più recentemente, forti limitazioni sulla vendita al dettaglio e divieto d’importazione con conseguenti rischi di sanzioni amministrative e penali per gli ignari turisti che si recano in Italia con la propria provvista di liquidi acquistata all’estero. Mosè Giacomello, presidente di Vapitaly la più importante fiera europea del settore che si tiene a Verona, ha sottolineato: “Ritengo molto importante che il tema della legislazione italiana sulla sigaretta elettronica sia stato sottoposto al vaglio della Commissione Europea e di questo ringrazio l’onorevole Fontana. Se, come crediamo, la Commissione metterà in luce le storture della nostra legislazione, allora sarà il caso di intervenire rapidamente per modificarle perché si mettono a rischio centinaia di negozi, migliaia di posti di lavoro e milioni di euro di entrate per lo Stato”. In vista della prossima edizione della manifestazione, Giacomello aggiunge: “Verona ospita Vapitaly, la principale fiera europea del settore e momento di incontro di tutti i professionisti del settore. Il prossimo 19 maggio Vapitaly aprirà nuovamente i cancelli di Veronafiere ad oltre 25 mila persone in rappresentanza di oltre 9 milioni di cittadini europei che hanno scelto il vaping come strumento di riduzione del danno da fumo. Mentre paesi come l’Inghilterra ritengono che il vaping sia la soluzione più efficace per smettere di fumare, in Italia si continua a privilegiare gli interessi delle lobby legate al mondo del tabacco”. L'articolo Sigarette elettroniche, Giacomello (Vapitaly): “L’Europa potrà salvarci” sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  14. di Stefano Caliciuri Dopo l’annunciato ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, anche la politica comincia a muoversi a livello europeo. Il deputato leghista Lorenzo Fontana ha formalmente chiesto alla Commissione europea presieduta da Jean-Claude Junker di esprimersi sulla imposizione fiscale italiana che grava sui prodotti liquidi da inalazione. Fontana, che è anche vicesindaco di Verona e visegretario della Lega, ha puntato il dito anche contro l’introduzione del reato di contrabbando, così come previsto dalle norme inserite in Legge di Bilancio. Secondo l’europarlamentare, così come si legge nell’interrogazione, il “glicole Propilenico e/o la glicerina ed aromi alimentari, che formano il liquido di ricarica per sigarette elettroniche, sono di libera vendita sul territorio dell’UE. A partire dal 2015 l’Italia ha introdotto un’imposta di consumo. Attraverso successive modificazioni, sono state introdotte misure sempre più restrittive al commercio di tali prodotti, distanziando sempre di più la legislazione nazionale da quella comunitaria. L’attuale normativa introduce delle limitazioni nella vendita al dettaglio dei liquidi con e senza nicotina, è soggetta ad autorizzazione dei Monopoli di Stato, vieta la vendita a distanza (sia nazionale che transfrontaliera), è soggetta ad imposta di consumo e l’importazione ed il possesso è considerato reato di contrabbando“. Tutto ciò premesso, la Commissione sarà tenuta a rispondere “se la Commissione ha ricevuto notifica dall’Italia in merito alle limitazioni alla Libera Circolazione e se tali limitazioni rientrino nell’ambito della discrezionalità del singolo Paese; se la Commissione ritiene tali limitazioni compatibili con il “Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea” ed in particolare con gli articoli relativi alla libera circolazione” e, in ultimo “come intende agire la Commissione per tutelare i cittadini dell’Unione che, trovandosi nel territorio italiano, possono essere soggetti a sanzioni amministrative e penali, per il semplice possesso di liquidi senza nicotina da inalazione ad uso personale“. “I controlli sanitari e fiscali su chi produce – commenta Lorenzo Fontana – sono fondamentali e necessari, come già previsto dalla direttiva europea TPD/2, ma sembra che, nel caso di specie, si sia ecceduto nel porre vincoli e nell’imporre costi, che si ripercuotono inevitabilmente sui consumatori. Non a caso la quasi totalità dei Paesi europei ha fatto scelte assai meno vincolanti“. L'articolo Sigarette elettroniche, l’Italia sotto la lente della Commissione europea sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine
  15. (tratto da Sigmagazine #6 Gennaio-Febbraio 2018) di Stefano Caldarone Si sente spesso parlare, nel mondo dello svapo, di liquidi ed aromi “organici”: un termine che, nonostante il significato incerto, ricorre tanto spesso nelle conversazioni tra appassionati e nelle vetrine dei rivenditori da chiedersi quanto sia effettivamente appropriato o lecito il suo utilizzo. In realtà, ciò che conta più di tutto è valutare il contesto in cui il termine “organico” viene utilizzato: una chiacchierata tra amici è infatti molto più libera da vincoli linguistici e normativi di un messaggio pubblicitario o un’offerta al pubblico. In lingua italiana, l’aggettivo “organico” indica genericamente qualcosa che ha rapporto con gli organismi viventi, animali o vegetali, ed è contrapposto a “inorganico”; è quindi un termine dal significato ampio ed incerto che, in relazione allo svapo, può significare tutto e niente. Nonostante ciò, i vapers hanno da lungo tempo adottato l’aggettivo “organico” per indicare i liquidi e gli aromi estratti direttamente da piante e frutti, al contrario dei “sintetici”, che sono quelli creati in laboratorio. A ben vedere, l’utilizzo del termine è improprio, perché anche gli aromi sintetici, da un punto di vista chimico, sono a tutti gli effetti sostanze organiche; ma i vapers non hanno incertezze nel comprendersi, avendo attribuito a questo termine un significato specifico che va al di là del semplice significato chimico: l’utilizzo improprio del termine “organico” è quindi assolutamente accettabile in una conversazione tra appassionati di ecig e non pone alcun problema. Ben diverso è il discorso quando il termine “organico” viene utilizzato da un produttore o un rivenditore. La descrizione di un prodotto alimentare, come sono i liquidi e gli aromi da svapo, deve essere conforme alle numerose norme nazionali e comunitarie, oltre che ai principi di buona fede nei confronti dei consumatori. A livello comunitario, gli aromi alimentari si suddividono in due grandi categorie: gli “aromi naturali”, estratti direttamente da materie prime esistenti in natura, e gli “aromi” (senza altra specificazione), che includono tutti gli aromi sintetizzati in laboratorio. La categoria degli “aromi natural-identici”, che includeva le molecole sintetiche identiche a quelle naturali, è stata eliminata dalla normativa europea ormai da diversi anni, e pertanto non è più utilizzabile. Non esiste, nella nostra normativa, una categoria degli “aromi organici”, e pertanto l’utilizzo di questo termine nell’elenco degli ingredienti è vietato dalla legge. Non è invece esplicitamente vietato utilizzare il termine su altre parti della confezione del liquido, oppure nelle comunicazioni commerciali, a patto che l’elenco degli ingredienti riporti correttamente la terminologia comunitaria (“aromi naturali” o “aromi”). Ma l’utilizzo dell’aggettivo “organico” da parte di un produttore o rivenditore è sempre sconsigliabile, perché è un termine che si presta a fraintendimenti, e quindi si rischia di carpire la buona fede del consumatore. Non è corretto infatti proporre al pubblico un prodotto da svapo “organico” lasciando intendere che la sua origine naturale rappresenti una garanzia di salubrità: un aroma estratto da piante o frutti non è automaticamente “più sano” di un aroma sintetizzato in laboratorio. Addirittura, è spesso vero il contrario: i prodotti di origine naturale possono contenere pesticidi, o anche semplicemente sostanze naturali tossiche, che invece non son mai presenti negli aromi sintetici. Oltre che carpire la buona fede del consumatore, l’utilizzo distorto del termine “organico” può senz’altro costituire un mezzo di concorrenza sleale e può quindi essere perseguito in sede civile dalle aziende concorrenti danneggiate. Ancor più grave è poi l’utilizzo, da parte del venditore, del termine inglese “organic”: il vezzo tipicamente nostrano di utilizzare, spesso a sproposito, parole inglesi invece dei corrispondenti termini italiani, può costituire un pericoloso boomerang che può esporre l’azienda anche a gravi sanzioni. Il termine inglese “organic”, infatti, non si traduce con l’italiano “organico”, ma indica molto precisamente quel prodotto che noi definiamo “biologico” o “bio”. La normativa italiana ed europea sui prodotti biologici è estremamente stringente, e richiede che il termine “biologico” sia utilizzato solo se l’intera filiera del prodotto, a partire dalle singole materie prime, sia stata certificata da un apposito ente esterno, da indicare obbligatoriamente sulla confezione. Le sanzioni per l’utilizzo fraudolento del termine “biologico” e del suo corrispettivo inglese “organic” sono pesanti e possono arrivare al divieto di commercializzazione del prodotto o l’obbligo di chiusura della linea produttiva (o, in caso di abusi particolarmente gravi e ripetuti, dell’intera azienda). In sintesi, l’utilizzo improprio, in ambito professionale, dei termini “organico”, “organic” e “biologico” andrebbe evitato accuratamente: non solo perché i consumatori hanno da tempo imparato a diffidare dei produttori che accompagnano i propri prodotti con descrizioni roboanti e non veritiere, ma anche perché si lede gravemente la credibilità dell’intero settore, che invece richiede ogni possibile sforzo da parte di tutti gli operatori per garantire trasparenza sulla qualità del prodotto, rispetto della concorrenza e correttezza d’informazione al consumatore. L'articolo Liquidi e aromi organici: esistono davvero? sembra essere il primo su Sigmagazine. Articolo importato automaticamente da Sigmagazine