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2017, l’Anno Zero del vaping


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(tratto da Sigmagazine bimestrale numero 1 marzo-aprile 2017)
di Stefano Caliciuri

Per il comparto del fumo elettronico il 2017 è da considerarsi l’Anno Zero. La definitiva introduzione della Direttiva europea sui tabacchi segna un punto di non ritorno: le regole finalmente sono scritte nero su bianco ma soprattutto hanno un ampio respiro. Non potranno più essere soggette cioè a variazioni o revisioni a partita in corso o con l’iscrizione repentina di un emendamento. Nel bene o nel male, piaccia o non piaccia, il comparto è stato dotato di un quadro normativo di riferimento come mai era accaduto.
Con un panorama limpido, le aziende produttrici potranno finalmente dedicare le loro risorse agli investimenti. Le somme fino ad oggi destinate al pagamento delle parcelle legali potranno essere dirottate nei capitoli di bilancio dedicati alla ricerca e sviluppo, consentendo l’apertura di nuove frontiere. Come ad esempio, il vaping terapeutico, ovvero l’utilizzo della sigaretta elettronica come coadiuvante o palliativo nella terapia del dolore o come strumento per veicolare determinati principi attivi.
bandiera-ue.pngIl fronte più oscuro su cui ancora incombe lo spauracchio politico riguarda la tassazione. Il legislatore, nel momento in cui percepisce uno spiraglio interventista in materia fiscale, non perde tempo ad attuare la pressione. Ogni tentativo di confronto e raffronto rischia di rimanere inatteso e inascoltato. L’assunto di fondo è sempre lo stesso: il legislatore deve decidere perché di questo deve dar conto. Non c’è alternativa: il blocco di maggioranza decide, il fronte di minoranza protesta. È il gioco delle parti, spesso una recita messa in piedi per accontentare il “gusto degli spettatori”, ovvero i cittadini-elettori che si sentono così difesi e rappresentati. Giustificando in questo modo anche la scelta elettorale espressa nel momento del voto. Così va il mondo e così, purtroppo, va la nostra società. Nell’ambito del vaping non accade mai che un processo sia lineare, ovvero che parta dal decisore (legislatore) e arrivi sino all’utente finale (consumatore) senza deviazioni. Una qualsiasi forma di protesta o di ribellione, negli anni della comunicazione di massa, parte dal basso, si sviluppa nel momento in cui il messaggio viene colto dall’ultimo anello della catena, ovvero dall’utente-consumatore. Questo però spesso accade quando il processo decisionale ha concluso il suo iter. In termini diversi – parafrasando Bauman – possiamo dire che la “critica della politica” abbia sostituito la “critica del politico”. In discussione non è più la singola scelta ma l’insieme delle regole.
Il fumo elettronico si è trovato, suo malgrado, “uno contro tutti”. Una grande alleanza formata da multinazionali del tabacco, multinazionali del farmaco, classe politica, comunità scientifica, media. Manca però l’alleato più importante, quello che alla lunga potrà essere il vero ago della bilancia, colui cioè che, al di là di interessi di parte, prova sulla propria pelle le funzionalità e le potenzialità del dispositivo elettronico: il cittadino-consumatore, il vaper. Ovvero le centinaia di milioni di persone al mondo che nel volgere di un decennio alla parola “fumatore” potranno aggiungere il prefisso “ex”, trasformando così una massa di opinioni in una sola, grande, autorevole opinione di massa.

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